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      È pur troppo vero che il Vescovo di Mileto avesse procurato che i banditi, i quali si trovavano in asilo massime ne' conventi, fossero alimentati semprechè i birri li assediavano per catturarli: questo emerse poi anche dal processo del Campanella, e in realtà una tenerezza pe' malviventi rifugiati ed assediati si verificava del pari in altre Diocesi, con diversi modi singolari che non mancheremo di vedere: il Governo riteneva che pe' delitti gravi, "imperiosi, e di molto malo exemplo" come allora si diceva, non dovesse riconoscersi il diritto di asilo ne' conventi e nelle Chiese; ma i Vescovi rispondevano con le scomuniche a tutti coloro i quali eseguivano gli ordini del Governo, e con una maggiore protezione a' più tristi soggetti, onde si può immaginare quanti scandali ne dovessero nascere. I Cavalieri Gerosolimitani molto sparsi nel Regno, che col titolo di frati e col beneficio della giurisdizione ecclesiastica spesso si vedevano commettere prepotenze e delitti, scorrendo la campagna con comitive armate e chiudendosi in qualche castello di casale isolato senza che il Governo potesse raggiungerli, fornivano un altro grosso contingente di conflitti: al tempo del quale trattiamo, un cav.re fra Maurizio Telesio di Cosenza trovavasi nella condizione anzidetta, e il Governo avea mandato contro di lui l'Auditore Vincenzo di Lega, che era giunto a catturarlo e si occupava in prendere la relativa informazione; e subito da "un preite a nome del Rev.do Vescovo di Melito gli fu notificato in parola che lui et li detentori di detto fra Mauritio erano incorsi in censure, admonendoli a liberarlo"(186). Ma il contingente maggiore era fornito da' così detti "diaconi selvaggi" o "clerici coniugati", una specialità fiorente nella Calabria, laici anche con mogli e figli, a' quali i Vescovi concedevano di poter indossare un ferraiolo nero, ed avendoli in tal guisa fatti clerici, pretendevano che fossero esenti dalle contribuzioni fiscali e dal peso degli alloggi, esenti anche dalla giurisdizione laica, o come allora si diceva "temporale": i comuni o "Università" reclamavano, ed egualmente reclamavano i Baroni, nel vedersi sfuggire di mano i contribuenti e dover gravare di pesi insoffribili gli altri cittadini, come pure nel vedere invasi i dritti della giurisdizione baronale: il Governo mandava hortatorie, ma coloro che doveano consegnarle venivano scomunicati(187). Nel tempo di cui trattiamo, un Marcantonio Capito, diacono selvaggio della Diocesi di Mileto, avea bastonato un frate basiliano: la R.a Audienza intervenne, e il Capito si rifugiò in una Chiesa; il Vescovo, sempre per mantenere intatta la giurisdizione, non volle permettere che fosse estratto dalla Chiesa, nè volle curarsi che fosse chiuso nelle carceri vescovili pel dovuto gastigo.


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Fra Tommaso Campanella: la sua congiura i suoi processi e la sua pazzia
Volume Primo
di Luigi Amabile
pagine 725

   





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