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      Muovendosi come fanno, e trovandosi tra loro ora più ed ora meno vicini, va continuamente variando l'effetto dell'attrazione degli uni sopra degli altri. Quindi ne avvengono alcune irregolarità ne' loro movimenti, o vogliam dire disordini, che già non isfuggirono al Neutono, il quale, armato sempre della più fina geometria, seppe assoggettargli al calcolo e assegnarne sino agli effetti più minimi. Quando i pianeti si trovassero tutti dalla medesima banda, non si crederebbe egli, Madama, che dovessero sconcertare non poco il sistema celeste, operando tutti con l'attrazion loro di compagnia contro al sole? - Sì certo - rispose la Marchesa. - Terribile sarebbe una così fatta congiura, e tale da mettere in gran pensieri la immobile maestà del sole, non forse egli dovesse discendere dal soglio, e dei pianeti non essere più il re. - Così pare veramente; - io soggiunsi - e Dio sa ancora quali altre funeste conseguenze apprendere potesse uno umore tanto o quanto maninconico. Ma considerando che il sole, vastissimo come egli è, contiene in sé più materia che tutti gli altri pianeti presi insieme; e considerando che i pianeti più vicini al sole, che più fortemente operano sopra di lui, sono anche i più piccioli, altri può viver sicuro. Quand'anche le forze di tutti i pianeti unite fossero contro al sole, vano sarebbe ogni loro sforzo. Egli è dimostrato che non lo smuoverebbon dal proprio sito che di un solo al più de' suoi diametri. Simile al Giove di Omero, che sfida la turba degli altri dei, e se ne sta fermo ed immobile, tenendo in mano l'un capo della catena d'oro, mentre all'altro capo adoperano tutti ogni lor possa, collegati insieme contro di lui.


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Dialoghi sopra l'ottica neutoniana
di Francesco Algarotti
pagine 223

   





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