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SULMONA
Antonio Di Giusto: un personaggio all'evento "Terra Madre"

27 giugno 2009 - PERSONE

A Sulmona si aspettavano la proiezione di un film appassionante, il racconto di Ermanno Olmi delle comunità del cibo di “Terra Madre”, un progetto lanciato da Slowfood per ritrovare e valorizzare chi sta ancora producendo in modo genuino, etico e naturale, rispettoso dell’ambiente e delle collettività. Lo spettacolo era seguito, secondo programma, da un mercatino con degustazione di prodotti locali e con la presenza di artigiani, selezionati secondo gli stessi criteri guida. Ma la sorpresa c’è stata: il racconto in diretta, emozionato quanto profondamente autentico, di Antonio Di Giusto, 89 anni passati quasi tutti ad Anversa degli Abruzzi, tranne gli anni in cui la guerra e il dovere di servizio della Patria lo hanno portato dall’Albania alla Francia. Antonio ha portato la sua testimonianza ai presenti con tono fermo ma la voce ogni tanto si rompeva per l’emozione di tante persone che stavano ad ascoltare la sua storia e i suoi insegnamenti: lezioni di vita semplici quanto preziose in un mondo in cui si perde sempre più il legame con la terra ed i suoi gesti quotidiani. Lui non li ha persi mai, nemmeno ora che la fatica di andare ogni giorno al suo orto inizia davvero a farsi sentire e i passi sono più lenti. “Mangiate solo il cibo che producete voi stessi”, è stata la sua raccomandazione, una raccomandazione che sembra oggi tornare di moda anche alla Casa Bianca, dove il neo-eletto Presidente Obama ha fatto impiantare subito un orto. Ben fatto!, gli avrebbe certamente detto Antonio, che si è sentito male solo una volta, quando ha dovuto mangiare cibo in scatola in Albania durante la guerra: e si è ripromesso di non farlo mai più. E così è stato. Il valore della sua cura quotidiana della terra a volte non è stata compresa, tanto che ha dovuto scrivere più volte, inutilmente, all’Amministrazione comunale per richiedere la pulizia delle strade interpoderali che portano al suo orto; ma non si è arreso. Anzi, ha puntato ancora più in alto, scrivendo al Ministro della Salute per ricordargli che se si vuole combattere contro la diffusione dei tumori, la prima cosa da fare è diffondere un’alimentazione più sana. “Ma anche là nessuno ha mai risposto”, dice con una punta di amarezza. Una mancanza di attenzione che non lo ha scoraggiato; un senso del vivere etico che lo ha portato ad assistere per tutta la vita la sorella disabile al 100%, scomparsa due anni fa, senza mai chiedere un sussidio. Anzi: poiché come ha detto “conosce la povertà”, dalla sua pensione minima ogni mese preleva 100 Euro che spedisce in Africa, per aiutare “chi ha bisogno”. Si è commosso, ed ha commosso i presenti, che hanno seguito attenti ogni parola su ulivi e fagioli, sul cibo e sulla vita sana, e infine lo hanno salutato con un caloroso applauso: un eroe quotidiano. Ma anche un eroe di guerra, che ha ricevuto in questi giorni la notizia di ben quattro riconoscimenti al valore, tributati con una scarna lettera di otto righe in cui lo Stato italiano gli riconosce, dopo 64 anni dalla fine della guerra, due Croci al Merito e due Medaglie. Un’altra occasione persa da parte delle istituzioni per rendere merito a chi ha dato tanto al Paese e alla collettività, ed ha tanto ancora da insegnarci, e lo fa ogni giorno con semplicità.



BUCCHIANICO
Il 118° anniversario della morte di Angelo Camillo De Meis

venerdì 6 marzo 2009 - PERSONE

In occasione dell’anniversario della morte di A. C. De Meis, esempio di virtù umane, civili e culturali, l’Associazione Culturale di Bucchianico a lui intitolata celebra il ricordo attraverso la deposizione di un omaggio floreale presso il monumento a lui dedicato all’interno del campo santo del paese. In occasione della ricorrenza verrà anche inaugurato il nuovo sito dell’Associazione www.associazionedemeis.it che sarà principalmente utilizzato per fornire informazioni sulle iniziative del Sodalizio, nonché utili ragguagli sugli uomini illustri bucchianichesi che, nel corso del tempo, si sono distinti per particolari meriti. Inoltre, il sito internet costituirà una vetrina per gli artisti locali che potranno pubblicare foto, poesie ed opere di varia natura. «La nostra attenzione è tutta dedicata a valorizzare le risorse locali», afferma Pino Muriana, presidente dell’Associazione Culturale “A. C. De Meis” «Il nostro impegno è quello di indicare, soprattutto alle nuove generazioni, esempi di concreta positività, sperando che questa contagi le azioni quotidiane di ciascuno di noi».

Angelo Camillo De Meis nasce a Bucchianico il 14 luglio 1817 e studia a Chieti, nel Regio Collegio Convitto dove conosce i fratelli Bertrando e Silvio Spaventa, dei quali diventa amico inseparabile. Nel 1832 si trasferisce a Napoli dove si laurea in medicina nel 1841, appassionandosi anche ad argomenti letterari, naturalistici e filosofici. Nel 1843, oltre a lavorare presso l’Ospedale degli Incurabili a Napoli, apre una sua Scuola di Medicina, che conterà fino a 200 allievi, nella quale si tengono corsi di Anatomia, Fisiologia, Patologia e Scienze Naturali. Il 15 aprile 1848 viene eletto deputato dell’Abruzzo Citra (Collegio di Chieti) alla Camera Napoletana. Il 17 maggio 1848 Re Ferdinando II scioglie la Camera. Il 15 giugno, a seguito di nuove votazioni, De Meis viene rieletto deputato alla nuova Camera, sciolta dal Re nel mese di dicembre. Nel 1849 Camillo raggiunge Parigi, dove frequenta la Facoltà Medica e dove insegna semeiotica. Nel 1853 Camillo si trasferisce a Torino dove rimane fino al 1859 esercitando la professione medica. Poi si trasferisce per insegnare Fisiologia presso la Facoltà Medica dell’Università di Modena. Nel 1863 viene nominato professore di Storia della Medicina nell’Università di Bologna, cattedra che terrà per ventott’anni, fino alla sua morte. Inutilmente, e a più riprese, la Facoltà Medica di Napoli gli offre la stessa cattedra all’Università partenopea: non accetta, benchè sollecitato dal carissimo amico Francesco De Sanctis, allora ministro dell’Istruzione. Nel 1870 si verifica una gran carestia in Italia. Nascostamente e senza che alcuno possa risalire alla fonte, Camillo De Meis organizza la distribuzione gratuita di venti centesimi di pane al giorno e per persona, a tutti i cittadini di Bucchianico che ne facciano richiesta. Di questa operazione, che costerà a Camillo qualche migliaio di lire (di allora!), si scoprirà il benefattore solo dopo la morte dello stesso quando, riordinando le carte del suo studio a Bologna, si troveranno i mazzetti di cedolette che davano diritto alla razione di pane, annullate per l’avvenuta distribuzione. Il 18/10/1890 in una lettera a Cesare De Laurentis sindaco di Chieti, De Meis dichiara di voler mandare parte dei suoi libri “alla nostra città di Chieti” a titolo gratuito. Il 6 marzo del 1891 Angelo Camillo De Meis muore all’età di 73 anni.




CUGNOLI
Cugnoli in festa per le 100 candeline di nonna Pina Tabacco

sabato 21 febbraio 2009 - PERSONE

Si chiama Maria Loreta Giuseppa Tabacco, ma tutti in paese la conoscono col nome di Pina. È la super nonna di Cugnoli che lunedì prossimo (23 febbraio) spegnerà le sue prime 100 candeline circondata dall’affetto dei suoi cari, dei molti concittadini che la conoscono e la stimano e, naturalmente dal sindaco Lanfranco Chiola, che sarà a festeggiarla insieme agli amministri comunali. Nata a Ripa Fagnano Alto, in provincia de L’Aquila, il 23 febbraio del 1909, nonna Pina si sposa con Ferdinando Ciolli, negli anni ’30 e da lui ha due figlie Sofia e Teodora. Vive di sacrifici e di duro lavoro in casa e nei campi, fino al 1952, quando decide di partire con la valigia di cartone per raggiungere suo marito emigrato in Venezuela. I due vivranno oltre oceano per quasi vent’anni lavorando con fatica e inventandosi mille attività fino a quella definitiva che li porterà ad aprire un bar-ristorante con annesso un distributore di benzina. Nel 1971 è tale la nostalgia dell’Italia che l’intera famiglia torna a nel paese a Cugnoli, dove abita con suo marito una delle figlie. Nel piccolo centro del pescarese nonna Pina vive da quasi quarant’anni, in una bella casa a due passi dal centro storico, accudita dall’amato nipote Ignazio Mucci. È una donna molto lucida, che ama raccontare le mille vicende che hanno costellato la sua lunga esistenza, incrociandosi con i grandi eventi della storia: dalle due guerre mondiali, alla carenza di lavoro che aveva spinto molti abruzzesi ad emigrare e ancora le storie di quando era ragazza e lavorava nei campi e dell’attività di catechista in parrocchia. Trascorre le sue giornata prevalentemente in casa, a causa di leggeri problemi di vista e di deambulazione, accudita dai familiari. È sempre molto informata e adora la radio. “Per evitare che nonna Pina si affatichi troppo”, ha spiegato il nipote Ignazio, “abbiamo organizzato una festa in casa, nel pomeriggio di lunedì, insieme a parenti, amici, concittadini ed amministrazione comunale”. Non mancheranno la torta e le cento candeline. Presenti, tra gli altri i 7 nipoti (Ignazio, Eugenio, Gabriele, Diana, Maria Grazia, Alessia ed Oriana) e i due pronipoti della centenaria.




RIPA TEATINA
I cento anni di Ernesto Martelli: quattro centenari in quattro mesi!

mercoledì 18 febbraio 2009 - PERSONE

Compie oggi cento anni Ernesto Martelli, nato il 18 febbraio 1909 a Ripa Teatina e vissuto sempre nel paese natale, dove ha lavorato sempre nei campi e dove ha conosciuto e sposato nel 1942 la compagna di una vita, Giovina Pizzica, che oggi festeggia accanto a lui il secolo di età. E' l’ultimo dei compleanni secolari celebrati a Ripa Teatina negli ultimi quattro mesi (la quinta centenaria, che avrebbe compiuto il secolo di vita a settembre, è purtroppo deceduta qualche settimana fa) e l’amministrazione comunale sta preparando in primavera una grande festa cittadina che riunirà i quattro nonnini del paese, che saranno circondati dall’affetto di tutti. Alle 18.00, nella casa di contrada Arenile, il sindaco, Mauro Petrucci, l’intera amministrazione comunale (tra cui l’assessore Osvaldo Martelli, figlio del neo-centenario), gli anziani del Centro Sociale Diurno “Giovanni Paolo II” festeggeranno con un grande ricevimento i 100 anni di Ernesto, che riceverà la speciale tessera numero 4 del “Club dei Centenari”, creato appositamente dal Centro Anziani ripese. Insieme ad Ernesto, la moglie Giovina, i due figli e cinque nipoti. «Chiudiamo in bellezza – ha dichiarato il primo cittadino – questa serie straordinaria di celebrazioni per i nostri concittadini che hanno compiuto cento anni, segno forte per la nostra comunità ripese, che si è stretta ancora di più attorno ai suoi nonni, riconfermando l’unità solida della nostra gente. Quattro centenari in appena quattro mesi, inoltre, rappresentano, meglio di qualsiasi altra cosa, la bellezza di vivere in questo nostro paese, tranquillo, sereno e… salutare. La festa che vorremmo celebrare in primavera per stringerci contemporaneamente a tutti i nostri centenari sarà un momento di grande unità e partecipazione per tutti i ripesi».




ABRUZZO
Nancy Pelosi, speaker della Camera Usa di origini abruzzesi

martedì 17 febbraio 2009 - PERSONE

E' stata ricevuta dal Presidente della Repubblica e dal Presidente della Camera dei Deputati Nancy Pelosi, la donna di origini abruzzesi che è l'attuale Speaker della Camera dei Rappresentanti Usa. Il nonno della Pelosi era originario di Montenerodomo, un piccolo paesino del chietino, ed emigrò come tantissimi abruzzesi nel continente americano. Attualmente la Pelosi, la numero uno della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, è in Italia per una visita alle più alte cariche dello stato. L'assessore all'Emigrazione Mauro Febbo ha così commentato: "Nancy Pelosi e', senza dubbio, una delle personalità di maggior spicco del mondo politico americano, ed il fatto che un ramo della sua famiglia d'origine provenga dall'Abruzzo ci dà l'idea di quali progressi abbiano compiuto sotto il profilo sociale le nostre comunità di emigrati nel corso di quasi un secolo e mezzo di storia. Anche alla luce di questo aspetto, l'Abruzzo e le sue principali Istituzioni sono chiamati a rafforzare la loro rete di relazioni con quei Paesi dove la nostra emigrazione ha una storia meno recente ma dove discendenti di abruzzesi occupano posti di vertice in tutti i settori della vita pubblica".




TERAMO
Miti dello sport abruzzese: Raffaella Del Vinaccio

venerdì 13 febbraio 2009 - PERSONE

La trasmissione televisiva 'La rotta' dell'emittente teramana Teleponte ha ospitato mercoledì scorso una delle glorie dello sport abruzzese, la pattinatrice Raffaella Del Vinaccio, pluricampionessa mondiale dal 1988 al 1992, e recentemente nominata 'Ufficiale della Repubblica' per i suoi grandi meriti sportivi. Durante la trasmissione condotta da Dorotea Mazzetta la teramana ha ripercorso la sua luminosa carriera sportiva, rievocando gli anni "sempre con la valigia pronta" per affrontare le gare in giro per il mondo. La campionessa abbandonò le gare nel 1992, a soli 26 anni, ed oggi è l'affascinante mamma di Giulia (11 anni); lavora come ragioniera, ma non si è staccata dal suo mondo, ed è istruttrice di pattinaggio a San Bendetto del Tronto.
Su Wikipedia, l'Enciclopedia Libera di Internet, mancava sino ad oggi una voce dedicata a Raffaella Del Vinaccio. Attingendo alla lunga chiacchierata televisiva il curatore di questo sito ha provveduto, con un pizzico di orgoglio, a colmare questa lacuna.

Raffaella Del Vinaccio (voce Wikipedia)




RIPA TEATINA
Ripa Teatina 'sforna' una nuova centenaria: Flavia Mennilli

10 febbraio 2009 - PERSONE

A tre mesi dai festeggiamenti dei cento anni della nonnina del paese, Concetta Di Labio, e dopo un mese dal secolo di vita di Elena Cornacchia, Ripa Teatina si prepara a celebrare una terza centenaria: il 10 febbraio, infatti, Flavia Mennilli, nata e vissuta da sempre a Ripa Teatina nel 1909, raggiunge il secolo di vita. Nonna Flavia, una vita dedicata all’agricoltura, sarà circondata oggi dall’affetto del figlio e dei sei nipoti, che non ancora però gli hanno dato degli stranipoti nella sua casa di contrada Arenile. È lucida e cosciente e non si fa mancare nulla a tavola. La gioia per i cento anni è stata purtroppo offuscata da un lutto in famiglia e per questo la grande festa, organizzata come sempre dal Centro Sociale Diurno per Anziani “Giovanni Paolo II” è stata annullata: semplicemente il sindaco, Mauro Petrucci, consegnerà alla centenaria la tessera n. 3 del neonato “Club dei centenari”, da poco sorto a Ripa Teatina. «Con i cento anni di nonna Flavia – ha dichiarato il primo cittadino – il 2009 si conferma anno delle feste per la nostra cittadina, che tra pochissimo celebrerà un quarto centenario: Ripa Teatina torna dopo diversi anni a festeggiare la longevità dei suoi abitanti, a dimostrazione che il nostro territorio è ancora sano. È un’occasione anche di rinsaldare i vincoli di amicizia e di appartenenza di tutta la comunità ripese. Pensiamo anche ad un’unica grande festa dei centenari nella prossima primavera alla quale inviteremo tutto il paese per stringerci attorno a queste vere e proprie memorie viventi della nostra comunità».




TORRE DE' PASSERI
Un 'torrese' tra gli studiosi del primo motore a batteri

Giovedì 5 febbraio 2009 (#0048) - PERSONE

Roberto Di Leonardo, ricercatore in fisica della materia, è nato a Pescara nel 1973 e fa parte del gruppo di studiosi dell’università di Roma, composto da Luca Angelani e Giancarlo Ruocco, che ha messo a punto un minuscolo motore alimentato dal movimento caotico e disordinato di batteri che, come minuscoli animali da soma, consentono di azionare dispositivi miniaturizzati. L'innovativa ricerca, condotta dal team di studiosi italiani è stata dimostrata nella rivista scientifica internazionale “Physical Review Letters”, appena pubblicata. Si tratta di un “micro-motore”, delle dimensioni di qualche decina di millesimi di millimetro (micron), nel quale minuscole rotelle dentate e asimmetriche, sono immerse in una soluzione popolata da batteri. Per ora si tratta di una simulazione numerica, ma i ricercatori stanno già lavorando alla realizzazione pratica del motore a batteri, anche grazie alla collaborazione tra le università di Roma e Catanzaro.
“Proprio un anno fa, l’amministrazione comunale di Torre de’ Passeri”, ha ricordato il sindaco di Torre de' Passeri Linari, “aveva assegnato un riconoscimento per meriti scientifici a Roberto Di Leonardo, che ha vinto, per le sue ricerche sulla micromanipolazione ottica, il premio “Le Scienze” 2007, un prestigioso riconoscimento attribuito a giovani ricercatori italiani, concretizzatosi in un duplice premio: la medaglia offerta dal Presidente della Repubblica e consegnata proprio a Roma da Giorgio Napolitano e quella messa a disposizione dalla rivista “Le Scienze”, ha aggiunto il primo cittadino di Torre de’ Passeri. “Faccio i miei più cari auguri a Roberto Di Leonardo perché le sue ricerche vadano avanti con successo”, conclude Linari, “una storia, quella del nostro caro concittadino, che pone tutti noi di fronte ad una grande sfida: rimettere la conoscenza, i talenti e il sapere, al centro della politica, dell’economia, della vita quotidiana”.
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Trent'anni fa moriva il giudice Emilio Alessandrini

Giovedì 29 gennaio 2009 (#0044) - PERSONE

Sono trascorsi 30 anni dalla morte del giudice abruzzese Emilio Alessandrini, vittima dei colpi dei terroristi rossi di Prima Linea. Il delitto, compiuto sotto la casa del giudice di Piazza Fontana, destò grande impressione in tutto il paese. Alessandrini fu il giudice che per primo svelò le trame della strage compiuta nel 1969. Nato a Penne nel 1942, si trasferì a Pescara nel 1946, compiendo i suoi studi scolastici fino alla maturità classica. Iscrittosi alla facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Napoli, conseguì la laurea nel 1964. Il suo primo incarico nella magistratura lo prestò nel Tribunale di Bologna nel 1967, come uditore giudiziario. Dal 1968 fu Sostituto Procuratore della Repubblica a Milano. Nel 1972 condusse l'istruttoria sulla strage di Piazza Fontana che portò all'incriminazione di Freda e Ventura, esponenti della destra eversiva. In tempi successivi si occupò con determinazione del terrorismo di estrema sinistra, avviando una delle prime indagini su Autonomia Operaia milanese, che lo pose nel mirino di Prima Linea. Un anno prima del suo assassinio fu infatti trovata in un covo di Prima Linea a Milano una scheda su di lui ed una sua foto, segno che era in preparazione un attentato. Venne assassinato a Milano il 29 gennaio 1979 mentre si recava a Palazzo di Giustizia. Alessandrini, dopo aver accompagnato il figlio a scuola, tornò sotto casa per prendere la sua automobile, ma un commando attaccò la macchina ferma ad un semaforo. L'irruzione dei terroristi fu improvvisa: questi, dopo aver rotto il finestrino dell'auto, scaricarono otto colpi, uccidendo il giudice sul colpo. Il processo sul suo omicidio si svolse a Torino nel 1983 e si consluse con la condanna dei due responsabili dell'omicidio: Sergio Segio, l'esecutore materiale, fu condannato all'ergastolo, mentree Bruno Rossi Palombi, l'autista, fu condannato a 24 anni e sei mesi.
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TERAMO
Intervista a Carina Spurio, poetessa teramana

Martedì 27 gennaio 2009 (#0043) - PERSONE

Nell'intervista rilasciata a Simone Gambacorta, Carina Spurio svela il percorso interiore che l'ha condotta nel mondo della poesia: dallo stile originario dell'adolescenza all'esordio letterario nel 2005, dai versi sospesi del diario fitto di appunti dell'adolescenza al "verso che si nutre della potenza delle immagini, in cui, il linguaggio poetico, costruito osservando le opere d’arte, tocca il confine ambiguo delle parole, all’interno delle quali resta sempre un fragile equivoco". Vai al testo integrale dell'intervista
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TERAMO
Intervista a Fausto Eugeni: come è nato l'Atlante Storico di Teramo

Venerdì 23 gennaio 2009 (#0040) - PERSONE

In un'ampia intervista rilasciata a Simone Gambacorta e pubblicata sulla rivista online Abruzzo Cultura lo storico teramano Fausto Eugeni ha 'narrato' il lungo percorso di ricerca che lo ha condotto alla pubblicazione dell' "Atlante Storico della Città di Teramo", uno dei progetti editoriali più importanti dell'ultimo decennio teramano. «Nel mio lavoro presso la Biblioteca Delfico di Teramo, mi sono spesso trovato a contatto con il pubblico e con le informazioni bibliografiche. Il tema della città di Teramo, con la sua immagine e le sue rappresentazioni è stato senz’altro tra quelli più ricorrenti...». Eugeni in questa intervista esplica il lungo e complesso lavoro di ricerca, di scelta e di 'assemblamento', tipico di uno studioso di storia patria. L'idea del prestigioso prodotto editoriale nasce dall'incontro con l'editore teramano Giacinto Damiani, di Ricerche & Redazioni... Il testo integrale dell'intervista è su AbruzzoCultura.
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PESCARA
Lo "Stilo d'Oro" a Maria Vittoria Isidori

Giovedì 15 gennaio 2009 (#0021) - PERSONE

La dottoressa Maria Vittoria Isidori, ricercatrice presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università dell'Aquila, è stata premiata con “Lo Stilo d'Oro, XIX Premio Internazionale di Pedagogia “Raffaele Laporta”, per la sezione abruzzese. Il riconoscimento le è stato conferito a Pescara nel Salone dei Marmi. Il premio, ormai di livello internazionale, è stato istituito nel 1990 ed è intitolato alla memoria dello studioso pescarese Raffaele Laporta; si propone la diffusione della cultura pedagogica negli aspetti teorico, storico e didattico-applicativa. Il saggio della dottoressa Isidori è stato premiato per il contributo fornito alla diffusione della cultura pedagogica europea ed extraeuropea. Nel suo lavoro, rivolto alla formazione di diverse professionalità, la ricercatrice abruzzese si è soffermata sulla necessità del confronto tra ambito pedagogico e radici tipiche di ogni cultura.
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CIVITELLA ROVETO (AQ)
I 100 anni di don Angelo Mariani

Sabato 10 gennaio 2009 (#0015) - PERSONE

Anche se da qualche tempo non porta più la macchina, la sua patente è valida sino al 2010, perché le visite alle quali si è sottoposto un paio di anni fa lo hanno trovato ancora in efficenza. Sono stati solo i recenti acciacchi dell'età a dissuaderlo dall'uso dell'automobile, così come lo hanno costretto per la prima volta a non poter prender parte alle funzioni religiose natalizie, che però ha celebrato nella sua casa circondato dai tanti familiari, compresa la sorella 86enne. Anche se adesso non può più sostituire i sacerdoti dei paesi della Valle Roveto, come gli accadeva nei casi di necessità, il neo centenario continua a condurre una vita molto attiva: nel suo studio stracolmo di libri riceve visite, segue molto l'informazione, non disdegnando l'utilizzo dei moderni strumenti elettronici, come il cellulare e la televisione satellitare. Don Angelo rappresenta la memoria storica della comunità, ed egli non perde occasione per ricordare i momenti salienti del suo percorso sacerdotale, dei suoi tanti viaggi nel mondo, e dei tanti eventi vissuti nei suoi cento anni di vita. Nato nel 1909 da una famiglia di contadini a Meta, frazione di Civitella Roveto, Angelo Mariani fu ordinato sacerdote nel 1938. Ha trascorso la maggior parte della sua vita sacerdotale in provincia di Benevento, diventando anche vicario del Vescovo. Raggiunta la pensione nel 1962 don Angelo è tornato nella nativa Meta, continuando tuttavia l'attività pastorale e conducendo sempre una vita sana ed attiva.
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TORRE DE' PASSERI (PE)
Angelina Cortella seconda centenaria di Torre de' Passeri

Venerdì 9 gennaio 2009 (#0014) - PERSONE

L'arzilla Angelina ha raggiunto il traguardo del secolo nel giorno dell'Epifania, affiancando nel ristrettissimo club delle centenarie Amelia Sonsini, la quale nel mese di ottobre ha compiuto 101 anni. Confermando la tendenza delle statistiche anche nel paese pescarese sono le donne a farla da padrona nella ristretta cerchia degli ultra novantenni, perché di sesso femminile sono ben 29 su 38 persone. Angelina ha festeggiato per due giorni, perché pur nata a Pescosansonesco il 6 gennaio 1909 fu registrata solamente il giorno dopo, come spesso accadeva in quei tempi. "Si nasceva in campagna e il padre registrava i figli all'anagrafe quando poteva", racconta l'arzilla vecchietta che conserva una lucidità di memoria sorprendente. Sposatasi con Giuseppe Sezza nel 1934 la neo-centenaria rimase vedova dopo appena sette anni di matrimonio dal quale non nacquero figli. Da quasi 60 anni vive insieme alla cognata Domenica, quasi ottantenne. Ancora lucida ed autosufficiente Angelina, che vive a Torre de' Passeri da più di 80 anni, continua ad occuparsi delle faccende di casa in maniera autorevole. Ai festeggiamenti ha partecipato anche il sindaco di Torre Antonello Linari che, rivolgendosi alla "testimone dell'amore profondo per la famiglia e per le proprie radici", le ha donato una targa ricordo.
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La vera gioia dimora nella semplicità

Il dono dell'amicizia è tale quando scopriamo che qualcuno è disposto a fidarsi di noi

Chi ha il coraggio di spingersi al limite delle proprie qualità e capacità, scopre che la vita è una miniera di continue sorprese

Perdonare è necessario alla pace interiore, ma non significa dimenticare

Un influsso negativo può abitare gli eventi della nostra vita ma non vi rimarrà a lungo

E’ importante ragionare per obiettivi: solo in questo modo possiamo coordinare i nostri sforzi

Ogni ciclo ha un termine naturale. La perseveranza è una virtù che deve arrivare a un obiettivo

Esercitiamo la nostra influenza in un gruppo se comprendiamo quando agire e quando tacere

A volte dormendo facciamo sogni così intensi, che al risveglio viviamo le stesse emozioni

Saremo sicuri di noi soltanto se siamo onesti con noi stessi

Oggi splende il sole, domani arriverà l'inverno. Godi del bello e della gioia finché dura

Avere ben presente il perché delle nostre azioni rinsalda i propositi quando siamo in difficoltà

Autocontrollo significa imbrigliare e dare la forma che preferiamo alle cose

Percepiamo il mondo attraverso i sensi ma lo conosciamo dopo l’elaborazione delle nostre menti

Nessuno altro può dare la stessa attenzione a ciò che per noi è unico e veramente importante

Non esiste una verità assoluta. Tutto è relativo poiché ognuno di noi ho solo la propria visuale

La semplicità è una qualità che si raggiunge veramente dopo aver conosciuto la complessità

Non farti turbare dai mutamenti, accogli i cambiamenti come una nuova possibilità

La consapevolezza di sè offre un prezioso senso di sicurezza al nostro operare

Tenere a mente il perché delle nostre azioni rinsalderà i propositi in caso di difficoltà

L’addio è un evento inesorabile ma è una tappa necessaria della nostra crescita

La perseveranza è una virtù. Ma lo sforzo deve tendere verso un fine ed avere appagamento

Il cammino verso la realizzazione del sè richiede di abbandonare il superfluo

In talune situazioni, dal timore può propagarsi una energia negativa che pervade la realtà

Bisogna saper distinguere il passo composto dalla corsa affannosa, il coinvolgimento, dall’esaltazione

Per riuscire nella meditazione dobbiamo assomigliare a una stanza vuota: ovvero cercare di eliminare ogni, pensiero, ogni fantasia dalla nostra mente...

Il successo nella vita spirituale non è dovuto a eventi eccezionali, ma alla perseveranza e a una dedizione quotidiana

Distingui la disciplina finalizzata da quella cieca. Nel primo caso il fine illumina la strada. Se manca uno scopo, la pratica si trasforma in fanatismo

Tutto ciò che ci circonda ci attrae. Cosa, in tutto questo è davvero necessario?

Ciò che cerchiamo ci troverà.

Affinché il nostro sè affiori, è necessario frequentare ogni ambiente possibile ed ascoltare più persone possibili

La vetta in cima al nostro cammino esiste indipendentemente dalle difficoltà e dalla nostra stanchezza nel cercare di raggiungerla

Se pensiamo che fra noi e il nostro obiettivo ci sia un legame spirituale allora sì che riusciremo a raggiungerlo

E’ necessario raccogliersi e discorrere con se stessi: al riparo da commistioni e inquinamenti, la nostra voce sarà finalmente percepibile

Conosci meglio i tuoi limiti. Ascolta i tuoi timori. Alle volte t’impediscono di raggiungere i tuoi obiettivi, ma altre volte ti aiutano a non sbagliare

La quiete contemplativa ci distoglie dal clamore di ogni giorno consentendoci di udire l’impercettibile che è nella nostra vita

Rischio è anche opportunità. Le possibilità di successo aumentano se cogliamo le iniziative abbandonate da altri.

E’ necessario ogni giorno praticare una forma di riposo che non coincida col sonno per liberarci dai pensieri che gravano sulle nostre giornate

Il successo nella vita spirituale non è dato da eventi eccezionali, ma da una dedizione quotidiana

Per il nostro equilibrio fisico e spirituale, il pasto cessi ai primi cenni di sazietà, anche quando lo stimolo della fame non sembra spento

Il prossimo è la nostra estensione: il rapporto che abbiamo con lui rivela la relazione che abbiamo con noi stessi

Lo stress è un messaggio che va ascoltato, per capire cosa il nostro corpo vuole comunicarci e poter fare un passo verso il benessere

La ragione può investigare sulla natura e sul comportamento degli atomi, ma solo la mente, tramite la meditazione, raggiunge la saggezza.

La semplicità è virtù del vivere. Nella quiete del cuore dimora la verità, ascoltala con amorevolezza

Siamo attratti da tutto ciò che ci circonda. Chiediamoci cosa sia davvero necessario per noi, e sentiamoci liberi di abbandonare il superfluo

L'intuizione cela un consiglio apparentemente illogico e se impariamo a seguire quel lampo breve, potremo trarne benefici indiscussi

Un punto di vista consapevole consente di non pretendere imprese straordinarie né di dubitare la riuscita di eventi alla nostra portata

Condividere il proprio sapere e discuterlo con gli altri genera una conoscenza serena.

Per non ripetere uno sbaglio, l'azione migliore è quella di cercare di capire dentro di noi il percorso che ci ha portato a commetterlo

Tutto ciò che siamo è il risultato dei nostri pensieri

Trattenersi dall'ottenere un risultato non significa rinunciare, bensì coltivare la dote della pazienza.

Nel prendere una decisione, possiamo aiutarci nell'orientamento chiedendoci se essa sia motivata dalla paura oppure dalla necessità

Il fanciullo simboleggia le nostre energie incontaminate. Con la meditazione possiamo trovarlo dentro di noi e riportarlo alla luce.

Più lontano si cerca il sapere, meno si conosce. Il saggio sa senza viaggiare, comprende le cose senza vederle, realizza senza agire.

Chi è consapevole che il cammino è infinito, conosce le proprie lacune e non crede mai di aver raggiunto la perfezione.

Il pensiero orientato verso il passato o verso il futuro è un'illusione che porta sofferenza perché si svolge in dimensioni inesistenti.

L'unico spazio reale in cui puoi fare esperienza della vita si chiama presente.

Ogni esperienza vissuta intensamente non appartiene al passato. E' con te in ogni istante.

Nessun altro può dare uguale attenzione a ciò che per noi è unico e veramente importante

Il nostro organismo può curarsi nel quotidiano attraverso il controllo dei pensieri

Il domani non ha più realtà di un sogno. Tutte le vere risposte sono date nell'istante del presente

E' quando siamo in preda alla frustrazione, che dobbiamo agire per provocare un cambiamento

Non accontentarti di rimanere sulla riva ad osservare l'acqua che scorre, immergiti nel fiume

Quando parliamo con sincerità, le nostre parole arrivano al cuore come raggi di sole.

Per avere una fugace visione della verità interiore occorre fermare l'attività dei sensi ed interrompere l'interazione con l'ambiente esterno.

Felice e beato colui che aspetta senza desiderio

La vera pace si manifesta quando prendiamo coscienza dei legami che ci uniscono all'universo

Chi conosce la contentezza dell'accontentarsi è sempre contento

Un giorno senza sorriso è un giorno inutile

La comprensione è solamente un mezzo, non un fine. La cosa fondamentale è vivere

Si può conoscere ciò che succede nel mondo senza fare un passo fuori dalla porta

Al di là delle necessità quotidiane, è opportuno liberare ed esprimere la nostra natura e la nostra unicità

La realtà dell'altro è in quello che non può rivelare. Per capirlo, occorre ascoltare le parole che non dice

Qualunque cosa accada nel mondo circostante, occorre sempre conservare ciò che è dentro i nostri cuori

La vita stessa è maestra, impariamo da ogni cosa e non c'è bisogno di trovare un guru che ci illumini la strada



IL TEMPO IN ITALIA E IN ABRUZZO

Chi tempo ha e tempo aspetta, tempo perde.

Chi ha tempo non aspetti tempo.

Col tempo e con la paglia si maturan le sorbe.

Faccia chi può, prima che il tempo mute; chè tutte le lasciate son perdute.

Il tempo consuma ogni cosa.

Rode il tempo ogni cosa e non si sente.

Il tempo dà consiglio.

Il tempo è denaro.

Il tempo è come il denaro: non ne dissipate e ne avrete sempre d'avanzo.

Il tempo mitiga ogni gran piaga.

Il tempo suol far lieto ogni dolore.

Il tempo scorre incessantemente come l'acqua.

Vassene il tempo e l'uom non se n'avvede.

Il tempo scuopre ogni cosa.

Ogni cosa ha il suo tempo.

Le cose tutte quante han ordine tra loro.

Ogni cosa si sa comportare eccetto che il buon tempo.

Il buon tempo fa scavezzare il collo.

Rosso di sera bel tempo si spera, rosso di mattina la pioggia s'avvicina.

Sera rossa e nero mattino, rallegra il pellegrino.

Il tempo perduto mai non si riacquista.

Pensa che questo dì mai non raggiorna.

Le ore non son legate ai bastoni.

Il tempo passa e se ne porta il tutto.

Non sono tutti uguali i giorni.

Un giorno è madre, l'altro è matrigna.

Del primo giorno scolare è il secondo.

Non vè si lungo giorno che nol segua la notte.

Ogni dì vien sera.

Ogni giorno deve avere il suo compito.

Nessun giorno sia da te vissuto inutilmente.

Val più un buon giorno con uovo, che un mal'anno con un bue.

Il tempo è un bene: che tanto n'ha il povero, quanto il ricco.

Tempo e fantasia si varia spesso.

Il gran tempo a' grandi nomi è gran veleno.

Il tempo doma ogni cosa.

Chi compra a tempo, vende nove per altri e un per sé.

Dio non paga il sabato ma a otta e tempo.

Il tempo scuopre tutto.

Il buon marinaio si scuopre al cattivo tempo.

A lasciar ci è sempre tempo.

Il bel tempo non viene mai a noia.

Al buon tempo ognun sa ire.

Chi comincia a aver buon tempo, l'ha per tutta la vita.

Arco da mattina empie la mulina; arco da sera tempo rasserena.

La nebbia lascia il tempo che trova.

Quando il tempo è dritto non vuol cantare il picchio.

Quando Dio vuole ad ogni tempo piove.

Quando il tempo è in vela, ogni nuvolo porta sereno.

Quando il tempo è molle il dente è più folle.

Quando il tempo si muta, la bestia starnuta.

Quando tira vento, non si può dir buon tempo.

Tempo rimesso di notte non val tre pere cotte.

Facendo male, sperando bene, il tempo va, e la morte viene.

Tempo, vento, signor, donna, fortuna voltano e tornan come fa la luna.

Dai tempo al tempo.

Niuno è savio d'ogni tempo.

Il tempo è buon testimone.

Il tempo è padre della verità, e l'esperienza madre delle cose.

Bisogna darsi ai tempi.

In tempo di poponi non prestare il coltello.

Da cosa nasce cosa, e il tempo la governa.

Il tempo è galantuomo e puntuale.

Chi ha tempo ha vita.

Il tempo viene per chi lo sa aspettare.

Non è più il tempo che Berta filava.

Se il gatto starnuta, il tempo muta....

Natale a luna calante, annata mancante....

Se non rischiara di mezzodì, piove tutto il dì....

Se lampa la scampa; se tuona, la suona.... (Toscana)

Se canta la rana, la pioggia non è lontana....

Lo Scirocco ha sulla schiena una grande secchia piena....

Calura che monta, burrasca già pronta....

Vento di sera, buon tempo si spera....

Se Levante si muove, o tre o sei o nove.... (Umbria)

Nuvola vacante non disseta le piante....

Vento di Levante, pioggia abbondante....

Pioggia estiva passa come arriva....

Mare bianco, scirocco in campo....

Ciò che la neve cela, l'estate rivela....

Se il ragno fa il filato, il bel tempo è assicurato....

Bianco di mattina, buon tempo si incammina....

Luna bianca,tempo bello; luna rossa, venticello....

Pioggia col sole durare non suole....

Tramontana che non pulisce, piove che non fallisce....

Nebbia bassa, quel che trova lassa.... (Marche)

Tempo non dura con scirocco chiaro e tramontana scura....

Arcobaleno di mattina, la pioggia si avvicina....

Tramontana scura per molto non dura....

Stelle tremule e appannate son piogge assicurate....

Quando il sol la neve indora, neve, neve e neve ancora.... (Emilia)

Stellato cielo, mattinata al gelo....

Quando pungono le mosche, le giornate si fan fosche.... (Toscana)

Tramontana la pioggia tien lontana....

Quando è sereno ma la montagna scura, non ti fidar che non è sicura..... (Emilia) Quando è chiara la montagna, mangia bevi e stai in campagna....

Se il sol va giù nebbioso, il giorno dopo non è piovoso.... (Umbria)

Quando lampa da ponente, non lampa per niente! (Toscana) Quando lampa da tramontana, arriva la caldana....

Quando le nubi vengon da ponente, siedi e fila che non puoi far niente.... (Emilia Romagna)

Neve vecchia altra neve aspetta.... (Marche)

Se le nuvole vanno al mare, buon tempo vuol fare.... (Toscana)

Se si rannuvola sopra la brina, o pioggia o neve o strina.... (Umbria)

Quando il Vettore mette il cappello, vendi le capre e compra il mantello; Quando il Vettore mette le brache, vendi il mantello e compra le capre.... (Marche e Umbria)

Dopo tre brine, acqua a mezzine .... (Toscana)

Dopo la nebbia viene la neve.... (Marche)

Rosso di sera, bel tempo si spera. Rosso di mattina, la pioggia si avvicina....

Cielo a pecorelle, acqua a catinelle....

Se il sole insacca, o vento o acqua....

Cielo che luce, acqua produce....

Quando il ciel si fa lana, piove entro la settimana....

Dopo la neve, bel tempo ne viene.... (Emilia)

L'anno passato è sempre lodato....

Un buon anno è sempre il benvenuto.....

Anno nevoso è sempre fruttuoso....

Annata nevaia, annata frumentaia....

Oggi pioggia, e doman secca Accidenti a chi ce l'azzecca....

Or la piova, or la secca, buscherà chi ce l'azzecca....

Spesso un lieve venticello,spazza i nembi e porta il bello....

Quando piove o tira vento, né caccia né pesca che perdi tempo....

Quando piove e tira vento, serra l'uscio e tienti dentro....

Quando le stelle son lucenti, a mezzanotte cambiano i venti....

Quando il sole è in sacca, è vicino il vento o l'acqua....

Quando imbiancano le alture, non s'illudano le pianure....

Se rannuvola sopra la brina, piove o nevica prima di domani mattina.... (Umbria)

Arco di mane, riempie le fontane....

Arco celeste di mattina,la pioggia designa vicina....

L'arcobaleno del mattino, molta acqua manda al mulino....

Arcobaleno in serata, ormai l'acqua è terminata....

Cielo rosato, nebbia leggera, portan bel tempo da mane a sera....

Cielo rosso e turchino, rallegra il contadino....

Rossor di sera, buon tempo si spera....

Sera rossa e bianco mattino, rallegrano il pellegrino....

Nubi a pecorelle, acqua a catinelle....

Cielo a pecorelle, ogni goccia due scodelle....

Se piove o fa gragnola, la durata è men di un'ora....

Tempo rimesso di notte, dura quanto un piatto di fave cotte....

Nebbia bassa, buontempo lascia....

Monti col cappello, viandante col mantello....

Lu tempu nun dura, se scirocco chiaro e tramontana scura....

Quando il monte mette il cappello, vendi la vacca e compra l'ombrello....

Tempo rimesso di notte, non vale tre pere cotte....

Se il delfino in mar fa festa, non è lontana la tempesta....

Ogni grossa bufera, si preannuncia dalla sera....

Se il delfino inarca il dorso, marinaglio, abbrevia il corso....

No' spetarte mai la bora, se il sirocco in mar lavora.... (Trieste)

Quando ormai senza pampini è la vite, le bizzarrie d'autunno son finite....

Quando il vesuvio mette la cappa, oggi o domani pioggia ci scappa.... (Napoli)

Camino che non tira, vuol dire che il tempo gira....

Se ad oriente ce il tendone, presto avremo l'acquazzone....

Buona la neve, che a suo tempo viene....

Sotto la neve pane per denti, sotto la pioggia triboli o stenti....

Sotto la neve cè il pane, sotto l'acqua c'è la fame....

Cerchio vicino. acqua lontano, cerchio lontano, acqua vicino....

Quando nevica sulla foglia, sarà inverno di gran doglia....

A una lunga e bella estate, seguono gelide invernate....

Dopo la neve, buon tempo viene....

Quando fiocca sulla foglia, fiocca ancor di buona voglia....

Neve marzolina, dura dalla sera alla mattina....

Raganella canterina, l'acqua presto si avvicina....

Canto di raganella, o pioggia o pantanella....

Canto di gallo fuor di mattino, pioggia o piovasco molto vicino....

Gallo che canta di sera, aspetta acqua e tempesta nera....

Quando il gallo canta nel pollaio, aspetta l'acqua sotto il grondaio....

Fin a che non cantano le rane, non riporre ne mantello ne lane....

Gatta che lava le orecchie, presto vuol piovere a secchie....

Quando gli uccelli volan basso, se non hai l'ombrello allunga il passo....

Quando il ragno tesse all'aperto, il buon tempo rimane di certo....

Se canta il gallo fuor dell'ora, il tempo buono va alla malora....

Quando gli uccelli tornano al nido, il tempo bello diventa infido....

Formica che scava il terreno, promette bel tempo sereno....

Quando la gatta fa il fuso, il tempo farà il muso....

Se l'asino starnuta, fra poco il tempo muta....

Se canta il gallo sul dopocena, il tempo nuvolo si rasserena....

Quando la vacca tien su il muso, brutto tempo salta suso....




Animazione satellitare (a cura di La.M.M.A.)



Piogge in tempo reale (mm/h) (Radar M.Midia)


Stazioni meteorologiche abruzzesi in tempo reale

I prossimi giorni a:

Chieti   L'Aquila   Pescara   Teramo

A chije aspette, n’hêre ije ne pare sétte”.
A chi aspetta, un'ora glie ne sembrano sette.

”A la Signêre che magnêije li pullastrelle ije venne vulèije de li pera cotte”.
Alla signora che mangiava i pollastrelli venne voglia delle pere cotte.

”A Sante vicchije ‘nze appicce ‘cchié cannèle”.
A Santo vecchio non si accendono più candele.

”Appleche e fa sapêne”.
Mettiti all’opera e otterrai il risultato.

”Attacche l’asene dova vò lu patrêne”.
Lega l’asino dove vuole il padrone.

”Bardisce, hummene e murte ha simbre turte”.
Bambini, uomini e morti hanno sempre torto.

”Chije aspétte, ‘Ddèije l’assétte”.
Chi aspetta, Dio l’assetta.

”Chije càreche e scàreche nen perde maije témpe”.
Chi carica e scarica non perde mai tempo.

”Chije gere de notte và ‘nghêndre a la morte”.
Chi va in giro di notte va incontro alla morte.

”Chije l’arte nen vò ‘mbarà, sberre o frate se ha da fa”.
Chi non vuole imparare un mestiere si deve fare o sbirro o frate.

”Chije magne prème, magne ‘ddu vodde”.
Chi mangia prima, mangia due volte.

”Chije negozie cambe, chije fatèije crépe”.
Chi negozia campa, chi lavora crepa.

”Chije nen po’ vatte sacche, vatte sacchêtte”.
Chi non può infierire sul sacco, infierisce sul sacchetto.

”Chije péquere se fa, lépe se le magne”.
Chi si fa pecora viene mangiato dal lupo.

”Chije ijoche a lu lotte e spére de vênce, lasse li stracce e peije li cènce”.
Chi gioca al lotto e spera di vincere, lascia gli stracci e prende i cenci.

”Chije se vregugnò diijunò”.
Chi ebbe vergogna fece digiuno.

”Chije spare ‘nne attacche, spare ‘nne ascioije”.
Chi non lega la "spare” non la scioglie.

”Chije se vésceche ‘nze annéghe”.
Chi si agita non annega.

”Chije te bbattêzze te è cumbare”.
Chi ti battezza ti è compare.

”Chije té li quatrène fabbreche, chije nne té desêgne”.
Chi ha i soldi fabbrica, chi non ce li ha fa progetti.

”Cchiù t’abbisse e ‘cchiù lu cule te se scopre”.
Più ti abbassi e più ti si scopre il sedere.

”Coma te prepìre lu ijacce te ce aggìcce”.
Come ti prepari il giaciglio ti ci sdrai.

”Cuscijìnze e quatrène ‘nze sa chije le té”.
Coscienza e quattrini non si conosce chi ce li ha.

”Daije, daije, daije, la cepêlle devente haije”.
Dagli, dagli, dagli, la cipolla diventa aglio.

”Da la cocce vé la tègne, da lu péte vé la magagne”.
Dalla testa viene la tigna, dal piede viene il malanno.

”Dope che ha successe lu guàije la case s’arembièsce de cunsèije”.
Dopo che è successo il guaio la casa si riempie di consigli.

”Dope li cumbitte hésce li defitte”.
Dopo i confetti escono i difetti.

”Dova nen passe lu frêdde nen passe manghe lu calle”.
Dove non entra il freddo, non entra neanche il caldo.

”Dova se magne ‘Ddèije ce accumbagne”.
Dove si mangia Dio ci accompagna.

”Dova sta tanta ghille ‘nze fà maije ijurne”.
Dove stanno tanti galli non si fa mai giorno.

”E’ ‘cchiù la spêse che la ‘mbrêse”.
E’ più la spesa che il ricavato.

”E’ trèste chije nen té ninde, ma è ‘cchijù trèste chije nen té nisciéne”.
E’ triste chi non ha niente, ma è più triste chi non ha nessuno.

”Fà béne e scurdete, fà male e pènsece”.
Fa bene e scordatene, fa male e pensaci.

”Fiocche nen fa ghênne, tutte aiute a ijêgne”.
Un fiocco non fa la gonna, ma tutto aiuta ad aggiungere.

”Genta trèste, ‘nnumenate e vèste”.
La gente cattiva appare appena se ne parla.

”Ha ijète a cercà grazie e ha truvate ijustèzie”.
E’ andato a trovare grazia e ha trovato giustizia.

”Ijétte la préte e annaschênne la mane”.
Butta la pietra e nasconde la mano.

”Ije te dèce harre e tu t’aggicce”.
Io ti dico di andare avanti e tu ti sdrai.

”’acque che ‘nne ha piovete ‘n cile sta”.
L’acqua che non è piovuta sta ancora in cielo.

”L’arte de tate è mézze ‘mbarate”.
L’arte del padre, in parte, è imparata.

”La bellêzze fène a la porte, la buntà fène a la morte”.
La bellezza fino alla porta, la bontà fino alla morte.

”La ijérva cattève nen more maije”.
L’erba cattiva non muore mai.

”La gallène féte l’ove e lu galle strèlle”.
La gallina fa l’uovo e il gallo strilla.

”La cire se fréghe e la prucessiêne nen cammène”.
La cera si consuma e la processione non cammina.

”La ‘rrobbe de l’avarêne se le sfrésce lu sciampagnêne”.
La roba dell’avaro la sperpera il prodigo.

”La ‘rrobbe de lu ‘rriffe e ‘rraffe se ne va ‘nghe lu ‘zziffe e ‘zzaffe”.
Il frutto dell’intrallazzo se ne va con lo spreco.

”La rota hênte ‘nnè strèlle”.
La ruota lubrificata non cigola.

”La supérbije ijò a cavalle e arevènne a ‘ppéte”.
La superbia andò a cavallo e tornò a piedi.

”La troppa cumbedénze fa perde la criànze”.
La troppa confidenza fa perdere la creanza.

”L’hosse vicchije acchênge la pignate”.
L’osso vecchio condisce la pentola.

”Li cucce rétte và simbre ‘n gere pè la case”.
I cocci rotti vanno sempre in giro per la casa.

”Li guaije de la pignate le sà la cucchiare”.
I guai della pentola li conosce il mestolo.

”Lu ‘cchiù pulète té la rêgne”.
Il più pulito ha la rogna.

”L’ucchije de lu patrêne ‘ngrasse lu cavalle”.
L’occhio del padrone ingrassa il cavallo.

”L’hìsene lèteche e li varèle se sfasce”.
Gli asini litigano e i barili si sfasciano.

”Lu sangue se lagne, ma ‘nze magne”.
Il sangue si lagna, ma non si mangia.

”Lu vove desse curnéte all’asene”.
Il bue disse cornuto all’asino.

”Maije mazzate ha fatte bon cane”.
Mai le percosse hanno ben educato un cane.

”Maije raije d’asene saijò ‘n Cile”.
Mai raglio d’asino salì in Cielo.

”Matremunie e vescuvate da lu Cile è distenate”.
Matrimoni e vescovati sono destinati dal Cielo.

”Mbare l’arte e mèttele da parte”.
Impara un mestiere e mettilo da parte.

”Mêije, marète e feije coma ‘Ddeije te le dà te le peije”.
Moglie, marito e figli come Dio te li da te li pigli.

”Miije a magnà poche e stà vicène a lu foche”.
Meglio mangiar poco e stare vicino al fuoco.

”Miije li pinne ‘n curène che li pinne dêntre la tène”.
Meglio tenere i panni al vento che non dentro il mastello. ”Miije l’ove huije che la gallène dumane”.
Meglio l’uovo oggi che la gallina domani.

”Miije la morte dêntre a la case che nu Marchisciane arréte a la porte”.
Meglio la morte in casa che un Marchigiano dietro la porta.

”Miije sêle che male accumbagnate”.
Meglio soli che in cattiva compagnia.

”Na vodde chêrre lu lébbre e na vodde chêrre lu cacciatêre”.
Una volta corre la lepre e una volta il cacciatore.
br>”’Ncumbagnèije piijò la mêije pére lu frate”.
In compagnia prese la moglie anche il frate.

”Ne sà ‘cchié lu patète che lu sapéte”.
Conosce più i problemi colui che li ha sofferti che non colui che li ha solo conosciuti.

”’Ncarèscete ferre cà tinghe n’ache da vênne”.
O ferro aumenta di prezzo perchè ho un ago da vendere.

”’Nze pò avé la scarpa hênte e la ‘ssêgna sane”.
Non si può avere la scarpa unta e la sugna intera. ”’Nze pò tenê lu varèle piene e la mêije ‘mbrijìche”.
Non si può avere il barile pieno e la moglie ubriaca.

”Nu pare de rêcchie ‘bbùne sì quanta lêngue stracche”.
Un paio di orecchie buone sai quante lingue stanca.

”Ognéne sà hêsse ‘Ddèije sà tétte”.
Ognuno conosce le proprie cose, Dio sa tutto.

”Passe l’angele e dece ammén”.
Passi l’angelo e dica: così sia.

”Peccate e ‘ddìbbete chije le fa le paghe”.
Peccati e debiti chi li fa li paga.

”Povere a chije se more cà chije cambe se cunzòle”.
Povero chi muore perchè chi vive si consola.

”Povere ‘lla case dova ‘nge và nisciéne”.
Povera quella casa dove non va nessuno.

”Quande ‘cchiù pénne ‘cchiù rénne”.
Quanto più pende tanto più rende.

”Quande lu diavele te accarêzze, vò l’alme”.
Quando il diavolo ti accarezza vuole l’anima.

”Quande de core nen me vé, n’accedénte a chije me le fa fà”.
Quando non mi viene dal cuore, un accidenti a chi me lo fa fare.

”Quande ‘nge sta la gatte, li sérge abballe”.
Quando non c’è il gatto, i topi ballano.

”Quêlle che nen và pè trame, và pè stêse”.
Quello che non va per trama, va per stesa.

”San Magne ha nate prème de Crèste”.
San Magno è nato prima di Cristo.

”Seconde lu suldate ije s’appénne la sciabbule”.
Secondo il soldato gli si appende la sciabola.

”Se tutte li cille cuniscêsse lu rane, ‘nze magnêsse ‘cchiù lu pane”.
Se tutti gli uccelli conoscessero il grano, non si mangerebbe più il pane.

”Sotte a stu ‘mbrélle, ‘nge nêngue e ‘nge piove”.
Sotto quest’ombrello non ci nevica e non ci piove.

”Sparagne e cumbaresce”.
Risparmia e fa bella figura. “Tère a cchije vèdde e coije a cchije nen vèdde”.
Tira a chi vide e colpisce chi non vide.

”Tê sì hadde, ije sò ‘bbasse, tê sì fêrbe, ma ije te passe”.
Tu sei alto io sono basso, tu sei furbo, ma io lo sono di più.

”Ucchije biijnghe e pèle rêsce, ‘nne alluggià se ‘nne chenêsce”.
Occhi bianchi e capelli rossi non li ospitare se non li conosci.

”Ucchije che nen vète, core che nen desèdere”.
Occhio che non vede, cuore che non desidera.

”Vale ‘cchié a nasce sotte a na ‘bbona hêre che essere fèije de gran signêre”.
Vale più nascere sotto una buona stella che essere figlio di un gran signore.

”Vale ‘cchié na tumbire tra magge e abbrèle che nu carre d’ore e chije le tère”.
Vale più un acquazzone tra maggio e aprile che un carro d’oro e chi lo tira.

”Vénga tarde e vénga ‘bbone”.
Venga tardi e venga bene.

”Vète mandì sta canne, canne mandì sta vète”.
Vite sorreggi questa canna, canna sorreggi questa vite.


Apre l'ucchie e spannele ca nen è callare ca s'arcagne
Apri gli occhi e guarda ogni particolare, perché questa caldaia (o altro) non si cambia

Ardàmme lu fazzulètte che te so date e armìttece lu bbene che te so' vulùte
Ridammi il fazzoletto che ti ho dato e rimettici dentro il bene che ti ho voluto

Arjì 'rrète come lu funàre
Andare all'indietro come il funaio

A 'rlava' la coccie all'àsene se perde lu tempe, l'acque e lu sapòne
A lavare la testa all'asino si perdono tempo, lacqua e sapone

A Sanda Reparate la live è maturate
A Santa Reparata le olive sono maturate

Chi 'arfrèche armàne frecàte
Chi imbroglia , resta imbrogliato

Carnavàle pe 'ttè quaresema pe l'iddre
Carnevale per te e quaresima per gli altri

Chi belle vò parè, gran dolòre à da patè
Chi vuol sembrare bello, deve sopportare gran dolore

Chi pècure se fa lupe le magne
Chi pecora si fa, finisce mangiato dal lupo

Chi cache tra la neve, preste se scopre
Chi caca nella neve, viene scoperto subito

Chi 'ccide 'na hatte à sette male disgrazie
Chi uccide un gatto, avrà sette gravi disgrazie

Chi ' nn'è bbòn pe lu re ' nn'è bbone manche pe la riggìne
Chi non è buono per il re (per il servizio militare), non è buono neppure per la regina (per "donna")

Chi scì 'ccise
Che tu possa essere ucciso (da non prendere alla lettera-!!!)

Ti si pozza seccà la lengue
Ti si possa seccare la lingua

Chi tè la vigne tè la tigne
Chi ha la vigna, ha la tigna

Che vu rompe lu specchie?
Non vorrai mica rompere lo specchio?

Chi di ninne chi di nonne, a ogne case ci stà li corne
Chi a causa della piccola chi a causa della grande, in ogni casa ci sono le corna

Cielle de la mala morte
Uccello della cattiva morte

Chi tè la moje 'bbelle, simpre cande; chi tè quatrìne poche, simpre conde
Chi ha la moglie bella sempre canta, chi ha pochi quattrini sempre conta

Chi l'arte nen vò 'mparà, o sbirre o frate sa da jì 'ffà
Chi non vuole imparare un mestiere, o sbirro o frate si deve fare

Corn' e guaje nen manche maje
Corna e guai non mancano mai

Chi spute 'n ciele j' arcasche 'n mocche
A chi sputa in cielo gli ricade in bocca

Chi tè letàme nen tè fame
Chi ha letame non ha fame

Cummanne e fattele tè
Chi vuole, faccia; chi non vuole, comandi

Curnute e mazziàte
Cornuto e bastonato

Ddeje prime li fa dapù l'accumbagne
Dio prima li fa poi li accoppia

Criste fa li mundàgne e po' ce fiocche, fa li crestiàne e po' l'accocchje
Cristo fa le montagne e poi ci fa nevicare, fa i cristiani e poi li accoppia

Dentr' alla cocce ce tè li pegge
Ha le pulci in testa

Dentr' alla votte pìccule ce stà lu vine 'bbòne
Nella botte piccola c'è il vino buono

Dimme quelle che vù, ma nen me dì coteche
Dimmi quello che vuoi, ma non chiamarmi "cotica"

Dova sput' ij facce na fonde
Dove sputo io faccio una fontana

E' cort' e mal' cavàt'
E' piccolo e tremendo

E' l'ommene ca tène da purtà li cauzune
E' l'uomo che deve portare i calzoni

Vulè la scarpa onde e l'assogna sane
Volerr la scarpa unta e la sugna intera

Vicchie e frastire s'avande
Vecchi e forestieri si vantano

Fa 'bbène e scùrdetene, fa male e pìnzece
Se fai del bene, dimenticalo; se fai del male, pensaci

Finite li feste, finite li quatrìne
Finite le feste, finiti i quattrini

Gross' e cazzòne
Grande e sciocco

Ije me la cunsèrve dentr' a lu lette, l'iddre me la cunsùme tra li fratte
Io la conservo dentro al letto, gli altri me la sciupano tra le siepi

Io' a cavalle e se n'arvinne a 'ppète
Andò via a cavallo e tornò a piedi

Jià 'ndrate lu pègge dentr'a la recchie
Gli hanno messo la pulce nell'orecchio

La carte è amande de lu fesse, e lu stupete paghe
La carta è amica del fesso, e lo stupido paga

L'acque va a li spalle e lu vine fa candà
L'acqua va alle spalle e il vino fa cantare

La Befanije tutti li feste porta vije
L'Epifania tutte le feste porta via

La bellezze dell'àsine
La bellezza dell'asino

La crueije è na risàte; la loffe na liticàte
La scoreggia è una risata; la loffa, una litigata

La gallìne à fetàte e lu galle strille ca ije fa male lu cule
La gallina ha fatto l'uovo e il gallo strilla che gli fa male il sedere

L'arte s'ammàle ma ne se more
Il mestiere s'ammala ma non muore

Lu ferrare m'à dette: facciazozze
Il fabbro mi ha detto: "faccia sporca!"

La robbe mal' accustàte lu diavele se la porte
La roba dell'avaro se la mangia lo scialacquatore

La robb' mal' accustàt' lu diavl' s' l' port'
La roba male acquistata se la porta il diavolo

L'àsine va sembre 'n pizze alla vije
L'asino cammina sempre sul ciglio della strada

La vanghe tè la scella d'ore
La vanga ha l'ala d'oro

Li bascie so' come li cerascie
I baci sono come le ciliegie

Li mazziàte come la grannele
Una grandinata (gragnola) di bastonate

Li mirìcule della fratte quand'è bbone quand'è fatte; quande però s'à fatte li fìquere, sbàttete 'n cule li mirìcule
Le more di siepe quanto sono buone quando sono mature, però quando sono maturi i fichi, le more te le puoi mettere nel sedere

Li schirne e li biastème nen coije
Gli scherni e le bestemmie non colpiscono

Lu calle de lu lette fa scurdà lu calle de lu pette
Il caldo dell'alcova fa dimenticare il calore del seno materno

L'ucchie de lu patrone 'ngrasse lu cavalle
L'occhio del padrone ingrassa il cavallo

Lù pòver' ommene nen z'attè
Il pover'uomo non stà in piedi

Lu vove dice curnùte all'asine e l'asine arspònne:"zitte ricchiè"
Il bue dice cornuto all'asino e l'asino risponde: "Zitto, orecchione!"

Magne e cache ca devinte pape
Mangia e caca che diventi papa

Mugne e fa lu cacie
Mungi e fa il formaggio

Magne poche e stà vicìne allu foche
Mangia poco a stai vicino al fuoco

Magne, cache e lu cule je fischie
Mangia, caca e il sedere gli fischia

Male nen fa, paùre nen avè
Male non fare, paura non avere

'Mbàre e arpènne
Impara e metti da parte

Vale 'cchiù nu solde de sparàgne che cente de guadagne
Vale più un soldo di risparmio che cento di guadagno

Va che chi è mèije de te e fàjiece le spese
Va con chi è migliore di te e fagli le spese (offri tu)

Tutt' è 'ddestìne a sta terre: facème fa a jesse
Tutto dipende dal destino su questa terra: facciamo fare a lui

Meno male che Ddie ne' jà messe li dinte
Meno male che Dio non gli ha messo i denti

Meije a sapè dì ch'a sapè fa
Meglio saper dire che saper fare

Meije curnùt' che male sentìte
Meglio essere cornuti che male intesi

Meije l'òve oggie che la gallìne dumàne
Meglio l'uovo oggi che la gallina domani

Meije sole che mal' accumbagnàte
Meglio soli che male accompagnati

Mitte 'n derre e spire 'n ciele
Semina e spera nel cielo

Nen z'arricchìsce une se nen z'ammattìsce n' antre
Non s'arricchisce uno se non impazzisce un altro

Nen zì né une né ddù
Non sei né uno né due

'N te fedà de la gatta moscie
Non ti fidare della gatta morta

'N te 'ntrecà, 'n te 'mpeccià se guajie nen vu tenè
Non ti intrigare, non impicciarti se non vuoi avere guai

Ogne case tène nu penge rotte
Ogni casa ha una tegola rotta

Pare nu Criste morte
Pare un Cristo morto

Pare la fàbbriche di Sandamarìe
Sembra il cantiere di Santa Maria (detto di Atri)

Pare nu gallinàcce
Sembra un tacchino

Pe li frastire ce vò la fruste
Per i forestieri ci vuole la frusta

Pìzziche e bascie nen fanne buscie
Pizzicotti e baci non fanno buchi

Pulitùre di piatte, onòre di coche
Pulitura di piatti (scarpetta), onore di cuoco

Quande lu diavele t'accarèzze vò l'alme
Quando il diavolo t'accarezza vuole l'anima)

Quanne tì, mandì; ca quanne nen tì, nisciùne te dà ninde
Quando hai, conserva; perché quando non hai, nessuno ti dà niente

Ricch' a 'mmè, pover' a 'ttè
Ricchezza mia, povertà tua

S'arcanòsce la mamme quand' è tante piccirille, quand' è grosse je casche li capille
Se riconosce la mamma quando è molto piccolo, da grande perderà i capelli

S'à 'rtirìte come nu caricine
Si è rattrappito come un fico secco

Sciala, Petrucce ca ti so fritte n'ove
Sciala, Pietruccio, che ti ho fritto un uovo

Se li corne fusse frèsche 'nnanz' a 'ttè ce starrìje nu bosche
Se le corna fossero frasche, davanti a te ci sarebbe un bosco

Se purtèmme li guajie 'n piazze, ognène ci 'arpièmme li nostre
Se portassimo i guai in piazza, ognuno di noi si riprenderebbe i propri

Se 'vvù 'rtruvà la cagne, va 'rrète allu bracche
Se vuoi ritrovare la cagna vai dietro al bracco

Sì come la 'mmerde dellu vove: nen puzze e nen òle
Sei come la merda del bue: non puzzi e non odori

Tè chiù guaje che capìlle
Hai più guai che capelli

Tù che 'llu trònche, ije che 'lla paije, foche fì tù e foche facc' ije
Tu con il tronco, io con la paglia, fuoco fai tu e fuoco faccio io

Tè la vocche cuscì larghe ch' j' pazzìe chi li rècchije
Ha una bocca così larga che gli gioca con le orecchie

Tè na cocce ch' è nu brillànde
Ha una testa che è un brillante (di persona molto intelligente-)

Tè na lengue che tajie e cuce
Ha una lingua che taglia e cuce

Trist' a chi more, ca chi reste se cunzole
Triste chi muore, perchéchi resta si consola

Trist' a chi nen tè ninde, ma chiù triste a chi nen tè nisciune
Triste chi non ha niente, ma più triste chi non ha nessuno



WEB CAM
(fonte: www.ilmeteo.it)


La spiaggia di Tortoreto (TE)


Panorama del Gran Sasso visto da Teramo


L'Aquila. Panorama sul centro della città



Chieti Alta: visuale e dati barometrici


Pescara: vista con sfondo della Maiella e dati barometrici

Cappadocia (AQ) (Piazzale del paese)
Giulianova (TE) (Panoramica)
Canzano(TE) (Panoramica e dati meteo)
Sulmona (AQ) (Vista cittadina)
Castel di Sangro (AQ) (Panoramica)
Lucoli (AQ) (Panoramica)
Pescocostanzo (AQ) (Vista sul centro)

Impianti sciistici

Passolanciano (CH)
Monte Piselli (TE)
Roccaraso (AQ). Parterre Pizzalto
Campo Felice (AQ). Arrivo seggiovia
Prati di Tivo (TE)
Prato Selva (TE)
Ovindoli Monte Magnola (AQ)
Pescasseroli (AQ)

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