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      Come è ricordato nella Narrazione, fra Dionisio, tornando da Ferrara, si trovò in Roma nel tempo del disastro, e giunto in Calabria raccontava qual testimone oculare lo spaventoso avvenimento. Il Campanella predisse allora che vi sarebbero terremoti, come ricordò nella Lettera scritta alcuni anni dopo al Card.l Farnese, e realmente se ne verificarono gravissimi in Calabria e Sicilia più tardi, con altri fenomeni che spaventarono le moltitudini e che menzioneremo qui tutt'insieme per non intralciare di troppo il nostro racconto. Vi fu dapprima una enorme invasione di bruchi, e poi una pioggia torrenziale che precisamente in Stilo, durante la settimana di Pasqua, recò danni molto gravi, essendo anche parso a parecchi di vedere in aria una scala nera con un cipresso in cima; in sèguito, da' 7 a' 10 giugno, si verificarono i terremoti, disastrosi specialmente per Reggio e Messina, e poi, nel luglio, si vide "una cometa marziale e mercuriale, vicina a terra, che scorrea da levante a ponente", e il Campanella vaticinò "romori nella provincia e incursione armata contro i Reggitori di essa", vaticinio molto significativo, specialmente tenuto conto del tempo in cui fu fatto. Ma a tutti questi fenomeni sovrastava la condizione torbidissima della Calabria per le tante cause già esposte. Il Campanella non mancò di ricordarla, dichiarando essergli sembrata egualmente un preludio delle mutazioni: "le menti degli uomini colpite, le escursioni de' turchi e de' fuorusciti (de' quali i conventi erano pieni), i conflitti giurisdizionali, le scomuniche de' magistrati, indicavano ragionevolmente che era per seguire l'universale mutazione della terra". Le cose stavano veramente così, ed anche circa le escursioni de' turchi, documenti del tempo ci dicono che i corsari di Barberia, capitanati dal vecchio Amurat come in sèguito si vedrà, discesero il Venerdì Santo presso la Roccella e vi catturarono 40 persone(239). C'era poi ancora un altro fatto molto più significativo che il Campanella espose nella sua Dichiarazione: "conobbi con ogn'un che parlavo che tutti erano disposti a mutatione, et per strada ogni villano sentiva lamentarsi: per questo io più andava credendo questo havere da essere". Indubitatamente tali circostanze favorevoli decisero il Campanella ad osare, nè si potrebbe dire che avesse osato con poca prudenza.


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Fra Tommaso Campanella: la sua congiura i suoi processi e la sua pazzia
Volume Primo
di Luigi Amabile
pagine 725

   





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