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      — domandò Meg con un brivido.
      — Ho dato un ultimo addio ai miei capelli, mentre l’uomo si stava preparando. Non piango mai io per cose di così poca importanza; però debbo confessare che mi ha fatto impressione vedere i miei cari capelli distesi là sul tavolino e non sentirne in testa altro che le radici! Mi pareva quasi che mi avessero portato via un braccio od una gamba. La donna si accorse che li guardavo con un certo dispiacere ed allora ha scelto un lungo ricciolo e me lo ha dato. Lo darò a te, mammina, per ricordo di passati allori! Dico passati perché sto così bene ora che credo non mi farò più crescere i capelli!
      La signora March prese il lungo ricciolo e lo ripose nel suo scrittoio insieme ad un altro grigio. L’espressione del suo volto, mentre diceva queste sole parole: — Grazie, cara! — era tale che le ragazze si affrettarono a cambiar discorso ed a parlare il più lietamente possibile della bontà del signor Brooke, della speranza di una bella giornata domani e del piacere che avrebbero avuto quando il papà sarebbe tornato a casa a farsi curare da loro.
      Quella sera nessuno voleva andare a letto, ma la signora March alle dieci, finito l’ultimo preparativo, si alzò e disse: — Andiamo ragazze — e Beth si sedette al piano, suonando l’inno favorito del padre; tutti cominciarono a cantare, mai una ad una dovettero smettere e restò sola Beth, la cui grande consolazione era la musica.
      — Andate a letto e non parlate, bambine. Domattina bisogna alzarsi presto ed abbiamo bisogno di riposo.


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Piccole donne
di Louisa May Alcott
pagine 280

   





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