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      Quando venne la sera del «Balletto» Meg si accorse che il suo vestito chiaro non poteva servire perché le altre ragazze, si mettevano dei vestiti chiari leggeri, perciò tirò fuori il suo abito vecchio di tarlatana che, al confronto di quello fresco e vaporoso di Sallie, le parve più brutto e più misero che mai. Meg vide le altre ragazze che la guardavano e si guardavano poi tra di loro e le sue guance incominciarono ad imporporarsi poiché, con tutta la sua dolcezza, essa era molto orgogliosa. Nessuno disse una parola, ma Sallie si offrì di pettinarla, Anna le volle legare la fusciacca e Bella, la sorella fidanzata, lodò le sue belle braccia bianche, ma in tutte queste gentilezze Meg non scorgeva altro che compatimento per le sue misere condizioni, e si sentiva una gran voglia di piangere, mentre, sola in un cantuccio, osservava le altre che ridevano, cicalavano e si affaccendavano qua e là come tante farfalline. Il sentimento di invidia si faceva sempre più intenso ed insieme a questo ingigantiva un amaro senso d’ingiustizia, quando una cameriera portò nella camera una scatola di fiori. Prima che la donna potesse parlare, Anna l’aveva già aperta ed aveva esposto agli occhi di tutti una quantità di magnifiche rose, di felci e di altri fiori.
      — Saranno certamente per Bella: Giorgio gliene manda sempre, ma questi sono proprio stupendi! — disse Anna chinandosi per aspirarne il profumo.
      — Sono per la signorina March — disse la cameriera; sono insieme a questo biglietto — soggiunse poi porgendo a Meg una letterina.


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Piccole donne
di Louisa May Alcott
pagine 280

   





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