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      «O allora - rispondeva un vicino - perchè non si diede addosso agli Alemanni, che non le hanno rispettate?
      «Incendieranno le chiese! uccideranno i preti....!
      «Bravi i preti! Gli avete visti? Hanno spulezzato i primi...!
      «To, to! guarda da quella parte là di Montecalvo! E laggiù a quella forra! Sono essi... i Francesi..., gli Alemanni... i Piemontesi..., tutti! È finita, è finita... scampi chi può... scampi chi può!...»
      Fu l'ultimo grido! Quel popolo, così pronto, sofferente ai disagi ed audace, abbandonato dai suoi capi, non accostumato ad amare la patria, pensando che la libertà di mangiare pan nero, di bere al pozzo, di coricarsi sulla paglia, e d'assaettarsi dì e notte a lavorare, Francesi, Piemontesi, o Alemanni che fossero i dominatori l'avrebbe sempre avuta; era diventato come un'onda vituperevole di codardi. Ruppero in fuga disordinata, recandosi tra loro ferite, che peggio non potevano toccarne dai nemici; non uno ne rimase neanco a vedere se i Francesi fossero davvero mescolati cogli Alemanni vinti; e quelle vie fatte nell'andata gridando il finimondo, le affollarono nel ritorno, portando le novelle più orribili che le loro fantasie potessero creare.
      Il pievano di D..., cavalcando come se avesse inforcato un prunaio, galoppò, galoppò, galoppò senza dar tregua alla giumenta meschina; tanto era il battisoffio e l'agonia di giungere al suo presbiterio. Traversò i villaggi della vallata, non badando a che si parasse innanzi; e le selci delle vie gettavano faville al suo passaggio, le donne imprecazioni per i bimbi che rischiavano d'andare schiacciati.


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Le rive della Bormida nel 1794
di Giuseppe Cesare Abba
1875 pagine 480

   





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