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GIULIANOVA (TE)
Presentazione del volume Li caliscinne

30 luglio 2009 - CULTURA

Venerdì 31 luglio alle ore 18,30 presso il Circolo Nautico "V. Migliori" al Porto Molo Sud, sul lungomare di Giulianova sarà presentato il volume di Hector Jacinto Cavone Felicione "Li Caliscinne (Tipiche bilance da pesca. Architetture senza architetti)" edito da Ricerche&Redazioni. Interverranno insieme all'autore: Pierangelo Guidobaldi (presidente Ente Porto Giulianova); Mauro Di Dalmazio (assessore regionale); Giandonato Morra (assessore regionale); Walter Catarra (presidente della provincia di Teramo); Marco Maria Ferrari (presidente Circolo Nautico "V. Migliori"). Curerà una relazione il direttore della "Rivista Abruzzese" Emiliano Giancristofaro. Sui contenuti del volume l'autore fa presente: "Ci siamo dedicati alla presente ricerca nel convincimento che le testimonianze del passato siano una fonte d’inesauribile insegnamento anche sotto il profilo tecnologico e possano suscitare preziose considerazioni sulle tappe che la tecnica va portando avanti nel suo sviluppo attraverso il tempo. In questa pubblicazione, abbiamo cercato di descrivere rudimentali macchine da pesca, li caliscinne, che da circa un secolo sono utilizzate dai pescatori di Giulianova e fanno parte integrante del panorama della costa giuliese. Oggi usiamo riferirci a questi apparati tecnici con l’espressione “archeologia artigianale”, per non dire “industriale”, ma sappiamo che essi avevano una valenza culturale più ampia di quella strettamente tecnica e materiale, perché rispecchiavano pure valori spirituali, quali intelligenza, razionalità e ingegno pratico della nostra gente. D’altra parte, queste “macchine”, per quanto spesso defunzionalizzate, aprono ancora ad interessanti riflessioni circa la capacità di costruire e arricchire il paesaggio, coniugando, come ci dice Eugenio Turri, “la coscienza ecologica con la propensione a difendere le identità e la memoria che vi sono riflesse”. Ci auguriamo che quanto siamo andati dicendo su queste espressioni di istintualità costruttiva e di intuito funzionale possa farci gustare un soffio di genialità primitiva e possa anche recare idee alle problematiche dell’architettura di complesso e raffinato impegno".


ABRUZZO
Pubblicazione del libro "La porta di ferro" di Nicola Catenaro. Storie di fantasmi, diavoli e licantropi tra i Monti della Laga

18 luglio 2009 - CULTURA

Sette racconti, alcuni dei quali prendono spunto da leggende e tradizioni abruzzesi, uniti dal comune denominatore della paura. Sette racconti uniti dal comune denominatore della paura e dal pensiero ossessivo che un sogno possa trasformarsi in un incubo per un errore umano o per un caso del destino, trascinando i protagonisti in un inferno senza ritorno. Sono le storie, quasi tutte ambientate in Abruzzo e in particolare tra i Monti della Laga, de La porta di ferro e altri racconti, seconda prova letteraria del giornalista teramano Nicola Catenaro. Il libro, dai prossimi giorni nelle migliori librerie abruzzesi e della provincia di Ascoli Piceno, esce per i tipi di Ricerche&Redazioni, la casa editrice teramana di Damiani&Marramà per la quale Catenaro ha già pubblicato due anni fa la raccolta di versi Grandangolo. Poesie e Canzoni. Il volume è il secondo della collana “Le Lettere”, diretta dal critico letterario Simone Gambacorta. Alcune delle storie raccontate nel libro (“La porta di ferro”, che appunto dà il titolo alla raccolta, e “Clara”) prendono spunto dalle leggende di chi abita alle pendici dei Monti della Laga, nel cuore di quello che oggi è il Parco nazionale del Gran Sasso, oppure, come nel caso di “Danza macabra”, s’ispirano a paure del Medioevo di cui in provincia di Teramo si conservano in maniera chiara le tracce (è famoso nella Cattedrale di Atri l’affresco “La danza macabra”). Ma oltre la paura c’è anche il volto inedito di una realtà provinciale calata in un teatro onirico che partorisce spettri, licantropi, diavoli e mostri: a volte appaiono insieme ai rimorsi suscitati da quelle azioni malvagie che la condizione umana, di per sé vocata all’errore e alla colpa, non sa e non può evitare; in altri casi assumono le sembianze crudeli dei capricci del destino, quel mendicante invisibile che con calma predatoria sa attendere le proprie vittime ai crocicchi dell’esistenza. Scrive Vito Moretti, scrittore e professore di letteratura italiana all’Università di Chieti, nel risvolto di copertina del libro: “I racconti si intrecciano in quest’unico nodo di allusioni e di tensioni, fra l’angoscia che un errore possa condurre irreparabilmente all’inferno e la certezza che la realtà vada sempre e comunque osservata al di là dei suoi squarci e delle sue laceranti fenditure, e con spirito di libertà e di riscatto, perché il tempo, come vi si legge, il tempo di noi uomini, è capace di mutare, di cambiare forma e, talvolta, di rigenerarsi, pur con la fragilità dei nostri aneliti e delle nostre scelte. Ecco, allora, che il mistero presente nell’esistenza dei protagonisti, invece di farsi cifra di ossessione e di rinuncia, induce lo scrittore ad una più larga consapevolezza e ad un giuoco di luci e di ombre che si fa soglia di congetture, desiderio di altre terre e occasione di una testimonianza tutta vibrante di persuasiva ed esemplare umanità”.
Scheda del Libro - Nicola Catenaro, La porta di ferro e altri racconti, Teramo, Ricerche&Redazioni, 2009, ISBN 978-88-88925-28-8, 19 cm, 80 pagine, € 10 (Le Lettere, Collana diretta da Simone Gambacorta - 2)

Nota biografica: Nicola Catenaro è nato a Teramo il 2 settembre 1971. Qui ha svolto gli studi classici e si è laureato in Giurisprudenza. Esperto di Comunicazione pubblica e istituzionale, esercita la professione di giornalista dal 1996. È autore di poesie, canzoni e racconti fantastici. Nel 2006 è risultato finalista del Premio Teramo con il racconto “La porta di ferro”, che dà il titolo a questa raccolta. Per Ricerche&Redazioni ha pubblicato Grandangolo. Poesie e Canzoni (2007).




GUARDIAGRELE (CH)
Presentazione del libro "La collina dei fuochi fatui"

7 luglio 2009 - CULTURA

Giovedì 9 luglio 2009 a Guardiagrele, presso il Piqua Cafè (Villa comunale) ore 21,30 organizzato dal mensile "La Terrazza" e dalll'OPEG (Associazione Operatori Economici Guardiesi) si svolgerà l'incontro con Emiliano D'Alessandro autore del romanzo storico: "La collina dei fuochi fatui" (Edizioni Solfanelli) con la partecipazione dell'editore Marco Solfanelli. Emiliano D'Alessandro e Marco Solfanelli parleranno del romanzo storico basato sulle vicende del soldato Salvatore Di Rado a Cefalonia, teatro dell'eccidio della divisione Acqui del Regio Esercito nei giorni che seguirono l'armistizio dell'8 settembre 1943. Seguirà il dibattito. L'incontro sarà moderato da Francesco Blasi del quotidiano "Il Centro" e direttore de "La Terrazza". Sarà possibile acquistare il libro nello stand allestito dalle Edizioni Solfanelli.




PESCARA
Il convegno "Pescara: frammenti di storia"

7 luglio 2009 - CULTURA

Martedì 7 Luglio 2009 presso il Museo Vittoria Colonna in Pescara Via Gramsci alle ore 17,00, si terrà un interessante convegno organizzato dalla Pro Loco di Pescara dal titolo: “Pescara: frammenti di storia”. L’iniziativa culturale intende mostrare un volto scomparso della vecchia Pescara: quello della cittadina le cui sorti furono indissolubilmente legate per secoli a quelle della piazzaforte militare fatta edificare dagli spagnoli (a sua volta realizzata sui resti delle fortificazioni medievali e bizantine). La peculiarità insita nel convegno in oggetto, è che verrà fatto un excursus storico dall’epoca normanna (1110 d.C.) al XIX secolo. L’epoca normanna verrà trattata dalla Prof.ssa Simonetta Longo, la quale riferirà sulla base di una documentazione inedita tratta dal suo testo: “Silvia Sambuceti (1095–1099). La conquista normanna della bassa valle del Pescara” (Edizioni Solfanelli, Chieti 2008). Mentre il periodo che va dal XVI al XIX secolo verrà affrontato dal prof. Enzo Fimiani con una relazione tratta da una sua pubblicazione: “Una città – piazzaforte del Mezzogiorno italiano: Pescara tra XVI e XIX secolo”. Verranno evidenziate le dure condizioni di vita alle quali erano costretti gli abitanti della piazzaforte, oppressi dalla malaria e da pesanti imposizioni fiscali. In chiusura, la relazione del dott. Enrico Trubiano, scrittore e socio della Deputazione di Storia Patria autore tra l’altro di alcuni testi su località abruzzesi: “La diocesi di Atri” (2005) e “Silvi la bellissima” (2007). Lo stesso illustrerà la figura di Giovan Girolamo I d’Acquaviva, duca d’Atri tra gli uomini più importanti dell’Abruzzo di quell’epoca, a partire dallo storico salvataggio della fortezza di Pescara dall’assalto turco (1566). Modererà gli interventi il dott. Antonio Martino. Prosegue l’attività della Pro Loco di Pescara volta a valorizzare la storia pescarese e le sue grandi potenzialità.
Per informazioni: Pro Loco Pescara - Piazza della Repubblica s.n.c. - Tel e fax 085 - 4225462




PESCARA
Presentazione del libro "La Rivoluzione contro il Medioevo"

20 giugno 2009 - CULTURA

Venerdì 26 giugno 2009, alle ore 21,00, l’Associazione "Terra Nostra" organizza presso il Caffè Vespucci di Pescara (Via Vespucci, angolo Via Bardet) la presentazione del libro "La rivoluzione contro il medioevo" (Edizioni Solfanelli) a cura di Pietro Ferrari, Massimo Micaletti e don Ugo Carandino. L’incontro sarà moderato da Gianluca Monaco, Presidente dell’Associazione "Terra Nostra".

Cosa vuol dire “medievale”? Cosa vuol dire “rivoluzionario”? Pietro Ferrari se lo chiede con questo saggio coinvolgente e affilato, e nella sua lucida ed impietosa critica della modernità, assume e conclude che il Medioevo e la Rivoluzione non sono fenomeni storici o culturali più o meno prossimi a noi. Sono piuttosto categorie dello spirito. Come si può pensare, allora, leggendo il libro di Pietro Ferrari, che la Rivoluzione sia una categoria dell’oggi mentre il Medioevo appartenga al passato? La Rivoluzione contro il Medioevo non è il pamphlet di un nostalgico, è piuttosto il canone argomentato e rigoroso di un intellettuale che propone un modello, non solo una weltanschauung, che possa ridare un senso, essere una sorta di bussola alla condizione smarrita dell’uomo contemporaneo. Nihil novi, direbbe qualcuno: Massimo Fini ha già fatto qualcosa del genere, e per molti versi Marcello Veneziani e Franco Cardini hanno in più scritti accennato riflessioni e spunti analoghi. Però Pietro Ferrari dimostra dov’è l’inganno, svela quello che la rivoluzione ha tatticamente e violentemente coperto, dà voce e memoria a momenti della storia che sono stati cancellati per motivi che ai più appaiono inspiegabili e che sono invece le ragioni stesse del delirio relativista che pervade il nostro tempo.

Pietro Ferrari è nato a Giulianova (TE) nel 1973. Laureato in Giurisprudenza alla Università di Bologna, è avvocato presso il Foro di Teramo. Ha pubblicato i saggi: "Le schegge invisibili" (Controcorrente, Napoli 2002), "Il grido dell'Europa" (Tabula fati, Chieti 2003), "Auto da fé dell'Occidente" (Segno, Udine 2004) e "La Rivoluzione contro il Medioevo" (Solfanelli, Chieti 2009).

Pietro Ferrari - "La rivoluzione contro il Medioevo" - Presentazione di Massimo Micaletti - Edizioni Solfanelli - [ISBN-978-88-89756-61-4] - Pagg. 112 - € 7,00




CIVITELLA DEL TRONTO (Teramo)
Presentazione del libro "Il nonno che scriveva libri" di Simone Gambacorta

10 giugno 2009 - CULTURA

Venerdì 12 giugno, alle ore 17, presso la Sala Polifunzionale del Comune di Civitella del Tronto (in Corso Mazzini) avrà luogo la presentazione del volume di Simone Gambacorta "Il nonno che scriveva libri. Carino Gambacorta nei ricordi del nipote", pubblicato dalla Casa Editrice teramana "Ricerche&Redazioni" in occasione del quindicesimo anniversario della morte di Carino Gambacorta. Interverrà lo storico Luigi Ponziani.

Frammenti di memoria che ritraggono un Carino Gambacorta tra pubblico e privato. A quindici anni dalla morte il Sindaco della "ricostruzione" è qui raccontato dagli occhi del nipote, in un viaggio dove il valore degli affetti si sposa con quello degli insegnamenti. L'immagine dell'uomo politico e quella dello storico si alternano a scorci domestici, nel segno di un'aneddotica dell'initimità che descrive con semplice profondità una delle figure più rappresentative dell'Abruzzo contemporaneo. Lontano da toni enfatici ed elegiaci, Simone Gambacorta dà corpo a un ritratto inedito di quel nonno che scriveva libri e che sapeva parlare col silenzio.




SILVI
Presentato il libro "La foglia e lu marusce..." di Vittorio Scordella

5 giugno 2009 - CULTURA

Riportiamo dal quindicinale Silvi15 del 4 giugno 2009 (sito Internet: www.silvi15.it) un articolo a firma di Leo Mazzone: "Giovedì 28 maggio u.s., presso la sala Consigliare del nostro Comune (di Silvi, ndr), c'è stata la presentazione ufficiale del libro "La foglia e lu marusce..." di Vittorio Scordella, nostro concittadino, Ispettore di Macchina, ora a riposo, dopo una vita trascorsa sui mari del mondo. Davanti ad una sala gremita di persone, ha condotto l'evento la dott.ssa Alessandra Di Giovanni, responsabile dell'Archivio Storico del Comune di Silvi. A seguire ci sono stati gli interventi del Sindaco Gaetano Vallescura, del giornalista Franco Costantini e dell'Editore Ianieri: ognuno, per la propria competenza, ha evidenziato il valore bibliografico, storico e culturale del libro che documenta uno spaccato della realtà silvarola negli anni che vanno dal duro dopoguerra ai nostri giorni. In primo piano, ovviamente, rivivono i pescatori con le loro barche, le loro famiglie e la dura vita del mare. Tutti individuati con i loro soprannomi rigorosamente in dialetto! Intorno ad essi si svolge la vita quotidiana con i vari personaggi: commercianti, artigiani, insegnanti e così via. E' un appassionato inno a Silvi che l'Autore rivolge e che vorrebbe che tutti noi condividessimo. Egli infatti ha auspicato, nel suo emozionato intervento, che la futura Amministrazione realizzi finalmente un Museo del Mare, un luogo non soltanto fisico dove le nuove e meno nuove generazioni riscoprano la proprie radici. Diversi tra i presenti hanno preso la parola per esprimere ammirazione e gratitudine a Vittorio per l'inaspettato regalo che offre a tutti i silvaroli con il Suo bellissimo libro, libro che a loro dire (giustamente) non dovrebbe mancare nelle nostre case! Il libro sarà in vendita in alcune librerie.




TERAMO
Gabriele D'Annunzio (di Carina Spurio)

4 giugno 2009 - CULTURA

“La passione vera non conosce l’utilità, non conosce alcuna specie di benefizio, alcuna specie di vantaggio. Vive, come l’arte, per sé sola. L’arte per l’arte, la prodezza per la prodezza, il coraggio per il coraggio, l’amore per l’amore, l’ebrezza per l’ebrezza, il piacere per il piacere.” (Cento…..e cento pagine del libro segreto).
Il personaggio più amato e ricercato del suo tempo: per amore dalle donne, per i debiti dai creditori, avrebbe dovuto chiamarsi Gabriele Rapagnetta ma suo padre, che era stato adottato dallo zio Antonio D’Annunzio e dal quale aveva ereditato non se l’era sentita di tradire il ricordo del suo benefattore e così lo registra all’anagrafe come Gabriele D’Annunzio. Gabriele nasce a Pescara il 12 marzo del 1863 in una casa in Piazzetta dei Fiori. La sua vivacità e intelligenza inducono il papà Francesco Paolo a provvedere ad un’adeguata educazione per questo lascia Pescara nel nell’anno 1874 a si trasferisce a Prato al Collegio Cicognini. Il giovane Gabriele legge libri proibiti, spesso finisce in punizione, si diverte ammiccando alle guardarobiere e studia quando gli altri dormono. Vuole avere tutto.
Adora le lodi, le lusinghe, la vita e la gloria. Già a 16 anni le donne belle sono la sua ossessione. Tornato a Pescara nel 1879, per le vacanze estive, porta con sé un quaderno di poesie, la famosa raccolta da titolo “Primo vere” che pubblica a spese del padre. “Primo vere” viene sequestrato ai convittori del cicognini per i suoi versi eccessivamente sensuali. La successiva estate, 1880, torna di nuovo a Pescara e così scrive:
"Mi diverto discretamente: faccio cavalcate di tre ore quasi ogni sera (è una delle mie passioni), nuoto, vò in gondola al chiaro di luna, ballo il mercoledì e il sabato, dormo, scrivo versi, faccio la corte alle Signore; forse perché son poeta e ho una selva di capelli ricciuti e due occhi da spiritato. Son curiose le donne…"
Lo stesso anno si vide pubblicare con sua grande soddisfazione un suo racconto (Cincinnato) nel Fanfulla della domenica. Concluse gli studi liceali nel 1881 e finalmente arriva alla capitale. Roma, la città giusta per le sue ambizioni. Si iscrive all’università ma non la frequenta, preferisce i salotti e le pagine dei giornali e viene accolto con gran piacere nella rivista degli intellettuali alla Cronaca Bizantina. A Roma, inizia il periodo della follia, frequenta le feste accompagnato da donne bellissime fino a quando nel 1883 sposa la duchessina Maria Hardouin. Gabriele era felice. Prima di tutto di essere lontano dai suoi creditori romani, felice di essere riuscito a rimandare il servizio militare e di aver iniziato a scrivere il suo primo romanzo “Il Piacere”. L’anno successivo al matrimonio nasce il suo primo figlio ma anche la sua prima relazione extraconiugale. Nel frattempo accumula debiti su debiti, decide che il giornalismo non lo soddisfa più soprattutto materialmente.
“Sì, quando io gioco, sento aumentare la mia propria vita,. Vivo come non mai. Tocco il limite sommo della mia forza, della mia libertà, della mia temerarietà. Chi disse che la vita è sogno? La vita è gioco. Ecco che c’ intendiamo. Io ho sempre vissuto contro tutto e contro tutti – non soltanto in fiume d’Italia- affermando e confermando…Ho giocato col destino, ho giocato con gli eventi, con le sorti, con le sfingi e le chimere.Dal tempo lontano di Montecarlo io serbo nella mia memoria certi volti di giocatori veri, senza guadagno, senza alcuna cupidigia di oro: sì, certi volti che non dimenticherò mai. Li rivedo in me con tutti i loto rilievi, come se pur ora io li lavorassi con la mia acquaforte segreta. Come diversi dai volti dei miei giocatori pescaresi, di Pescara città di Gioco, come il Vasto è città di Grazia! Li vide, li cercò, li mirò la mia fantasia tormentosa. Voglio ancora svelare ma a me stesso. Voglio dire come l’impronta della mia città natale sia stampata in me, e nel meglio di me, fieramente. Ricordare ricordare, voglio; e gettare la mia miseria nel gioco mortale.” (Cento…..e cento pagine del libro segreto).

Le donne continuano ad essere una parte importante della sua vita: “Io sono infedele per amore, anzi per arte d’amore quando amo a morte.” Ma l’altra metà era il mondo e lui voleva che il mondo sapesse di quanto egli stesso fosse capace di tutto. Eleonora ha cinque anni più di lui, la incontra per la prima volta a Roma nel 1882. Gabriele è giovane, pieno di riccioli, è appena arrivato dall’Abruzzo. La rivide di nuovo nel 1888 sul palcoscenico nelle vesti de “La signora delle camelie”, ma, l’incontro fondamentale e definitivo avverrà a Venezia nel 1894 e il loro tempestoso legame sentimentale durerà 10 anni. Nel 1900 D’Annunzio pubblica “Il fuoco”, romanzo autobiografico in cui il poeta mette a nudo la loro storia d'amore, la loro intimità. Divulga i loro segreti, scatenando critiche vivaci. Nel 1904 l’addio definitivo. Soltanto nel 1923, Gabriele le scrive: "Io ti amo meglio di prima", e conclude: "Ti bacio le mani tanto che te le consumo." La morte di Eleonora Duse “La Divina”, a Pittsburgh il lunedì di Pasqua del 1924, suscita in Italia una commozione enorme. D'Annunzio si rivolge a Mussolini affinché lo Stato provveda a far tornare in patria la salma. Devastato dal rimorso afferma: " E' morta quella che non meritai." Al Vittoriale, ancora oggi, è presente nella stanza chiamata l'officina una statua raffigurante il volto di Eleonora Duse che il Poeta soprannominò musa velata poiché abitualmente teneva la statua coperta da un velo per non provare dolore nel rivedere quell'immagine che la mostrava giovane e ancora bella. E lui stesso, dopo aver partecipato attivamente alla guerra in terra, sul mare e nel cielo trascorse gli ultimi anni della sua vita al “Vittoriale” in cui muore il 1 marzo del 1938.




CHIETI
Presentazione del libro "Raffaele Fraticelli. Voce di popolo" di Enrico Di Carlo

domenica 29 marzo 2009 - CULTURA

Verrà presentato lunedì 6 aprile, al Teatro Marrucino di Chieti (ore 17.30), il libro di Enrico Di Carlo Raffaele Fraticelli. Voce di popolo (Ed. Verdone). Allegato al libro è un Cd con liriche declamate dallo stesso Fraticelli. La serata, dedicata al poeta per il suo ottantacinquesimo compleanno, è organizzata dall’associazione culturale teatina “Semprevivo”. Interverranno, oltre all’autore, l’arcivescovo di Chieti, mons. Bruno Forte e il presidente dell’associazione Aurelio Bigi.

Nato a Chieti il 9 gennaio 1924, Fraticelli ha legato il suo nome per oltre trent’anni alla storia della Rai abruzzese. Quando, nel marzo del 1953, iniziarono ad andare in onda dagli studi di Pescara i primi programmi radiofonici, l’allora direttore Edoardo Tiboni pensò di creare delle trasmissioni domenicali che si occupassero, con tono spensierato, dei problemi relativi ai quattro capoluoghi regionali più Campobasso, in quanto il Molise faceva ancora parte amministrativamente dell’Abruzzo. Ogni capoluogo aveva, quindi, il proprio programma che andava in onda poco dopo mezzogiorno. A Fraticelli fu affidato il compito di condurre la trasmissione chietina che aveva per titolo “Il campanone”. In quella occasione, tre anni dopo, esordì la maschera di Zì Carminuccio (così chiamato dal secondo nome del suo creatore, Carmine). Personaggio ingenuo, o solo apparentemente tale, sin dall’inizio mostrò la semplicità dell’uomo di campagna in contrasto con le complicazioni burocratiche del centro urbano. Zì Carminuccio raggiunse consensi sempre più elevati quando, qualche anno dopo, la trasmissione prese il titolo di “Pe’ la Majella”, rievocatore di una tipica espressione locale. A febbraio e a giugno del 1966, Fraticelli fu invitato a partecipare, insieme ad altri colleghi pescaresi, allo spettacolo radiofonico “Attenti al ritmo”, condotto da Mike Bongiorno. Zì Carminuccio fece la sua ultima apparizione dai microfoni della Rai nel 1989 quando partecipò al programma “Canti d’Abruzzo”, condotto da Carlo Orsini. Ma Fraticelli non è solo la maschera di Zì Carminuccio. Da circa settant’anni, infatti, è “voce di popolo” con la sua straordinaria capacità di stare dalla parte di tutti, di elevare gli umili a protagonisti, di farsi cantore del dolore, della gioia, della quotidianità. Mons. Bruno Forte – nella presentazione – ha definito Fraticelli «Artista degli umili, Poeta di Dio: sospeso fra prossimità e trascendenza, fra la larghezza di umanità del suo cuore e lo slancio dell’adorazione e della fede che invoca». Un percorso di poesia e di fede che lo ha portato a tradurre, in versi dialettali, prima le pagine del Vangelo che raccontano della Passione, Morte e Resurrezione di Nostro Signore e, successivamente, quelle dedicate alla Madonna. Si è anche occupato di numerosi aspetti legati alla tradizione popolare della regione. Ha pubblicato, tra l’altro, La cucina de mamme, Giorni di festa e dintorni e Lu lópe (rappresentazione del miracolo di San Domenico a Pretoro). Fraticelli ha tradotto “pagine scelte” della Figlia di Iorio di d’Annunzio, in occasione del centenario dell’opera: lettura messa in scena la sera del 3 maggio 2004 al teatro Marrucino di Chieti. Cinque anni dopo il Marrucino si appresta ad accogliere nuovamente il poeta in una serata a lui dedicata. Il pomeriggio del 6 aprile, sul palcoscenico del teatro ove aveva debuttato nel luglio del 1944, il cantore della gente d’Abruzzo racconterà in poesia le tappe di una straordinaria carriera.




CELLINO ATTANASIO
Presentazione ristampa anastatica del “Saggio di Statistica Generale con applicazione al Comune di Cellino”

28 marzo 2009 - CULTURA

Oggi alle ore 10,30, presso l’Auditorium dell’ex chiesa di S. Spirito a Cellino Attanasio, verrà presentata la ristampa anastatica del libro “Saggio di Statistica Generale con applicazione al Comune di Cellino”, edito originariamente nel 1851 da Agostino Taraschi. Alla presentazione interverranno il sindaco di Cellino Attanasio, dott. Angelo Contrisciani, il prof. Adelmo Marino dell'Università di Teramo e lo storico dott. Sandro Galantini, cui si deve la cura del volume e il denso saggio introduttivo su Agostino Taraschi.

SCHEDA DEL LIBRO - Il canzanese Agostino Taraschi (1822-1833), dal 1849 sindaco di Cellino Attanasio, destinato a una brillante carriera negli apparati dello Stato borbonico ed esponente significativo della politica e della vita pubblica nel periodo postunitario, fu tra i pochi nel Primo Abruzzo Ultra, come veniva allora chiamata la Provincia di Teramo, a misurarsi con la statistica, una disciplina praticata e seguita ma non ancora assurta definitivamente a scienza. Frutto dei suoi studi accurati e di un robusto retroterra culturale, è un suo accuratissimo libro edito nel 1851, Saggio di statistica generale con applicazione al Comune di Cellino, riproposto in ristampa anastatica integrale dalla casa editrice teramana “Ricerche&Redazioni” con il sostegno del Comune di Cellino Attanasio. Restituito dopo oltre un secolo e mezzo alla fruizione generale, questo ponderoso volume, a suo modo unico e sinora conosciuto solo dagli studiosi più attenti e da pochi appassionati, offre alla nostra attenzione un quadro ampio e dettagliato di Cellino Attanasio e del suo territorio sotto il profilo storico, demografico, zootecnico ed economico, con notazioni interessanti sulle varietà vegetali allora presenti, sulle tecniche colturali più diffuse, sul sistema abitativo e sull’istruzione. Un raro cimelio bibliografico che reca un tassello di assoluta importanza per la ricomposizione della storia abruzzese ma anche di quella più generalmente meridionale..




PESCARA
L'oro dei cuochi pescaresi agli Internazionali d'Italia

venerd' 6 marzo 2009 - CULTURA

In occasione della nona edizione dei Campionati nazionali di Cucina – “Internazionali d’Italia esposizione culinaria” tenutasi dal 1 al 5 marzo a Marina di Massa Carrara, la squadra dell’Associazione provinciale Cuochi di Pescara si è aggiudicata la medaglia d’oro. Oro anche per Michele Ottalevi, responsabile della squadra pescarese, premiato come miglior capo team dell’edizione 2009. Il team abruzzese formato dal responsabile Michele Ottalevi e dagli shef Mario Rabottini, Gianluca Carrozzi, Vito Giansante e Vito Silvestri, con la collaborazione di Lucio D’Angelo, Enzo Piccirilli e Floriano Capraio ha convinto la giuria e i numerosi ospiti preparando un menù di quattro portate composto da ravioli di farina “Solina” farciti di alici e cicorietta selvatica di Campo Imperatore su crema di fagioli Tondino del Tavo emulsionata all’olio extravergine d’oliva dop aprutino-pescarese con riccioli di pecorino di Farindola e di peperone secco, rotolo di agnello farcito con uova e formaggio con parfait del suo fegato al mosto cotto e chips di patata di Avezzano, polpettina fritta su ristretto di pomodoro e basilico e chitarra di asparagi e carote all’aglio rosso di Sulmona profumata alla centerba Toro e parrozzo con cuore vivo di cioccolato e “Lingotto d’Oro d’Abruzzo” con cialda di miele di sulla e spuma di ratafià. Gli sponsor che hanno reso possibile l’importante risultato: pastificio Delverde, Oleificio Capo, Aprutina Carni, Quartiglia, confettificio William Di Carlo e il Consorzio DOP Aprutino Pescarese. “Il prestigioso risultato è frutto di un lavoro di squadra che dura da oltre un anno - dichiara Lorenzo Pace, nel congratularsi con la squadra che ha partecipato al Concorso culinario - Quando infatti il compito di esprimere la cucina di una regione straordinaria come l’Abruzzo è affidato a un’Associazione provinciale di Cuochi, il cibo diventa sinfonia del gusto e i piatti sono arte, nel senso più classico del termini. La compagine di professionisti, di grande esperienza e maestria fatta di manualità, creatività e inventiva, non propone “semplici” pietanze ma veri e propri capolavori”. “La cucina non è un semplice insieme di nutrimenti e sapori ma esprime la storia e la civiltà di un territorio, del quale utilizza la sapienza e i prodotti che incantano il palato e lo solleticano come fossero sirene del gusto - sottolinea il responsabile team Michele Ottalevi – Abbiamo utilizzato i migliori prodotti abruzzesi, valorizzandoli al massimo in modo da esaltare i sapori. Un vero successo per la gastronomia abruzzese.”




CONEGLIANO (TREVISO)
Treviso celebra oggi Giannina Milli

Venerdì 27 febbraio 2009 - CULTURA

Organizzata dall'Associazione Lirica "Pier Adolfo Tirindelli" di Conegliano (Treviso), si svolge oggi una serata dedicata alla poetessa teramana Giannina Milli alla quale a rappresentare Teramo e la Biblioteca Provinciale "Melchiorre Delfico" è prevista la presenza dello storico Marcello Sgattoni. Alla serata interverranno per un saluto il Presidente dell'Associazione Maurizio Di Marzio, che è abruzzese, e per una breve prolusione sugli aspetti musicali il Maestro Davide Da Ros (pianista e cultore della Romanza da Salotto). Verranno eseguite alcune ispirate pagine ottocentesche per canto e pianoforte su testo della Milli. Renato Toffoli, vice-presidente dell'associazione che nella sua storia quasi trentennale si è prefissa la valorizzazione degli artisti ingiustamente dimenticati, spiega le ragioni particolari di questa scelta: "L'attenzione particolare ai poeti minori ha fatto scorgere la trascuratezza della Storia della Musica verso la Romanza da Salotto e la sua importanza sia nel processo di unificazione culturale dell'Italia sia nell'emancipazione della donna. Alla donna come esecutrice si erano dati nell'Ottocento senz'altro posti di rilievo, ma come autrice di composizioni musicali per niente. Ma quando pensiamo alla Romanza da Salotto (come a tutte le forme di scrittura musicale abbinate ad un testo) il compositore si fa interprete e la composizione che ne sorge è nella sostanza di due autori pur nella sua fattiva filtrazione. Allora la ricerca, perché tutto da essa si è mosso, si è spostata un po' dai poeti minori ai poeti trascurati, e chi più delle donne? Basti pensare a Francesco Paolo Tosti che la confina in un angoletto insignificante nella sua produzione. Poi invece si scopre che ci sono compositori meno studiati che invece un rapporto artistico proficuo hanno ottenuto con scrittrici di più o meno chiara fama e qui vi rientra a pieno titolo Giannina Milli".




ABBATEGGIO (PE)
Apre ad Abbateggio il primo Ecomuseo del Paleolitico

venerdì 27 febbraio 2009 - CULTURA

Oggi viene presentato nella sala Figlia di Jorio il progetto di realizzazione di un Ecomuseo del Paleolitico nella valle Giumentina, che è il primo del genere realizzato in Italia. Il progetto, giunto alla conclusione, è stato promosso dal Sindaco di Abbateggio Antonio Di Marco con il concorso del Parco nazionale della Majella, ed è stato realizzato grazie ad un finanziamento della Cipe, e ad un mutuo contratto dal comune stesso. I particolari del progetto vengono oggi illustrati dal sindaco, dall'assessore provinciale alla cultura e turismo Paolo Fornarola. Intervengono per la Sovrintendenza archeologica dell'Abruzzo Andrea Staffa e Silvano Agostini quali consulenti scientifici del progetto. Sarà presente anche il progettista dell'ecomuseo, l'architetto Santino Iezzi.




ABRUZZO
Esce in edicola un DVD dedicato all'Abruzzo

25 febbraio 2009 - CULTURA

Bella iniziativa editoriale del 'Corriere della Sera', che presenta giovedì 26 in allegato al quotidiano un DVD realizzato in altissima definizione dedicato all'Abruzzo, della serie 'Magnifica Italia'. Il video è stato realizzato, tra gli altri, con la collaborazione di Abruzzo Promozione Turismo e della Soprintendenza per i beni archeologici di Chieti, insieme ai musei nazionali Villa Frigerje La Civitella, del Parco nazionale d'Abruzzo, del Parco nazionale della Majella. Il video, dalle immagini spettacolari (con riprese da un elicottero) esalta gli aspetti turistici e culturali della nostra regione. Fa corredo al video una bella guida turistica illustrata del Touring Club Italiano, dove sono presentati gli itinerari che fanno parte del video, con un corpo di notizie e informazioni utili al turista che intende visitare la nostra bella regione.




TERAMO
Il libro-scandalo di Mariasara Cielo 'Oggi sono nata sola'

5 febbraio 2009 (#0048) - CULTURA

Ha suscitato un certo clamore nei giorni scorsi la pubblicazione a Teramo di un libro-denuncia, 'Oggi sono nata sola', di cui è autrice una ragazza teramana (si presenta con lo pseudonimo di Mariasara Cielo) che ha lasciato la città d'origine e vive attualmente a Roma. La sua storia vera si ispira ad un diario che l'autrice ha cominciato a scrivere nell'adolescenza, e nel quale ha racchiuso i suoi tormenti interiori: la solitudine, il conflitto con la madre, e l'anoressia che si trasforma in bulimia. Leggiamo dal prologo del libro: "Io sono la vittima e l’aguzzina di mia madre e di me stessa. Non so se la mia sia stata un’adolescenza rubata o un’adolescenza venduta. Ho ventidue anni e odio il mio corpo, passato di braccia in braccia in una città di cui conosco più le camere da letto che le strade. Da troppi anni mi lavo con le saponette rubate negli alberghi. Faccio quattro docce al giorno ma quell’odore non va via. Odore: nome maschile numero plurale.” Mariasara per sfuggire ai suoi tormenti passa da un letto all'altro concedendosi a uomini che prendono senza chiedere. Nel libro i personaggi non vengono citati, ma di loro si può intuire qualcosa, ed ecco quindi che l'uscita in libreria provoca un vespaio. L'autrice teramana ha scritto una lettera aperta ad un quotidiano locale, sfogandosi: “Mi ritrovo a dover scrivere una frase che non avrei mai creduto di pronunciare: ho pestato i piedi a troppa gente...”. Del discusso libro, per il quale qualcuno è arrivato a chiedere il ritiro dalle librerie, pubblichiamo una recensione di Carina Spurio (SCHEDA DEL LIBRO)
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PESCARA
Presentazione del libro 'Io mi ricordo'

Sabato 31 gennaio 2009 (#0045) - CULTURA

Verrà presentato sabato 31 a Pescara presso la Libreria Libernauta (via Teramo 27) alle ore 17.30 il libro 'Io mi ricordo' (Edizioni Tabula fati) di Paolo Ferro, scrittore esordiente di Avezzano. Chi conosce l'emozione di viaggiare nel tempo della propria biografia sfogliando un album di vecchie fotografie, la ritroverà leggendo questo romanzo della memoria dal tono lirico e intimista. L'autore è un artigiano che usa il filo dei ricordi per rilegarne le pagine, per tessere storie di mondi invisibili, fiabe e leggende; che ogni tanto si fa cantastorie per intonare canzoni e nenie popolari o per raccontare di quando l'Amore arrivò sulla Terra, portato dalle stelle e dal vento. Paolo Ferro è nato ad Avezzano nel 1965. Scrittore esordiente, laureato in Economia e Commercio, sta ultimando gli studi di Scienze motorie e di chitarra classica presso il Conservatorio musicale di Pescara. Ha lavorato come speaker radiofonico in varie emittenti. Come pittore ha partecipato a esposizioni individuali e collettive. Impegnato nel sociale, la sua attuale professione è quella di allenatore di calcio. Alla presentazione del libro sarà presente l'editore Mario Solfanelli.
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CONEGLIANO (TREVISO)
Treviso celebra Giannina Milli

Venerdì 23 gennaio 2009 (#0039) - CULTURA

Per il prossimo 27 febbraio è stata organizzata dall'Associazione Lirica "Pier Adolfo Tirindelli" di Conegliano (Treviso) una serata dedicata alla poetessa teramana Giannina Milli alla quale a rappresentare Teramo e la Biblioteca Provinciale "Melchiorre Delfico" interverrà lo storico Marcello Sgattoni. Nella serata interverranno per un saluto il Presidente dell'Associazione Maurizio Di Marzio, che è abruzzese, e per una breve prolusione sugli aspetti musicali il Maestro Davide Da Ros (pianista e cultore della Romanza da Salotto). Verranno eseguite alcune ispirate pagine ottocentesche per canto e pianoforte su testo della Milli. Renato Toffoli, vice-presidente dell'associazione che nella sua storia quasi trentennale si è prefissa la valorizzazione degli artisti ingiustamente dimenticati, ci spiega le ragioni particolari di questa scelta: "L'attenzione particolare ai poeti minori ha fatto scorgere la trascuratezza della Storia della Musica verso la Romanza da Salotto e la sua importanza sia nel processo di unificazione culturale dell'Italia sia nell'emancipazione della donna. Alla donna come esecutrice si erano dati nell'Ottocento senz'altro posti di rilievo, ma come autrice di composizioni musicali per niente. Ma quando pensiamo alla Romanza da Salotto (come a tutte le forme di scrittura musicale abbinate ad un testo) il compositore si fa interprete e la composizione che ne sorge è nella sostanza di due autori pur nella sua fattiva filtrazione. Allora la ricerca, perché tutto da essa si è mosso, si è spostata un po' dai poeti minori ai poeti trascurati, e chi più delle donne? Basti pensare a Francesco Paolo Tosti che la confina in un angoletto insignificante nella sua produzione. Poi invece si scopre che ci sono compositori meno studiati che invece un rapporto artistico proficuo hanno ottenuto con scrittrici di più o meno chiara fama e qui vi rientra a pieno titolo Giannina Milli". Per informazioni e adesioni alla serata è possibile contattare l'associazione tramite il sito internet www.tirindelli.org oppure al il numero telefonico 043831461.
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ABRUZZO
Il nuovo disco dei Ratablò

Giovedì 22 gennaio 2009 (#0038) - CULTURA

Transubanda è il nuovo disco dei Ratablò, gruppo abruzzese che da quattro anni rappresenta la nostra cultura musicale e strumentale in regione e fuori regione. L'intensa attività del gruppo ha toccato importanti festival regionali e nazionali ricevendo ovunque grande apprezzamento per le sonorità, lo spettacolo e la valenza culturale del progetto. La formazione attuale è nata tre anni fa con l'ingresso di Teo Pace (flauti, ciaramella, zampogna), ma il nucleo primario già da qualche anno lavorava sui brani. I componenti del gruppo nutrono da sempre una profonda passione per le musiche tradizionali e ciò li ha spinti a studiare da vari anni gli strumenti che suonano ed acquisire le tecniche espressive connesse. Del nuovo disco parla Antonio, uno dei componenti del gruppo abruzzese: “Transubanda è uno dei luoghi della nostra transumanza sonora, il disco in sé rappresenta un viaggio ideale dalle montagne d’Abruzzo al Tavoliere delle Puglie. Il primo brano cita proprio distici appartenenti a La partenza del pastore di Scanno e, passando per temi come il lavoro, l’amore, il dolore, la burla,… il disco si snoda fino a raggiungere il Gargano con la tipica tarantella ed il profondo sud con una pizzica. Così come i Tratturi portano altrove, anche la nostra musica parte da un archetipo comune (la saltarella, la spallata, un testo qualsiasi) e si dirige poi verso altri stilemi e strutture, senza inseguire il tradizionale a tutti i costi, il disco rappresenta un approdo ma già porta con sé, alla traccia 4, il nuovo percorso che Ratablò ha intrapreso. Se Transubanda è uno dei luoghi ideali della nostra transumanza sonora, altri ne verranno… ”.
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ABRUZZO
Riflettori sui giovani concertisti abruzzesi: Antonio D'Antonio

Domenica 18 gennaio 2009 (#0030) - CULTURA

Il video girato nel maggio 2008 all'interno dell'abbazia di San Liberatore a Majella contiene il brano musicale 'Il castello' per violoncello composto da Alessandro Appignani ed eseguito dal violoncellista rosetano Antonio D'Antonio. Il giovane abruzzese ha da qualche anno intrapreso una promettente carriera di concertista e solista in Italia e all'estero. Diplomatosi con il massimo dei voti, lode e menzione d'onore preso l'Istituto "Gaetano Braga" di Teramo sotto la guida del maestro Evangelista Frascarelli, ha perfezionato la sua preparazione grazie al conseguimento di borse di studio e alla partecipazione a corsi di alti perfezionamento. Ha recentemente ricoperto il ruolo di primo violoncello solista nell'Orchestra Giovanile "Uto Ughi" di Roma.
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ABRUZZO
Parte 'Buongiorno Regione' su Rai Tre

Venerdì 16 gennaio 2009 (#0025) - CULTURA

E' all'insegna dello slogan "L'informazione vicino casa" che parte da lunedì prossimo (19 gennaio) il nuovo contenitore della Rai "Buongiorno Regione", un format di trenta minuti che getta uno sguardo sull'intero Abruzzo: edizioni del telegiornale, collegamenti sul web e rassegna stampa dei quotidiani regionali, oltre ad una panoramica sugli eventi del giorno. La trasmissione è aperta anche alla partecipazione degli spettatori, che potranno contribuire con i propri filmati per mettere in luce i pregi ed i difetti della nostra regione. Dopo tre mesi di programmazione in quattro regioni pilota gli ascolti in continuo crescendo hanno decretato il successo del format, spingendo i dirigenti Rai ad estendere la programmazione. Presentata negli studi Rai di Pescara, la trasmissione andrà in onda dal lunedì al venerdì, dalle ore 7,30 alle 8 di mattina. Il direttore del Tgr Abruzzo, Domenico Logozzo, promette "una informazione moderna, snella ed essenziale.Un viaggio dell’Abruzzo anche attraverso Internet, senza però trascurare gli straordinari ricordi del passato con le immagine delle Teche Rai e dei videoamatori".
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TERAMO
Il ritratto di Liliana Merlo su You Tube

Mercoledì 14 gennaio 2009 (#0020) - CULTURA

Da qualche giorno è presente su You Tube un nuovo canale dedicato alla figura di Liliana Merlo (Archivio Liliana Merlo) curato dall'A.I.S.A.C.S. "Liliana Merlo" di Teramo, nel quale è in corso di pubblicazione il video dello spettacolo che fu rappresentato al Teatro Comunale di Teramo nel maggio 2007 con l'Hungarian National Ballet, dedicato alla danzatrice e coreografa scomparsa nel 2002. Ma soprattutto è da segnalare sullo stesso canale la presenza di un ritratto che ricostruisce la vita e la carriera della ballerina italo-argentina. Il documentario fu già presentato nel Teatro Comunale di Teramo nel 2003 in occasione del primo anniversario della sua scomparsa. Liliana Merlo, nata in Argentina da umili genitori, ottenne nel 1945 presso il Conservatorio Nazionale di Musica ed Arte Scenica di Buenos Aires il titolo di "Profesora Superior de Danza". L'anno successivo aprì la sua prima scuola di danza. Si trasferì in Italia nel 1957 ed aprì a Teramo nel 1959 la Scuola di Danza accademica "Città di Teramo. Nel 1999 istituì l'Associazione Internazionale per lo Studio delle Arti Coreutiche e dello Spettacolo (AISACS), oggi a lei intitolata.

Liliana Merlo, un ritratto:
Parte prima (7'36")
Parte seconda (8'03")
Parte terza (9'08")
Parte quarta (5'43")
Parte quinta (6'04")

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L'AQUILA
Presentazione del libro "UNO Bozzetti e ritratti"

Mercoledì 14 gennaio 2009 (#0019) - CULTURA

Verrà presentato il 21 gennaio prossimo presso la sala delle conferenze della Carispaq dell'Aquila (ore 18) l'ultimo libro di Aldo Scimia "UNO Bozzetti e Ritratti", pubblicato dalla Editrice Graphitype di Raiano. Scimia, già autore di diverse pubblicazione di carattere storico si è indirizzato questa volta verso un prodotto di narrativa, otto racconti brevi in cui l’autore, "frugando nei ricordi propri ed altrui, ed anche nella sua fantasia, ha ripercorso nel tempo e nello spazio la terra aquilana, così come si presentava nel secolo scorso attraverso otto personaggi sconosciuti ai più: ne ha tracciato il profilo mettendo in evidenza, il legame con la terra natia ed il tratto più profondo della loro esistenza: la solitudine". Interverrano alla presentazione del volume il prof. Giorgio Tentarelli, docente di storia e filosofia, ed il giornalista Giustino Parisse, curatore della presentazione della pubblicazione, che ha già affiancato Aldo Scimia nella stesura di "La strage nazista di Onna". [SCHEDA DEL LIBRO]
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TERAMO
"Narciso": antologia di poesie di Carina Spurio

Mercoledì 7 gennaio 2009 (#0012) - CULTURA

Non si scrive per essere letti. Quasi mai. Si inizia a scrivere quando sul foglio bianco si vorrebbe fermare una parola che dentro alcuni di noi torna a cercare ragioni. Gli uomini e le donne sognano, certo, non allo stesso modo e nei luoghi riservati ai loro desideri ritrovano le immagini che vogliono vivere. Prossimamente, a Teramo, il suono delle pagine da sfogliare arriva in Teatro. In un caffè del centro di Teramo, tra sogno e realtà è nata l’idea di realizzare un’ Antologia dal titolo Narciso (Evoè Edizioni Teramo 2009 - www.evoe-casaeditrice.com) che raccoglie quattro libri di Poesie di Carina Spurio, con il commento del Dott. Ivan Pozzoni, direttore culturale della Liminamentis Editore casa editrice culturale nata in Brianza nel 2007 e la prefazione della scrittrice e regista teramana Asteria Casadio. Il libro sarà portato in scena dalla Compagnia Teatrale Gli Sbandati. La lettura scenica avverrà nella “Sala del Mutilato” sita in Piazza Dante a Teramo, il 23 Gennaio 2009, ore 21,30. [SCHEDA DEL LIBRO]
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BORRELLO (CH)
Presentazione del libro “Borrello 1900-1950”

Mercoledì 7 gennaio 2009 (#0011) - CULTURA

E' stato presentato a Borrello (CH) il 3 gennaio il volume "Borrello 1900-1950" edito dalla Casa Editrice Tinari. Il volume rappresenta il catalogo della mostra documentaria organizzata dall’Amministrazione comunale in collaborazione con l’Archivio di Stato di Chieti e la Casa Editrice Tinari, che si è svolta in occasione dell’inaugurazione dei locali della Vetrina della Riserva realizzata in quella che fino a circa trenta anni fa era la sede della distilleria A. Evangelista di Borrello. Il libro “Borrello 1900-1950”, oltre che presentare le foto dei documenti originali esposti nella mostra, contiene la trascrizione degli stessi documenti esposti nonché un interessante e puntuale saggio scientifico sulla ricostruzione successiva alla seconda guerra mondiale della Prof.ssa Lucia Serafini, docente presso la facoltà di Architettura dell’Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara. [SCHEDA DEL LIBRO]
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VIDEO ABRUZZESI SU YOU TUBE
Sei abbruzzese se...

Lunedì 5 gennaio 2009 (#0008) - CULTURA

Descrizione del carattere abruzzese recitata da Federico Pompa, che è una sorta di sketch a metà strada tra prosa dialettale e cabaret nostrano. Il video fa parte di un canale che comprende una serie di rivisitazioni in dialetto teramano di alcuni storici spot pubblicitari. Quello di parodiare in chiave dialettale i film di successo è tra i contributi più originali ed esilaranti presenti su You Tube.
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Televisioni online, test e giochi


La vera gioia dimora nella semplicità

Il dono dell'amicizia è tale quando scopriamo che qualcuno è disposto a fidarsi di noi

Chi ha il coraggio di spingersi al limite delle proprie qualità e capacità, scopre che la vita è una miniera di continue sorprese

Perdonare è necessario alla pace interiore, ma non significa dimenticare

Un influsso negativo può abitare gli eventi della nostra vita ma non vi rimarrà a lungo

E’ importante ragionare per obiettivi: solo in questo modo possiamo coordinare i nostri sforzi

Ogni ciclo ha un termine naturale. La perseveranza è una virtù che deve arrivare a un obiettivo

Esercitiamo la nostra influenza in un gruppo se comprendiamo quando agire e quando tacere

A volte dormendo facciamo sogni così intensi, che al risveglio viviamo le stesse emozioni

Saremo sicuri di noi soltanto se siamo onesti con noi stessi

Oggi splende il sole, domani arriverà l'inverno. Godi del bello e della gioia finché dura

Avere ben presente il perché delle nostre azioni rinsalda i propositi quando siamo in difficoltà

Autocontrollo significa imbrigliare e dare la forma che preferiamo alle cose

Percepiamo il mondo attraverso i sensi ma lo conosciamo dopo l’elaborazione delle nostre menti

Nessuno altro può dare la stessa attenzione a ciò che per noi è unico e veramente importante

Non esiste una verità assoluta. Tutto è relativo poiché ognuno di noi ho solo la propria visuale

La semplicità è una qualità che si raggiunge veramente dopo aver conosciuto la complessità

Non farti turbare dai mutamenti, accogli i cambiamenti come una nuova possibilità

La consapevolezza di sè offre un prezioso senso di sicurezza al nostro operare

Tenere a mente il perché delle nostre azioni rinsalderà i propositi in caso di difficoltà

L’addio è un evento inesorabile ma è una tappa necessaria della nostra crescita

La perseveranza è una virtù. Ma lo sforzo deve tendere verso un fine ed avere appagamento

Il cammino verso la realizzazione del sè richiede di abbandonare il superfluo

In talune situazioni, dal timore può propagarsi una energia negativa che pervade la realtà

Bisogna saper distinguere il passo composto dalla corsa affannosa, il coinvolgimento, dall’esaltazione

Per riuscire nella meditazione dobbiamo assomigliare a una stanza vuota: ovvero cercare di eliminare ogni, pensiero, ogni fantasia dalla nostra mente...

Il successo nella vita spirituale non è dovuto a eventi eccezionali, ma alla perseveranza e a una dedizione quotidiana

Distingui la disciplina finalizzata da quella cieca. Nel primo caso il fine illumina la strada. Se manca uno scopo, la pratica si trasforma in fanatismo

Tutto ciò che ci circonda ci attrae. Cosa, in tutto questo è davvero necessario?

Ciò che cerchiamo ci troverà.

Affinché il nostro sè affiori, è necessario frequentare ogni ambiente possibile ed ascoltare più persone possibili

La vetta in cima al nostro cammino esiste indipendentemente dalle difficoltà e dalla nostra stanchezza nel cercare di raggiungerla

Se pensiamo che fra noi e il nostro obiettivo ci sia un legame spirituale allora sì che riusciremo a raggiungerlo

E’ necessario raccogliersi e discorrere con se stessi: al riparo da commistioni e inquinamenti, la nostra voce sarà finalmente percepibile

Conosci meglio i tuoi limiti. Ascolta i tuoi timori. Alle volte t’impediscono di raggiungere i tuoi obiettivi, ma altre volte ti aiutano a non sbagliare

La quiete contemplativa ci distoglie dal clamore di ogni giorno consentendoci di udire l’impercettibile che è nella nostra vita

Rischio è anche opportunità. Le possibilità di successo aumentano se cogliamo le iniziative abbandonate da altri.

E’ necessario ogni giorno praticare una forma di riposo che non coincida col sonno per liberarci dai pensieri che gravano sulle nostre giornate

Il successo nella vita spirituale non è dato da eventi eccezionali, ma da una dedizione quotidiana

Per il nostro equilibrio fisico e spirituale, il pasto cessi ai primi cenni di sazietà, anche quando lo stimolo della fame non sembra spento

Il prossimo è la nostra estensione: il rapporto che abbiamo con lui rivela la relazione che abbiamo con noi stessi

Lo stress è un messaggio che va ascoltato, per capire cosa il nostro corpo vuole comunicarci e poter fare un passo verso il benessere

La ragione può investigare sulla natura e sul comportamento degli atomi, ma solo la mente, tramite la meditazione, raggiunge la saggezza.

La semplicità è virtù del vivere. Nella quiete del cuore dimora la verità, ascoltala con amorevolezza

Siamo attratti da tutto ciò che ci circonda. Chiediamoci cosa sia davvero necessario per noi, e sentiamoci liberi di abbandonare il superfluo

L'intuizione cela un consiglio apparentemente illogico e se impariamo a seguire quel lampo breve, potremo trarne benefici indiscussi

Un punto di vista consapevole consente di non pretendere imprese straordinarie né di dubitare la riuscita di eventi alla nostra portata

Condividere il proprio sapere e discuterlo con gli altri genera una conoscenza serena.

Per non ripetere uno sbaglio, l'azione migliore è quella di cercare di capire dentro di noi il percorso che ci ha portato a commetterlo

Tutto ciò che siamo è il risultato dei nostri pensieri

Trattenersi dall'ottenere un risultato non significa rinunciare, bensì coltivare la dote della pazienza.

Nel prendere una decisione, possiamo aiutarci nell'orientamento chiedendoci se essa sia motivata dalla paura oppure dalla necessità

Il fanciullo simboleggia le nostre energie incontaminate. Con la meditazione possiamo trovarlo dentro di noi e riportarlo alla luce.

Più lontano si cerca il sapere, meno si conosce. Il saggio sa senza viaggiare, comprende le cose senza vederle, realizza senza agire.

Chi è consapevole che il cammino è infinito, conosce le proprie lacune e non crede mai di aver raggiunto la perfezione.

Il pensiero orientato verso il passato o verso il futuro è un'illusione che porta sofferenza perché si svolge in dimensioni inesistenti.

L'unico spazio reale in cui puoi fare esperienza della vita si chiama presente.

Ogni esperienza vissuta intensamente non appartiene al passato. E' con te in ogni istante.

Nessun altro può dare uguale attenzione a ciò che per noi è unico e veramente importante

Il nostro organismo può curarsi nel quotidiano attraverso il controllo dei pensieri

Il domani non ha più realtà di un sogno. Tutte le vere risposte sono date nell'istante del presente

E' quando siamo in preda alla frustrazione, che dobbiamo agire per provocare un cambiamento

Non accontentarti di rimanere sulla riva ad osservare l'acqua che scorre, immergiti nel fiume

Quando parliamo con sincerità, le nostre parole arrivano al cuore come raggi di sole.

Per avere una fugace visione della verità interiore occorre fermare l'attività dei sensi ed interrompere l'interazione con l'ambiente esterno.

Felice e beato colui che aspetta senza desiderio

La vera pace si manifesta quando prendiamo coscienza dei legami che ci uniscono all'universo

Chi conosce la contentezza dell'accontentarsi è sempre contento

Un giorno senza sorriso è un giorno inutile

La comprensione è solamente un mezzo, non un fine. La cosa fondamentale è vivere

Si può conoscere ciò che succede nel mondo senza fare un passo fuori dalla porta

Al di là delle necessità quotidiane, è opportuno liberare ed esprimere la nostra natura e la nostra unicità

La realtà dell'altro è in quello che non può rivelare. Per capirlo, occorre ascoltare le parole che non dice

Qualunque cosa accada nel mondo circostante, occorre sempre conservare ciò che è dentro i nostri cuori

La vita stessa è maestra, impariamo da ogni cosa e non c'è bisogno di trovare un guru che ci illumini la strada



IL TEMPO IN ITALIA E IN ABRUZZO

Chi tempo ha e tempo aspetta, tempo perde.

Chi ha tempo non aspetti tempo.

Col tempo e con la paglia si maturan le sorbe.

Faccia chi può, prima che il tempo mute; chè tutte le lasciate son perdute.

Il tempo consuma ogni cosa.

Rode il tempo ogni cosa e non si sente.

Il tempo dà consiglio.

Il tempo è denaro.

Il tempo è come il denaro: non ne dissipate e ne avrete sempre d'avanzo.

Il tempo mitiga ogni gran piaga.

Il tempo suol far lieto ogni dolore.

Il tempo scorre incessantemente come l'acqua.

Vassene il tempo e l'uom non se n'avvede.

Il tempo scuopre ogni cosa.

Ogni cosa ha il suo tempo.

Le cose tutte quante han ordine tra loro.

Ogni cosa si sa comportare eccetto che il buon tempo.

Il buon tempo fa scavezzare il collo.

Rosso di sera bel tempo si spera, rosso di mattina la pioggia s'avvicina.

Sera rossa e nero mattino, rallegra il pellegrino.

Il tempo perduto mai non si riacquista.

Pensa che questo dì mai non raggiorna.

Le ore non son legate ai bastoni.

Il tempo passa e se ne porta il tutto.

Non sono tutti uguali i giorni.

Un giorno è madre, l'altro è matrigna.

Del primo giorno scolare è il secondo.

Non vè si lungo giorno che nol segua la notte.

Ogni dì vien sera.

Ogni giorno deve avere il suo compito.

Nessun giorno sia da te vissuto inutilmente.

Val più un buon giorno con uovo, che un mal'anno con un bue.

Il tempo è un bene: che tanto n'ha il povero, quanto il ricco.

Tempo e fantasia si varia spesso.

Il gran tempo a' grandi nomi è gran veleno.

Il tempo doma ogni cosa.

Chi compra a tempo, vende nove per altri e un per sé.

Dio non paga il sabato ma a otta e tempo.

Il tempo scuopre tutto.

Il buon marinaio si scuopre al cattivo tempo.

A lasciar ci è sempre tempo.

Il bel tempo non viene mai a noia.

Al buon tempo ognun sa ire.

Chi comincia a aver buon tempo, l'ha per tutta la vita.

Arco da mattina empie la mulina; arco da sera tempo rasserena.

La nebbia lascia il tempo che trova.

Quando il tempo è dritto non vuol cantare il picchio.

Quando Dio vuole ad ogni tempo piove.

Quando il tempo è in vela, ogni nuvolo porta sereno.

Quando il tempo è molle il dente è più folle.

Quando il tempo si muta, la bestia starnuta.

Quando tira vento, non si può dir buon tempo.

Tempo rimesso di notte non val tre pere cotte.

Facendo male, sperando bene, il tempo va, e la morte viene.

Tempo, vento, signor, donna, fortuna voltano e tornan come fa la luna.

Dai tempo al tempo.

Niuno è savio d'ogni tempo.

Il tempo è buon testimone.

Il tempo è padre della verità, e l'esperienza madre delle cose.

Bisogna darsi ai tempi.

In tempo di poponi non prestare il coltello.

Da cosa nasce cosa, e il tempo la governa.

Il tempo è galantuomo e puntuale.

Chi ha tempo ha vita.

Il tempo viene per chi lo sa aspettare.

Non è più il tempo che Berta filava.

Se il gatto starnuta, il tempo muta....

Natale a luna calante, annata mancante....

Se non rischiara di mezzodì, piove tutto il dì....

Se lampa la scampa; se tuona, la suona.... (Toscana)

Se canta la rana, la pioggia non è lontana....

Lo Scirocco ha sulla schiena una grande secchia piena....

Calura che monta, burrasca già pronta....

Vento di sera, buon tempo si spera....

Se Levante si muove, o tre o sei o nove.... (Umbria)

Nuvola vacante non disseta le piante....

Vento di Levante, pioggia abbondante....

Pioggia estiva passa come arriva....

Mare bianco, scirocco in campo....

Ciò che la neve cela, l'estate rivela....

Se il ragno fa il filato, il bel tempo è assicurato....

Bianco di mattina, buon tempo si incammina....

Luna bianca,tempo bello; luna rossa, venticello....

Pioggia col sole durare non suole....

Tramontana che non pulisce, piove che non fallisce....

Nebbia bassa, quel che trova lassa.... (Marche)

Tempo non dura con scirocco chiaro e tramontana scura....

Arcobaleno di mattina, la pioggia si avvicina....

Tramontana scura per molto non dura....

Stelle tremule e appannate son piogge assicurate....

Quando il sol la neve indora, neve, neve e neve ancora.... (Emilia)

Stellato cielo, mattinata al gelo....

Quando pungono le mosche, le giornate si fan fosche.... (Toscana)

Tramontana la pioggia tien lontana....

Quando è sereno ma la montagna scura, non ti fidar che non è sicura..... (Emilia) Quando è chiara la montagna, mangia bevi e stai in campagna....

Se il sol va giù nebbioso, il giorno dopo non è piovoso.... (Umbria)

Quando lampa da ponente, non lampa per niente! (Toscana) Quando lampa da tramontana, arriva la caldana....

Quando le nubi vengon da ponente, siedi e fila che non puoi far niente.... (Emilia Romagna)

Neve vecchia altra neve aspetta.... (Marche)

Se le nuvole vanno al mare, buon tempo vuol fare.... (Toscana)

Se si rannuvola sopra la brina, o pioggia o neve o strina.... (Umbria)

Quando il Vettore mette il cappello, vendi le capre e compra il mantello; Quando il Vettore mette le brache, vendi il mantello e compra le capre.... (Marche e Umbria)

Dopo tre brine, acqua a mezzine .... (Toscana)

Dopo la nebbia viene la neve.... (Marche)

Rosso di sera, bel tempo si spera. Rosso di mattina, la pioggia si avvicina....

Cielo a pecorelle, acqua a catinelle....

Se il sole insacca, o vento o acqua....

Cielo che luce, acqua produce....

Quando il ciel si fa lana, piove entro la settimana....

Dopo la neve, bel tempo ne viene.... (Emilia)

L'anno passato è sempre lodato....

Un buon anno è sempre il benvenuto.....

Anno nevoso è sempre fruttuoso....

Annata nevaia, annata frumentaia....

Oggi pioggia, e doman secca Accidenti a chi ce l'azzecca....

Or la piova, or la secca, buscherà chi ce l'azzecca....

Spesso un lieve venticello,spazza i nembi e porta il bello....

Quando piove o tira vento, né caccia né pesca che perdi tempo....

Quando piove e tira vento, serra l'uscio e tienti dentro....

Quando le stelle son lucenti, a mezzanotte cambiano i venti....

Quando il sole è in sacca, è vicino il vento o l'acqua....

Quando imbiancano le alture, non s'illudano le pianure....

Se rannuvola sopra la brina, piove o nevica prima di domani mattina.... (Umbria)

Arco di mane, riempie le fontane....

Arco celeste di mattina,la pioggia designa vicina....

L'arcobaleno del mattino, molta acqua manda al mulino....

Arcobaleno in serata, ormai l'acqua è terminata....

Cielo rosato, nebbia leggera, portan bel tempo da mane a sera....

Cielo rosso e turchino, rallegra il contadino....

Rossor di sera, buon tempo si spera....

Sera rossa e bianco mattino, rallegrano il pellegrino....

Nubi a pecorelle, acqua a catinelle....

Cielo a pecorelle, ogni goccia due scodelle....

Se piove o fa gragnola, la durata è men di un'ora....

Tempo rimesso di notte, dura quanto un piatto di fave cotte....

Nebbia bassa, buontempo lascia....

Monti col cappello, viandante col mantello....

Lu tempu nun dura, se scirocco chiaro e tramontana scura....

Quando il monte mette il cappello, vendi la vacca e compra l'ombrello....

Tempo rimesso di notte, non vale tre pere cotte....

Se il delfino in mar fa festa, non è lontana la tempesta....

Ogni grossa bufera, si preannuncia dalla sera....

Se il delfino inarca il dorso, marinaglio, abbrevia il corso....

No' spetarte mai la bora, se il sirocco in mar lavora.... (Trieste)

Quando ormai senza pampini è la vite, le bizzarrie d'autunno son finite....

Quando il vesuvio mette la cappa, oggi o domani pioggia ci scappa.... (Napoli)

Camino che non tira, vuol dire che il tempo gira....

Se ad oriente ce il tendone, presto avremo l'acquazzone....

Buona la neve, che a suo tempo viene....

Sotto la neve pane per denti, sotto la pioggia triboli o stenti....

Sotto la neve cè il pane, sotto l'acqua c'è la fame....

Cerchio vicino. acqua lontano, cerchio lontano, acqua vicino....

Quando nevica sulla foglia, sarà inverno di gran doglia....

A una lunga e bella estate, seguono gelide invernate....

Dopo la neve, buon tempo viene....

Quando fiocca sulla foglia, fiocca ancor di buona voglia....

Neve marzolina, dura dalla sera alla mattina....

Raganella canterina, l'acqua presto si avvicina....

Canto di raganella, o pioggia o pantanella....

Canto di gallo fuor di mattino, pioggia o piovasco molto vicino....

Gallo che canta di sera, aspetta acqua e tempesta nera....

Quando il gallo canta nel pollaio, aspetta l'acqua sotto il grondaio....

Fin a che non cantano le rane, non riporre ne mantello ne lane....

Gatta che lava le orecchie, presto vuol piovere a secchie....

Quando gli uccelli volan basso, se non hai l'ombrello allunga il passo....

Quando il ragno tesse all'aperto, il buon tempo rimane di certo....

Se canta il gallo fuor dell'ora, il tempo buono va alla malora....

Quando gli uccelli tornano al nido, il tempo bello diventa infido....

Formica che scava il terreno, promette bel tempo sereno....

Quando la gatta fa il fuso, il tempo farà il muso....

Se l'asino starnuta, fra poco il tempo muta....

Se canta il gallo sul dopocena, il tempo nuvolo si rasserena....

Quando la vacca tien su il muso, brutto tempo salta suso....




Animazione satellitare (a cura di La.M.M.A.)



Piogge in tempo reale (mm/h) (Radar M.Midia)


Stazioni meteorologiche abruzzesi in tempo reale

I prossimi giorni a:

Chieti   L'Aquila   Pescara   Teramo

A chije aspette, n’hêre ije ne pare sétte”.
A chi aspetta, un'ora glie ne sembrano sette.

”A la Signêre che magnêije li pullastrelle ije venne vulèije de li pera cotte”.
Alla signora che mangiava i pollastrelli venne voglia delle pere cotte.

”A Sante vicchije ‘nze appicce ‘cchié cannèle”.
A Santo vecchio non si accendono più candele.

”Appleche e fa sapêne”.
Mettiti all’opera e otterrai il risultato.

”Attacche l’asene dova vò lu patrêne”.
Lega l’asino dove vuole il padrone.

”Bardisce, hummene e murte ha simbre turte”.
Bambini, uomini e morti hanno sempre torto.

”Chije aspétte, ‘Ddèije l’assétte”.
Chi aspetta, Dio l’assetta.

”Chije càreche e scàreche nen perde maije témpe”.
Chi carica e scarica non perde mai tempo.

”Chije gere de notte và ‘nghêndre a la morte”.
Chi va in giro di notte va incontro alla morte.

”Chije l’arte nen vò ‘mbarà, sberre o frate se ha da fa”.
Chi non vuole imparare un mestiere si deve fare o sbirro o frate.

”Chije magne prème, magne ‘ddu vodde”.
Chi mangia prima, mangia due volte.

”Chije negozie cambe, chije fatèije crépe”.
Chi negozia campa, chi lavora crepa.

”Chije nen po’ vatte sacche, vatte sacchêtte”.
Chi non può infierire sul sacco, infierisce sul sacchetto.

”Chije péquere se fa, lépe se le magne”.
Chi si fa pecora viene mangiato dal lupo.

”Chije ijoche a lu lotte e spére de vênce, lasse li stracce e peije li cènce”.
Chi gioca al lotto e spera di vincere, lascia gli stracci e prende i cenci.

”Chije se vregugnò diijunò”.
Chi ebbe vergogna fece digiuno.

”Chije spare ‘nne attacche, spare ‘nne ascioije”.
Chi non lega la "spare” non la scioglie.

”Chije se vésceche ‘nze annéghe”.
Chi si agita non annega.

”Chije te bbattêzze te è cumbare”.
Chi ti battezza ti è compare.

”Chije té li quatrène fabbreche, chije nne té desêgne”.
Chi ha i soldi fabbrica, chi non ce li ha fa progetti.

”Cchiù t’abbisse e ‘cchiù lu cule te se scopre”.
Più ti abbassi e più ti si scopre il sedere.

”Coma te prepìre lu ijacce te ce aggìcce”.
Come ti prepari il giaciglio ti ci sdrai.

”Cuscijìnze e quatrène ‘nze sa chije le té”.
Coscienza e quattrini non si conosce chi ce li ha.

”Daije, daije, daije, la cepêlle devente haije”.
Dagli, dagli, dagli, la cipolla diventa aglio.

”Da la cocce vé la tègne, da lu péte vé la magagne”.
Dalla testa viene la tigna, dal piede viene il malanno.

”Dope che ha successe lu guàije la case s’arembièsce de cunsèije”.
Dopo che è successo il guaio la casa si riempie di consigli.

”Dope li cumbitte hésce li defitte”.
Dopo i confetti escono i difetti.

”Dova nen passe lu frêdde nen passe manghe lu calle”.
Dove non entra il freddo, non entra neanche il caldo.

”Dova se magne ‘Ddèije ce accumbagne”.
Dove si mangia Dio ci accompagna.

”Dova sta tanta ghille ‘nze fà maije ijurne”.
Dove stanno tanti galli non si fa mai giorno.

”E’ ‘cchiù la spêse che la ‘mbrêse”.
E’ più la spesa che il ricavato.

”E’ trèste chije nen té ninde, ma è ‘cchijù trèste chije nen té nisciéne”.
E’ triste chi non ha niente, ma è più triste chi non ha nessuno.

”Fà béne e scurdete, fà male e pènsece”.
Fa bene e scordatene, fa male e pensaci.

”Fiocche nen fa ghênne, tutte aiute a ijêgne”.
Un fiocco non fa la gonna, ma tutto aiuta ad aggiungere.

”Genta trèste, ‘nnumenate e vèste”.
La gente cattiva appare appena se ne parla.

”Ha ijète a cercà grazie e ha truvate ijustèzie”.
E’ andato a trovare grazia e ha trovato giustizia.

”Ijétte la préte e annaschênne la mane”.
Butta la pietra e nasconde la mano.

”Ije te dèce harre e tu t’aggicce”.
Io ti dico di andare avanti e tu ti sdrai.

”’acque che ‘nne ha piovete ‘n cile sta”.
L’acqua che non è piovuta sta ancora in cielo.

”L’arte de tate è mézze ‘mbarate”.
L’arte del padre, in parte, è imparata.

”La bellêzze fène a la porte, la buntà fène a la morte”.
La bellezza fino alla porta, la bontà fino alla morte.

”La ijérva cattève nen more maije”.
L’erba cattiva non muore mai.

”La gallène féte l’ove e lu galle strèlle”.
La gallina fa l’uovo e il gallo strilla.

”La cire se fréghe e la prucessiêne nen cammène”.
La cera si consuma e la processione non cammina.

”La ‘rrobbe de l’avarêne se le sfrésce lu sciampagnêne”.
La roba dell’avaro la sperpera il prodigo.

”La ‘rrobbe de lu ‘rriffe e ‘rraffe se ne va ‘nghe lu ‘zziffe e ‘zzaffe”.
Il frutto dell’intrallazzo se ne va con lo spreco.

”La rota hênte ‘nnè strèlle”.
La ruota lubrificata non cigola.

”La supérbije ijò a cavalle e arevènne a ‘ppéte”.
La superbia andò a cavallo e tornò a piedi.

”La troppa cumbedénze fa perde la criànze”.
La troppa confidenza fa perdere la creanza.

”L’hosse vicchije acchênge la pignate”.
L’osso vecchio condisce la pentola.

”Li cucce rétte và simbre ‘n gere pè la case”.
I cocci rotti vanno sempre in giro per la casa.

”Li guaije de la pignate le sà la cucchiare”.
I guai della pentola li conosce il mestolo.

”Lu ‘cchiù pulète té la rêgne”.
Il più pulito ha la rogna.

”L’ucchije de lu patrêne ‘ngrasse lu cavalle”.
L’occhio del padrone ingrassa il cavallo.

”L’hìsene lèteche e li varèle se sfasce”.
Gli asini litigano e i barili si sfasciano.

”Lu sangue se lagne, ma ‘nze magne”.
Il sangue si lagna, ma non si mangia.

”Lu vove desse curnéte all’asene”.
Il bue disse cornuto all’asino.

”Maije mazzate ha fatte bon cane”.
Mai le percosse hanno ben educato un cane.

”Maije raije d’asene saijò ‘n Cile”.
Mai raglio d’asino salì in Cielo.

”Matremunie e vescuvate da lu Cile è distenate”.
Matrimoni e vescovati sono destinati dal Cielo.

”Mbare l’arte e mèttele da parte”.
Impara un mestiere e mettilo da parte.

”Mêije, marète e feije coma ‘Ddeije te le dà te le peije”.
Moglie, marito e figli come Dio te li da te li pigli.

”Miije a magnà poche e stà vicène a lu foche”.
Meglio mangiar poco e stare vicino al fuoco.

”Miije li pinne ‘n curène che li pinne dêntre la tène”.
Meglio tenere i panni al vento che non dentro il mastello. ”Miije l’ove huije che la gallène dumane”.
Meglio l’uovo oggi che la gallina domani.

”Miije la morte dêntre a la case che nu Marchisciane arréte a la porte”.
Meglio la morte in casa che un Marchigiano dietro la porta.

”Miije sêle che male accumbagnate”.
Meglio soli che in cattiva compagnia.

”Na vodde chêrre lu lébbre e na vodde chêrre lu cacciatêre”.
Una volta corre la lepre e una volta il cacciatore.
br>”’Ncumbagnèije piijò la mêije pére lu frate”.
In compagnia prese la moglie anche il frate.

”Ne sà ‘cchié lu patète che lu sapéte”.
Conosce più i problemi colui che li ha sofferti che non colui che li ha solo conosciuti.

”’Ncarèscete ferre cà tinghe n’ache da vênne”.
O ferro aumenta di prezzo perchè ho un ago da vendere.

”’Nze pò avé la scarpa hênte e la ‘ssêgna sane”.
Non si può avere la scarpa unta e la sugna intera. ”’Nze pò tenê lu varèle piene e la mêije ‘mbrijìche”.
Non si può avere il barile pieno e la moglie ubriaca.

”Nu pare de rêcchie ‘bbùne sì quanta lêngue stracche”.
Un paio di orecchie buone sai quante lingue stanca.

”Ognéne sà hêsse ‘Ddèije sà tétte”.
Ognuno conosce le proprie cose, Dio sa tutto.

”Passe l’angele e dece ammén”.
Passi l’angelo e dica: così sia.

”Peccate e ‘ddìbbete chije le fa le paghe”.
Peccati e debiti chi li fa li paga.

”Povere a chije se more cà chije cambe se cunzòle”.
Povero chi muore perchè chi vive si consola.

”Povere ‘lla case dova ‘nge và nisciéne”.
Povera quella casa dove non va nessuno.

”Quande ‘cchiù pénne ‘cchiù rénne”.
Quanto più pende tanto più rende.

”Quande lu diavele te accarêzze, vò l’alme”.
Quando il diavolo ti accarezza vuole l’anima.

”Quande de core nen me vé, n’accedénte a chije me le fa fà”.
Quando non mi viene dal cuore, un accidenti a chi me lo fa fare.

”Quande ‘nge sta la gatte, li sérge abballe”.
Quando non c’è il gatto, i topi ballano.

”Quêlle che nen và pè trame, và pè stêse”.
Quello che non va per trama, va per stesa.

”San Magne ha nate prème de Crèste”.
San Magno è nato prima di Cristo.

”Seconde lu suldate ije s’appénne la sciabbule”.
Secondo il soldato gli si appende la sciabola.

”Se tutte li cille cuniscêsse lu rane, ‘nze magnêsse ‘cchiù lu pane”.
Se tutti gli uccelli conoscessero il grano, non si mangerebbe più il pane.

”Sotte a stu ‘mbrélle, ‘nge nêngue e ‘nge piove”.
Sotto quest’ombrello non ci nevica e non ci piove.

”Sparagne e cumbaresce”.
Risparmia e fa bella figura. “Tère a cchije vèdde e coije a cchije nen vèdde”.
Tira a chi vide e colpisce chi non vide.

”Tê sì hadde, ije sò ‘bbasse, tê sì fêrbe, ma ije te passe”.
Tu sei alto io sono basso, tu sei furbo, ma io lo sono di più.

”Ucchije biijnghe e pèle rêsce, ‘nne alluggià se ‘nne chenêsce”.
Occhi bianchi e capelli rossi non li ospitare se non li conosci.

”Ucchije che nen vète, core che nen desèdere”.
Occhio che non vede, cuore che non desidera.

”Vale ‘cchié a nasce sotte a na ‘bbona hêre che essere fèije de gran signêre”.
Vale più nascere sotto una buona stella che essere figlio di un gran signore.

”Vale ‘cchié na tumbire tra magge e abbrèle che nu carre d’ore e chije le tère”.
Vale più un acquazzone tra maggio e aprile che un carro d’oro e chi lo tira.

”Vénga tarde e vénga ‘bbone”.
Venga tardi e venga bene.

”Vète mandì sta canne, canne mandì sta vète”.
Vite sorreggi questa canna, canna sorreggi questa vite.


Apre l'ucchie e spannele ca nen è callare ca s'arcagne
Apri gli occhi e guarda ogni particolare, perché questa caldaia (o altro) non si cambia

Ardàmme lu fazzulètte che te so date e armìttece lu bbene che te so' vulùte
Ridammi il fazzoletto che ti ho dato e rimettici dentro il bene che ti ho voluto

Arjì 'rrète come lu funàre
Andare all'indietro come il funaio

A 'rlava' la coccie all'àsene se perde lu tempe, l'acque e lu sapòne
A lavare la testa all'asino si perdono tempo, lacqua e sapone

A Sanda Reparate la live è maturate
A Santa Reparata le olive sono maturate

Chi 'arfrèche armàne frecàte
Chi imbroglia , resta imbrogliato

Carnavàle pe 'ttè quaresema pe l'iddre
Carnevale per te e quaresima per gli altri

Chi belle vò parè, gran dolòre à da patè
Chi vuol sembrare bello, deve sopportare gran dolore

Chi pècure se fa lupe le magne
Chi pecora si fa, finisce mangiato dal lupo

Chi cache tra la neve, preste se scopre
Chi caca nella neve, viene scoperto subito

Chi 'ccide 'na hatte à sette male disgrazie
Chi uccide un gatto, avrà sette gravi disgrazie

Chi ' nn'è bbòn pe lu re ' nn'è bbone manche pe la riggìne
Chi non è buono per il re (per il servizio militare), non è buono neppure per la regina (per "donna")

Chi scì 'ccise
Che tu possa essere ucciso (da non prendere alla lettera-!!!)

Ti si pozza seccà la lengue
Ti si possa seccare la lingua

Chi tè la vigne tè la tigne
Chi ha la vigna, ha la tigna

Che vu rompe lu specchie?
Non vorrai mica rompere lo specchio?

Chi di ninne chi di nonne, a ogne case ci stà li corne
Chi a causa della piccola chi a causa della grande, in ogni casa ci sono le corna

Cielle de la mala morte
Uccello della cattiva morte

Chi tè la moje 'bbelle, simpre cande; chi tè quatrìne poche, simpre conde
Chi ha la moglie bella sempre canta, chi ha pochi quattrini sempre conta

Chi l'arte nen vò 'mparà, o sbirre o frate sa da jì 'ffà
Chi non vuole imparare un mestiere, o sbirro o frate si deve fare

Corn' e guaje nen manche maje
Corna e guai non mancano mai

Chi spute 'n ciele j' arcasche 'n mocche
A chi sputa in cielo gli ricade in bocca

Chi tè letàme nen tè fame
Chi ha letame non ha fame

Cummanne e fattele tè
Chi vuole, faccia; chi non vuole, comandi

Curnute e mazziàte
Cornuto e bastonato

Ddeje prime li fa dapù l'accumbagne
Dio prima li fa poi li accoppia

Criste fa li mundàgne e po' ce fiocche, fa li crestiàne e po' l'accocchje
Cristo fa le montagne e poi ci fa nevicare, fa i cristiani e poi li accoppia

Dentr' alla cocce ce tè li pegge
Ha le pulci in testa

Dentr' alla votte pìccule ce stà lu vine 'bbòne
Nella botte piccola c'è il vino buono

Dimme quelle che vù, ma nen me dì coteche
Dimmi quello che vuoi, ma non chiamarmi "cotica"

Dova sput' ij facce na fonde
Dove sputo io faccio una fontana

E' cort' e mal' cavàt'
E' piccolo e tremendo

E' l'ommene ca tène da purtà li cauzune
E' l'uomo che deve portare i calzoni

Vulè la scarpa onde e l'assogna sane
Volerr la scarpa unta e la sugna intera

Vicchie e frastire s'avande
Vecchi e forestieri si vantano

Fa 'bbène e scùrdetene, fa male e pìnzece
Se fai del bene, dimenticalo; se fai del male, pensaci

Finite li feste, finite li quatrìne
Finite le feste, finiti i quattrini

Gross' e cazzòne
Grande e sciocco

Ije me la cunsèrve dentr' a lu lette, l'iddre me la cunsùme tra li fratte
Io la conservo dentro al letto, gli altri me la sciupano tra le siepi

Io' a cavalle e se n'arvinne a 'ppète
Andò via a cavallo e tornò a piedi

Jià 'ndrate lu pègge dentr'a la recchie
Gli hanno messo la pulce nell'orecchio

La carte è amande de lu fesse, e lu stupete paghe
La carta è amica del fesso, e lo stupido paga

L'acque va a li spalle e lu vine fa candà
L'acqua va alle spalle e il vino fa cantare

La Befanije tutti li feste porta vije
L'Epifania tutte le feste porta via

La bellezze dell'àsine
La bellezza dell'asino

La crueije è na risàte; la loffe na liticàte
La scoreggia è una risata; la loffa, una litigata

La gallìne à fetàte e lu galle strille ca ije fa male lu cule
La gallina ha fatto l'uovo e il gallo strilla che gli fa male il sedere

L'arte s'ammàle ma ne se more
Il mestiere s'ammala ma non muore

Lu ferrare m'à dette: facciazozze
Il fabbro mi ha detto: "faccia sporca!"

La robbe mal' accustàte lu diavele se la porte
La roba dell'avaro se la mangia lo scialacquatore

La robb' mal' accustàt' lu diavl' s' l' port'
La roba male acquistata se la porta il diavolo

L'àsine va sembre 'n pizze alla vije
L'asino cammina sempre sul ciglio della strada

La vanghe tè la scella d'ore
La vanga ha l'ala d'oro

Li bascie so' come li cerascie
I baci sono come le ciliegie

Li mazziàte come la grannele
Una grandinata (gragnola) di bastonate

Li mirìcule della fratte quand'è bbone quand'è fatte; quande però s'à fatte li fìquere, sbàttete 'n cule li mirìcule
Le more di siepe quanto sono buone quando sono mature, però quando sono maturi i fichi, le more te le puoi mettere nel sedere

Li schirne e li biastème nen coije
Gli scherni e le bestemmie non colpiscono

Lu calle de lu lette fa scurdà lu calle de lu pette
Il caldo dell'alcova fa dimenticare il calore del seno materno

L'ucchie de lu patrone 'ngrasse lu cavalle
L'occhio del padrone ingrassa il cavallo

Lù pòver' ommene nen z'attè
Il pover'uomo non stà in piedi

Lu vove dice curnùte all'asine e l'asine arspònne:"zitte ricchiè"
Il bue dice cornuto all'asino e l'asino risponde: "Zitto, orecchione!"

Magne e cache ca devinte pape
Mangia e caca che diventi papa

Mugne e fa lu cacie
Mungi e fa il formaggio

Magne poche e stà vicìne allu foche
Mangia poco a stai vicino al fuoco

Magne, cache e lu cule je fischie
Mangia, caca e il sedere gli fischia

Male nen fa, paùre nen avè
Male non fare, paura non avere

'Mbàre e arpènne
Impara e metti da parte

Vale 'cchiù nu solde de sparàgne che cente de guadagne
Vale più un soldo di risparmio che cento di guadagno

Va che chi è mèije de te e fàjiece le spese
Va con chi è migliore di te e fagli le spese (offri tu)

Tutt' è 'ddestìne a sta terre: facème fa a jesse
Tutto dipende dal destino su questa terra: facciamo fare a lui

Meno male che Ddie ne' jà messe li dinte
Meno male che Dio non gli ha messo i denti

Meije a sapè dì ch'a sapè fa
Meglio saper dire che saper fare

Meije curnùt' che male sentìte
Meglio essere cornuti che male intesi

Meije l'òve oggie che la gallìne dumàne
Meglio l'uovo oggi che la gallina domani

Meije sole che mal' accumbagnàte
Meglio soli che male accompagnati

Mitte 'n derre e spire 'n ciele
Semina e spera nel cielo

Nen z'arricchìsce une se nen z'ammattìsce n' antre
Non s'arricchisce uno se non impazzisce un altro

Nen zì né une né ddù
Non sei né uno né due

'N te fedà de la gatta moscie
Non ti fidare della gatta morta

'N te 'ntrecà, 'n te 'mpeccià se guajie nen vu tenè
Non ti intrigare, non impicciarti se non vuoi avere guai

Ogne case tène nu penge rotte
Ogni casa ha una tegola rotta

Pare nu Criste morte
Pare un Cristo morto

Pare la fàbbriche di Sandamarìe
Sembra il cantiere di Santa Maria (detto di Atri)

Pare nu gallinàcce
Sembra un tacchino

Pe li frastire ce vò la fruste
Per i forestieri ci vuole la frusta

Pìzziche e bascie nen fanne buscie
Pizzicotti e baci non fanno buchi

Pulitùre di piatte, onòre di coche
Pulitura di piatti (scarpetta), onore di cuoco

Quande lu diavele t'accarèzze vò l'alme
Quando il diavolo t'accarezza vuole l'anima)

Quanne tì, mandì; ca quanne nen tì, nisciùne te dà ninde
Quando hai, conserva; perché quando non hai, nessuno ti dà niente

Ricch' a 'mmè, pover' a 'ttè
Ricchezza mia, povertà tua

S'arcanòsce la mamme quand' è tante piccirille, quand' è grosse je casche li capille
Se riconosce la mamma quando è molto piccolo, da grande perderà i capelli

S'à 'rtirìte come nu caricine
Si è rattrappito come un fico secco

Sciala, Petrucce ca ti so fritte n'ove
Sciala, Pietruccio, che ti ho fritto un uovo

Se li corne fusse frèsche 'nnanz' a 'ttè ce starrìje nu bosche
Se le corna fossero frasche, davanti a te ci sarebbe un bosco

Se purtèmme li guajie 'n piazze, ognène ci 'arpièmme li nostre
Se portassimo i guai in piazza, ognuno di noi si riprenderebbe i propri

Se 'vvù 'rtruvà la cagne, va 'rrète allu bracche
Se vuoi ritrovare la cagna vai dietro al bracco

Sì come la 'mmerde dellu vove: nen puzze e nen òle
Sei come la merda del bue: non puzzi e non odori

Tè chiù guaje che capìlle
Hai più guai che capelli

Tù che 'llu trònche, ije che 'lla paije, foche fì tù e foche facc' ije
Tu con il tronco, io con la paglia, fuoco fai tu e fuoco faccio io

Tè la vocche cuscì larghe ch' j' pazzìe chi li rècchije
Ha una bocca così larga che gli gioca con le orecchie

Tè na cocce ch' è nu brillànde
Ha una testa che è un brillante (di persona molto intelligente-)

Tè na lengue che tajie e cuce
Ha una lingua che taglia e cuce

Trist' a chi more, ca chi reste se cunzole
Triste chi muore, perchéchi resta si consola

Trist' a chi nen tè ninde, ma chiù triste a chi nen tè nisciune
Triste chi non ha niente, ma più triste chi non ha nessuno



WEB CAM
(fonte: www.ilmeteo.it)


La spiaggia di Tortoreto (TE)


Panorama del Gran Sasso visto da Teramo


L'Aquila. Panorama sul centro della città



Chieti Alta: visuale e dati barometrici


Pescara: vista con sfondo della Maiella e dati barometrici

Cappadocia (AQ) (Piazzale del paese)
Giulianova (TE) (Panoramica)
Canzano(TE) (Panoramica e dati meteo)
Sulmona (AQ) (Vista cittadina)
Castel di Sangro (AQ) (Panoramica)
Lucoli (AQ) (Panoramica)
Pescocostanzo (AQ) (Vista sul centro)

Impianti sciistici

Passolanciano (CH)
Monte Piselli (TE)
Roccaraso (AQ). Parterre Pizzalto
Campo Felice (AQ). Arrivo seggiovia
Prati di Tivo (TE)
Prato Selva (TE)
Ovindoli Monte Magnola (AQ)
Pescasseroli (AQ)



TELEVIDEO RAI ABRUZZO



INFORMAZIONE ONLINE ABRUZZESE

www.abruzzo24ore.tv
www.abruzzocultura.it
www.abruzzosport.net
www.agenziastra.it
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www.altrapescara.it
www.ansa.it/site/notizie/regioni/abruzzo/abruzzo.html
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www.tuttoabruzzo.it
www.vastosansalvo.it



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