Mario Pagano Cimato
(29 agosto 1926)

     Il 6 luglio viene ritrovata nei pressi di Udine , dopo ricerche durate degli anni, la salma del Tenente Mario Pagano Cimato. L'articolo de Il solco narra le vicende del Tenente Pagano Cimato:

    E che fato avverso celò al nostro compianto la salma di questo giovane valoroso!
     L'epopea greca faceva combattere uomini e dei intorno alle salme degli eroi: chi farà combattere l'epopea italica, che dovrà sorgere e sorgerà dalla guerra nostra, intorno ai resti gloriosi degli eroi nostri.
     Ed eroe fu Mario Pagano Cimato e avventurosa fu la scomparsa della sua salma martoriata!
     Il 25 ottobre 1917, Egli era con il 23. battaglione del 12. Reggimento Bersaglieri, sul costone di quota 678, di fronte a Sdrenje.
     Due sezioni mitragliatrici e la V. e la VI. compagnia erano in prima linea, col mistero di fronte. Non conoscevasi la dislocazione del nemico e bisognava pure scovarlo, per trattenerlo, per ricacciarlo.
     L'artiglieria nemica martellava, arava, sconvolgeva il terreno. Mitragliatrici nascoste ad aeroplani a quota bassissima battevano il terreno e vietavano il passo. L'artiglieria nostra, già in ritirata, taceva.
     E bisognava Agire.
     Per prendere contatto col nemico il Comandante del Battaglione spinse delle pattuglie ufficiali alla ricerca. Una di queste era comandata da Mario Pagano, il quale, come narra un rapporto al Comando Supremo, fu grande per coraggio, per calma e sprezzo del pericolo. Uscito primo dalle nostre linee, e fatto segno, dopo appena duecento metri ad una violenta scarica di fucileria da parte di pattuglie nemiche, nascoste nell'intricato terreno, solo, innanzi ai suoi uomini, con supremo disprezzo della morte, superbamente avanzava.
     Ma fu in questo momento che una pallottola nemica gli fece saltare l'occhio sinistro. Non ristette. Con disperata volontà continuò ad avanzare incitando i suoi Bersaglieri a fugare con la baionetta le pattuglie nemiche. Poi, quando l'occhio rimastogli potè contemplare il tergo del nemico, cedè allo strazio, e cadde tra le braccia dei suoi soldati.
     Continua il rapporto! "Cosi in quei difficili e tristi momenti per l'eroico contegno del Tenente Cimato la nostra pattuglia fortemente decimata assolveva pienamente il còmpito affidatogli, con il sacrificio del suo Comandante e potè essere precisata la dislocazione sul costone di Sdrenje Slobokasi e in conseguenza potevansi spiegare più opportunamente le nostre truppe, per resistere vittoriosamente al vigoroso attacco sferrato dopo poche ore dal nemico".
     Il giovane Ufficiale svenuto non ebbe, per i terribili frangenti in cui trovavasi in quei giorni l'Esercito nostro, alcuna assistenza medica e per Kambresko fu trasportato ad Udine, ove fu ricoverato nell'Ospedale del Seminario e in una stanza isolata per pietà della Marchesa d. Costanza di Coloredo Mels, una delle più nobili figure della femminilità friulana, in quel tempo dama infermiera nell'Ospedale del Seminario.
     Una immediata e sapiente operazione della trapanazione del cranio avrebbe potuto salvarne la esistenza, ma il destino lo volle sacrare fra coloro, che son beati perchè, come disse D'Annuncio, per la patria morirono a vent'anni.
     Nell'Ospedale non vi erano chirurghi, perchè proprio poche ore prima i medici se ne erano partiti asportando tutti i ferri necessari per una operazione, e la nobile infermiera invano si aggirò disperatamente da un Ospedale all'altro per cercare di salvare quella fiorente ed eroica giovinezza.
     Sola nella notte, senza compagnia di alcuno, nella città oscura ed evacuata, ella girò. Un ufficiale tedesco, comandante di una pattuglia in perlustrazione, le chiese conto del suo girare, non sapendo spiegarsi come una donna a quell'ora, e in quel momento, a rischio della propria vita, attraversasse le vie della città, da tutti abbandonata. Ed ella anche da costui implorò invano che un medico dei primi reparti di occupazione si recasse subito ad operare un Ufficiale italiano tra i più gravi.
     Non ottenne nulla!
     Quando più tardi giunse il Capitano Medico tedesco si trovò nella impossibilità di medicare e di operare.
     Il processo infiammatorio avanzava e portò lentamente ed inesorabilmente alla fine il giovane ed eroico Ufficiale.
     La pietà della infermiera non conobbe limiti, ed al giovane delirante ed invocante i dolci nomi della mamma e del fratello rispose col disperato pianto di chi trovasi impotente a salvare una vita. Rievocando quelle tristi giornate la Marchesa di Coloredo, alcuni giorni or sono, ripeteva tutto il dolore disperato di quelle ore tragiche e narrava come con gravi sforzi impedisse che il povero Mario Pagano ed altri meno feriti di lui si accorgessero che l'Ospedale stava per essere preda delle fiamme, che in molti punti, anche vicini, distruggevano la bella citta.
     Fino al due novembre, a mattina, durò lo strazio di Mario Cimato. Poi mentre in quel giorno il suo spirito si ricongiungeva agli altri eroi della Patria il suo corpo rimaneva in attesa che le autorità tedesche disponessero per il seppellimento, al piedi della Cappella dell'Ospedale insieme ad altri cadaveri.
     Ma non vi erano affossatori, in quei momenti, e le salme si ammucchiavano nelle corsie, nei corridoi, dappertutto, senza che fosse possibile dar loro una qualsiasi forma di sepoltura. Solo la dama benefica si aggirava fra i cadaveri, impedendo che a loro fossero tolti gli ultimi indumenti che potessero farli conoscere nelle ricerche future.
     Finalmente la mattina del 7 novembre, su tre carrette, trainate a mano, i cadaveri, quasi ignudi, furono trasportati nel Cimitero improvvisato di Via Pirano. Ogni cortile, anche quelli delle scuole, servivano allora per cimitero!
     Ma il gran numero dei cadaveri impedì il seppellimento in quel luogo a quindici salme e fra queste a quella di Mario Cimato. Sicché, novellamente caricate alla rinfusa e senza casse come gli appestati di Milano, furono trasportate fuori della città, in un campo che era nei pressi di una Caserma, trasformata anch'essa in Ospedale; e nel cui cortile avevano trovata improvvisata sepoltura altri soldati italiani.
     Padre Bertoni, da Brescia, Carmelitano Scalzo ed eroico Cappellano e mutilato di guerra, fatto prigioniero al Tagliamento, dopo strenua lotta all'arma bianca con i Tedeschi, narra come solo gli fu consentito di benedire le salme, senza che potè assistere al loro seppellimento. Egli aveva notato fra le quindici salme quella di un solo Ufficiale dei Bersaglieri, con un'orribile ferita all'occhio sinistro.
     E vi riconobbe quello stesso, che prima che fossero trasportati via dall'ospedale, aveva frugato nelle tasche per trovarvi un segno di riconoscimento: quello stesso che una busta alquanto sgualcita designava per il Tenente Cimato. E ne scrisse il nome.
     Poi fece di tutto per segnare su un taccuino la precisa località della sepoltura, ma dopo poco tempo gli fu sequestrato e andò disperso. E quando il memore fratello Carlo Alberto, tornato dalla guerra, si dette alle ricerche, si trovò di fronte a discordi informazioni ed alla confusione generata dai nuovi nomi, che alle località avevano dato le autorità tedesche. Sembrava che non dovesse rimanere se non il conforto di venerare una memoria riposante in località sconosciuta. Ma, attraverso un accurato esame delle varie fonti informative, si potè precisare all'incirca la zona ove dové essere sepolto l'eroico fratello, e si recò in Udine. Il 5 luglio furono fatte inutilmente le ricerche presso i registri del Municipio di Udine, ma nulla vi era annotato. Ed allora si dette a riconoscere, posto per posto, le zone ove erano stati sepolti, nel novembre 1917, coloro che erano deceduti nella citta. Fra gli altri cimiteri irnprovvisati, fu visitato il Cimitero di Via Tirano, ove maggiormente convergevano le informazioni. Ma l'antico campo era scomparso, per costruzioni sopravvenute, essendo state tutte le salme di quel Cimitero, ivi comprese quella di un Tenente sconosciuto, esumate e trasportate, fin dal marzo 1919, al Cimitero Monumentale di San Vito. Prima ancora di ricercare in questa ultima località la salma del Tenente sconosciuto e farla riesumare - cosa che fu fatta in un secondo tempo per maggiori chiarimenti - si vollero visitare gli altri Cimiteri di guerra. E la sera del 5 luglio, in un Cimitero Contumaciale, lungo la via di Cividale, mentre morivano le ultime luci del giorno, una lunga sosta attardava il fratello dinanzi ad un cippo, su cui era scritto soltanto "Tenente". Fra le incertezze più dolorose e spasmodiche, nella confusione di informazioni contraddittorie, la voce del sangue chiamava insistente, sicché non si volle oltre procrastinare e fu deciso in quel momento - presenti il dott. Marcovich e la dott. M. Savini - la esumazione della salma sconosciuta. La mattina successiva, mentre davasi il primo colpo di badile, quasi favorevole presagio, il sole squarciò la fitta cortina di nubi che lo nascondeva, e posò un raggio sulla tomba, come per benedire l'opera sacra. E quando gli uomini giunsero alla fine dell'opera, il sole, in tutto il suo fulgore illuminò di gloria i resti dell'Ufficiale Caduto per la Patria.
     Incominciò quindi la tragica indagine per il riconoscimento. I resti indicavano il giovine aitante, di robusta conformazione, sano in tutte le parti del corpo: solo, nell'orbita dell'occhio sinistro, aveva intatti i segni letali del piombo nemico. Continuando le ricerche, nei punti precisi, ove intorno ai polsi ed al collo, sarebbero dovute essere, furono rintracciate le stellette di Ufficiale e i resti delle purpuree fiamme del Corpo dei Bersaglieri.
     Nessun dubbio era più possibile! Altri elementi vennero ancora alla luce e la salma del Tenente Mario Pagano Cimato fu così rintracciata!
     Nel pomeriggio del giorno 6, nel preciso istante in cui il fratello Carlo versando, tutte le lagrime della piena di uno straziante dolore, sollevava con pietose mani il teschio e lo componeva nell'urna, nella vicina Caserma di Cavalleria, in testa, le note della Marcia dei Bersaglieri salivano al cielo. E tergevano incosciamente, nella festosità delle note guerresche, le lacrime del fratello, quasi riconfondendo nella medesima vibrazione dell'etere l'ultimo grido dì battaglia del morente con la marcia del Corpo, per più diradare gli ultimi scrupoli e gli ultimi dubbi.
     Sparsasi nella città di Udine la notizia che fra le salme degli sconosciuti Caduti di guerra erano stati rintracciati i resti di un eroico figlio della forte terra di Abruzzo, furono, con nobilissimo slancio, la mattina del giorno 8, tributate alle amate spoglie solenni onoranze nella Chiesa del Cimitero Monumentale di S. Vito alla presenza delle Autorità Civili e Militari e delle Associazioni patriottiche.
     Ora, avvolta nel tricolore, coperta dei fiori che diuturnamente cittadini e dame friulane vi depongono, la Salma attende che torni nella città natia, ove l'ammirazione dei concittadini e la venerazione dei superstiti della grande guerra daranno l'omaggio dell'eterno ricordo al tenente Mario Pagano Cimato.



I resti di Mario Pagano Cimato onorati nella Cella Mortuaria del Monumentale di Udine

(Ingrandimento)



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