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      Era forza pigliar pazienza, e rifare; ed intanto ingoiarmi le piú insulse e antitragiche letture dei nostri testi di lingua per invasarmi di modi toscani, e direi (se non temessi la sguaiataggine dell'espressione), in due parole direi che mi conveniva tutto il giorno spensare per poi ripensare.
      Tuttavia, l'aver io quelle due tragedie future nello scrigno, mi facea prestare alquanto piú pazientemente l'orecchio agli avvisi pedagogici, che d'ogni parte mi pioveano addosso. E parimente quelle due tragedie mi aveano prestato la forza necessaria per ascoltare la recita a' miei orecchi sgradevolissima della Cleopatra, che ogni verso che pronunziava l'attore mi risuonava nel core come la piú amara critica dell'opera tutta, la quale già fin d'allora era divenuta un nulla ai miei occhi; né la considerava per altro, se non se come lo sprone dell'altre avvenire. Onde, siccome non mi avvilirono punto le critiche (forse giuste in parte, ma piú assai maligne ed indotte) che mi furono poi fatte su le tragedie della mia prima edizione di Siena del 1783, cosí per l'appunto nulla affatto m'insuperbirono, né mi persuasero, quegli ingiusti non meritati applausi che la platea di Torino, mossa forse a compassione della mia giovenile fidanza e baldanza, mi volle pur tributare. Primo passo adunque verso la purità toscana essere doveva, e lo fu, di dare interissimo bando ad ogni qualunque lettura francese. Da quel luglio in poi non volli piú mai proferire parola di codesta lingua, e mi diedi a sfuggire espressamente ogni persona o compagnia da cui si parlasse.


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Vita di Vittorio Alfieri da Asti scritta da esso
di Vittorio Alfieri
pagine 406

   





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