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      I colloquii con altre persone, rivelati da chi non aveva un interesse diretto a nascondere qualche cosa, rispondono a tale dimanda. - Veniamo a Gio. Tommaso Caccìa. Con questo giovane bandito di Squillace, di soli 25 anni ed abbastanza incolto quantunque clerico, dipendente in tutto da Marcantonio Contestabile, i colloquii non furono molto larghi, eppure forniscono qualche utile notizia(256): il peggio è che essi risultano dalle deposizioni del Caccìa medesimo, e queste, per abuso, furono fatte anche nel tribunale laico fra tormenti atroci, e nel tribunale ecclesiastico fra gravi paure e seduzioni. Egli seppe da Marcantonio che il Campanella era un grande uomo, e presso di lui vide e conobbe Dionisio: trovatosi una volta solo col Campanella, ebbe curiosità di dimandargli qualche cosa intorno alla magia, ma il Campanella lo chiamò sciocco, perchè credeva a' diavoli e all'inferno. Frattanto, nel parlare con Marcantonio, il Campanella diceva di voler fare nuove leggi, migliori di quelle de' Cristiani, e che quando predicherebbe si sarebbe conosciuta la verità, e volea perfino far mutare il modo di vestire solito, "et volea che si portasse una giobba longa o sia veste" (qualche cosa di ciò che fu poi scritto nella Città del Sole). E diceva che presto doveano esservi mutazioni, sollevazioni e rivoluzioni, perchè così conosceva per scienza, astrologia e profezia, e perciò beato chi si trovasse armato, ed ognuno dovea star pronto e cercare di avere amici, che gli sarebbe stato utile assai.


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Fra Tommaso Campanella: la sua congiura i suoi processi e la sua pazzia
Volume Primo
di Luigi Amabile
pagine 725

   





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