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      - Così avvenne giustamente, - io risposi. - Rifatti d'indi a qualche tempo suoi computi sottilissimi, intralciatissimi, dove di mille minuzie era da tener conto, si accorse alla fine da qual piede zoppicassero. Trovò che, giusta le leggi dell'attrazione ridotte al più scrupoloso esame dovea la luna compiere quel suo moto nel tempo giustamente che lo compie né più né meno; e rimise solennemente in seggio il Neutono.
      - Bel trionfo, - disse la Marchesa - che fu cotesto per il Neutono e per li partigiani suoi, ch'ebbero vittoria senza né meno venire a giornata. - Quale fu maggior trionfo pel Neutono, - io replicai - quanto il turbamento che, secondo che predetto egli avea, si cagionarono vicendevolmente ne' moti loro Giove e Saturno? Sono questi i più grossi tra' pianeti: e nello avvicinamento o congiunzion loro, benché vi sieno ancora tra mezzo parecchi milioni di miglia, pur debbono, secondo la ragione della materia che contengono, sensibilmente operare l'uno sopra dell'altro. Venne una tal congiunzione a cadere al principio della presente nostra età. E siccome a tal tempo il sistema neutoniano non faceva che comparire nel mondo, e avea però di molti contrari, ben potete immaginare, Madama, qual fosse l'aspettazione di coloro, a cui preme sovra ogni altra cosa saper fatti tanto da noi lontani, e come si aguzzassero per ogni lato di Europa gli occhi scientifici. Stavano essi tutti rivolti al cielo, per veder pure se avveniva sì o no un tal turbamento, ch'esser dovea il paragone della verità del nuovo sistema e della fede che era da porvi.


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Dialoghi sopra l'ottica neutoniana
di Francesco Algarotti
pagine 223

   





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