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      — domandò Meg tirando fuori il borsellino.
      — Una lira stravanzerebbe; rimarrebbe anche qualche centesimo per comperarne un paio anche per te. Non ti piacciono?
      — Non molto; ti cedo la mia parte; eccoti una lira e fattela durare più che puoi, sai, perché non ho altro da darti.
      — Oh grazie! Dev’essere molto comodo avere il denaro per le proprie spese! Farò una cosa in grande! E sarà una festa per me, perché da una settimana non ne ho assaggiata una. Sai, non ne ho volute accettare più, perché, siccome non ero sicura di poterle rendere, non volevo andare elemosinando!
      Il giorno dopo Amy arrivò un po’ tardi a scuola, ma non poté far a meno di mostrare con grande orgoglio, prima di nasconderlo nel banco, un bel pacchetto di caramelle fresche fresche. Alcuni momenti dopo per l’intera classe era circolata la notizia che Amy March aveva nel banco 24 sugose caramelle (ne aveva mangiata una per strada) ed intendeva distribuirle. Udito ciò, le attenzioni delle amiche divennero veramente commoventi. Katy Brown la invitò immediatamente alla prossima festa in casa sua, Maria Kingsley volle per forza farle tenere l’orologio fino al tempo della ricreazione e Giannina Snow, una signorina molto sarcastica, che spesso aveva canzonato certe persone troppo avare per comperare caramelle per le compagne, ma che le accettavano dagli altri senza abbassarsi, si offrì di aiutarla a risolvere certi quesiti difficili. Ma Amy non aveva dimenticato le parole della signorina Snow, e mandò perciò subito un telegramma alla ragazza con queste parole: «Puoi pur esser gentile ora, ma delle mie caramelle non sentirai neppur l’odore».


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Piccole donne
di Louisa May Alcott
pagine 280

   





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