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      Con ogni probabilità, negli ultimi ed infelicissimi anni della vita sua, egli dovè modificare moltissimo i suoi giudizî intorno al povero frate da lui tanto severamente trattato; dovè specialmente rincrescergli l'aver detto che "a lungo andare pure seppe co' suoi imbrogli uscire dal carcere". Noi facciamoci un dovere di non irritarci per le convinzioni altrui quando non le dividiamo; e pel povero Giannone invochiamo piuttosto che si elevi un segno, una memoria, un monumento, e meglio che altrove dinanzi a quella cittadella di Torino ove patì quello strazio che aspetta ancora un qualche lavacro espiatorio; la Monarchia medesima dovrebb'esserne sollecita, poichè il confessare un errore non offende ma rafferma l'opinione della nobiltà dell'animo. Intanto l'avversione così profonda alla persona e all'impresa del Campanella, durata ne' giuristi fino a' tempi del Giannone ed ancora più oltre, fa ben comprendere l'avversione destata a' tempi della congiura e quindi anche la feroce repressione che ne seguì. L'aiuto che il Papa avrebbe dato all'insurrezione rappresentò una di quelle fandonie, che vanno sempre sparse a piene mani quando si tratta d'incitare ad un movimento insurrezionale; eppure il Governo non ne dubitò menomamente, e sebbene avesse avuto ben presto motivo di disingannarsi, i parecchi incidenti verificatisi durante il processo ridestarono senza posa i sospetti e le diffidenze, e così pure li ridestarono in sèguito le professioni di fede Papesca, che il Campanella non cessò mai di fare quando non vide altra possibile speranza di aiuto che nel Papa.


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Fra Tommaso Campanella: la sua congiura i suoi processi e la sua pazzia
Volume Primo
di Luigi Amabile
pagine 725

   





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