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      Si diffonde nell’aria una soave melodia ed una piccola figura vestita di bianco, con le alette d’oro, i capelli biondi ed una corona di rose in capo, esce dalla caverna e, ponendo ai piedi della strega una bottiglietta, scompare. Un altro canto di Agar fa apparire un secondo spirito: con gran rumore un piccolo nano, brutto e deforme, appare sulla scena e gettando, con un riso di scherno, una fialetta ad Ugo svanisce. Ugo ringrazia la strega per il suo aiuto e nascondendo le due bottigliette negli stivali, parte; ma Agar informa l’uditorio che ella ha maledetto Ugo perché ha ucciso in tempi passati alcuni suoi amici ed avrebbe approfittato di questa occasione per compiere la sua vendetta.
      Vi fu un gran battere di martelli prima che la tenda si rialzasse; ma quando si vide qual lavoro stupendo era stato compiuto, nessuno ardì mormorare per la lunghezza dell’intervallo. Vi era una lunga torre che arrivava fino al soffitto, a metà della quale, appariva una piccola finestra con un lume che ardeva e, dietro le cortine, si poteva scorgere Zara, in un magnifico abito celeste guarnito di argento, che attendeva Roderigo. Finalmente egli arriva, con un cappello piumato, il mantello rosso, i lunghi riccioli, una chitarra e, cosa indispensabile, gli scarponi. Inginocchiatosi ai piedi della torre, egli canta una canzone d’amore. Zara risponde e, dopo un dialogo musicale, acconsente a fuggire con lui.
      Questo è il punto culminante del dramma. Roderigo va in un angolo della scena ove, nell’entrare, ha lasciato una scala a corda: la prende e, gettando uno dei capi a Zara, l’invita a scendere.


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Piccole donne
di Louisa May Alcott
pagine 280

   





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