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      — Tu non puoi esser amica sua come prima perché quello scherzo di Laurie ti ha fatto girar la testa. Lo so, e lo vede anche la mamma; non sei più la stessa e ti sei già allontanata da noi. Non è per tormentarti che lo dico e, quando verrà il momento, sopporterò questo dolore senza mormorare, ma se almeno quell’asino si spicciasse! Odio le aspettative io, perciò se vuoi accettarlo, accettalo subito e falla finita! — disse Jo con stizza.
      — Non posso certamente accettarlo se lui non me lo domanda e, siccome papà gli ha detto che ero troppo giovane, non me lo domanderà — cominciò Meg, abbassando la testa sul lavoro per nascondere il sorrisetto curioso che significava: — In questo non sono davvero d’accordo con papà.
      — E se parlasse tu non sapresti che cosa dire e non faresti altro che piangere od arrossire e fargli far tutto a modo suo invece di dirgli un bel no!
      — Non sono così stupida e docile come mi credi, Jo. So benissimo che cosa farei e che cosa direi perché è già un po’ di tempo che ci penso, per non farmi prendere all’imprevista! Non si sa mai quel che può succedere ed io voglio esser preparata a qualunque evento.
      Jo non potè fare a meno di sorridere dell’aria d’importanza di Meg che, col rossore che le copriva le guance, rendeva anche più bella la sua naturale bellezza.
      — Che cosa gli diresti? Ti spiacerebbe dirmelo? — domandò Jo con un’ombra di rispetto nella voce.
      — Con piacere; tu hai ora sedici anni, sei abbastanza ragionevole per esser presa come confidente e forse un po’ di pratica ti sarà di aiuto quando anche tu avrai affari di questo genere.


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Piccole donne
di Louisa May Alcott
pagine 280

   





Laurie Meg Meg