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      Amy si mostrò così forte in questa occasione da far credere che le preghiere nella cappella avessero già cominciato a portare i loro frutti. Asciugò subito le lacrime, ritenne il desiderio che aveva di rivedere sua madre e non pensò neanche all’anellino di turchesi, tanto che la vecchia dovette convenire con Laurie che era proprio «una brava donnina».
      Anche Polly parve esser conscio di qualcosa di anormale perché la chiamò una «buona bambina», pregò che Dio la benedisse e le domandò se «voleva fare una passeggiata, cara» con la sua voce più affabile e cortese. Volentieri avrebbe accettato l’invito di andar fuori quella bella giornata, ma vedendo che Laurie chiudeva ogni tanto gli occhi, nonostante gli eroici sforzi che faceva per tenersi sveglio, lo persuase a sdraiarsi sul sofà, mentre che ella scriveva un bigliettino a sua madre. Il bigliettino le portò via molto tempo e quando tornò, trovò Laurie che dormiva pacificamente colle due mani sotto il capo, mentre la zia March, in uno stato miracoloso di bontà angelica, aveva fatto tirar giù le tendine perché la luce non gli battesse negli occhi.
      Dopo qualche tempo però incominciarono ad avere il dubbio che non si volesse svegliare fino a notte e credo che questo dubbio sarebbe diventato certezza se un grido di gioia di Amy, nel veder sua madre, non l’avesse risvegliato. Vi saranno state probabilmente molte bambine felici quel giorno, ma è mia opinione che Amy fosse la più felice mentre, seduta sulle ginocchia della mamma, le raccontava tutte le sue sventure e veniva consolata e compensata con sorrisi affettuosi e tenere carezze.


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Piccole donne
di Louisa May Alcott
pagine 280

   





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