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      - E come fu - disse la Marchesa - che il Neutono il vedesse egli? - Certo - io risposi - di molta acutezza qui gli fu bisogno: ma certo è altresì, che egli medesimo non l'avrebbe veduto mai, quando i raggi primitivi per natura non fossero tali che, cadendo tutti con la medesima obbliquità d'uno in altro mezzo, per esempio dall'aria nel vetro, questi non refrangessero più e quelli meno; onde vengono a stralciarsi e separarsi l'uno dall'altro; e il raggio totale o composto si risolve in tal modo ne' suoi componenti e parziali. Soggetti a maggior refrazione o più refrangibili si trova essere sopra tutti gli altri i violati; a minor refrazione gl'indachi: seguitano gli azzurri, appresso i verdi, indi i gialli e i doré, e finalmente i rossi, che refrangendo si torcon meno che tutti gli altri. - Nuove e maravigliose cose in vero, - disse qui la Marchesa - voi mi raccontate di questa luce. Ben parmi che aveste ragione, quando mi diceste l'altro dì che nel picciolo tragitto, che uno fa di Francia in Inghilterra, trova tutto cambiato: non solo la lingua, il governo, i costumi, gli umori ed il clima; che tutt'altra cosa è per sino la luce ed il sole. Ma se a discoprire tal novità era bisogno di un gran filosofo, non sarà manco bisogno di lunghi discorsi a farla vedere agli occhi volgari. E se bastante si trova essere ogni minima cosa a rovinare un sistema, quanto non ci vorrà egli mai a stabilir quello che sia d'accordo col vero?
      - Basta - diss'io - che voi, Madama, col pensiero finghiate d'essere in una stanza privata d'ogni lume, trattone quel poco che per uno stretto spiraglio e rotondo v'introduce un sottil raggio di sole, onde viene a stamparsi sul pavimento della stanza un'orma luminosa, o vogliam dire una picciola immagine del sole medesimo: indi a qualche distanza dello spiraglio intendiate trovarsi congegnato un prisma di vetro, che per traverso riceva quel raggio.


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Dialoghi sopra l'ottica neutoniana
di Francesco Algarotti
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