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      Ma si dice che, ier l'altro, il general Briganti se ne andava solo soletto a cavallo, verso chi sa dove, per far chi sa che cosa, e che arrivato a Mileto si imbatté nel quindicesimo reggimento napoletano, accampato, tra gli urli: Al traditore! Allora egli smontò e, a piedi, si avanzò in mezzo ai soldati. La sua maestà di vecchio e la calma del volto potevano vincere; ma un tamburo maggiore gli si avventò con una puntata del suo bastone, e lo passò fuori fuori a morte. Altri dicono che fu ucciso con una schioppettata a bruciapelo.
      Quando traverseremo quella campagna tragica, mi parrà che l'aria tremi ancora del truce fatto. Tutte tragiche queste rupi della Calabria! Là presso devono essere stati uccisi i Romeo; non lontano di là dev'essere il passo dell'Angitola dove, nel quarantotto, caddero i Calabresi e la gente dei Musolino. Passo passo c'è tutta la storia dei francesi di re Giuseppe e di re Gioacchino...; e non sorge re Gioacchino stesso, tragica ombra su quel Pizzo laggiù?
      Ma di quel povero general Briganti non me ne posso dar pace! Ho inteso dire che in Palermo, quel giorno che Garibaldi c'entrò da Porta Termini, egli comandava nel forte di Castellamare, e che non sapeva risolversi a dar l'ordine di bombardare la città. Sussurrano pure che allora, tra gli ufficiali, ci avesse un figlio, ma di tutt'altro cuore. Che misteri sotto le tuniche dei soldati, quando sul trono v'è Nerone o Augustolo, e di mezzo fra trono e soldati c'è la patria che geme!
      [MARCIA TRIONFALE VERSO NAPOLI]


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Da Quarto al Volturno. Noterelle di uno dei Mille
di Giuseppe Cesare Abba
pagine 167

   





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