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      Ma vedremo a suo tempo quali e quante ragioni influissero a far parlare fra Gio. Battista in tal modo, senza per altro escludere che il Campanella alle volte esternasse tra gli amici da lui stimati più fidi (e fra Gio. Battista era del numero) qualcuna delle sue intime credenze, non che qualcuna delle riforme le quali avrebbe avuto in animo d'introdurre: intorno a ciò ci riserbiamo di esporre più in là, una volta per sempre, quanto ci risulterebbe più vero tra le tante cose che gli vennero attribuite. Vediamo intanto ciò che sarebbe avvenuto in Pizzoni secondo lo stesso Campanella: ecco come egli ne fece il racconto nella sua Dichiarazione. "Me venne a visitare (in Arena) fra Giovan Battista Cortese de Piczoni con Claudio Crispo, et pregato ch'io andase a Piczoni che l'haveriano havuto in favore grande, et cossì ci andai, mosso da paura che certi nemici della casa mia, Colella e Giovanello de Gioia, m'aspettavano per amazzare mio fratello che era con me, et do poi in Piczoni ragionai con loro, et havendo visto che fra Gio. Battista tenea un libro della fabrica dell'Astrolabia, et che parlava de cose future, richiesto da loro disse della mutatione che si aspettava secondo fra Gio. Battista havea detto a loro; et Claudio vantandosi d'havere amici se fosse bisogno de fare guerra, io le disse che sarebbe bene haverne assai, per che sempre giova, et che li Principi et Re tengono conto di coloro i quali han più amici, et sempre vi servirano, et cossì le disse quel che havea detto a Mauritio, il qual'ancora era amico di Claudio, et conobbi con ogn'un che parlavo, che tutti erano disposti a mutatione, et per strada ogni Villano sentiva lamentarsi; per questo io più andava credendo questo havere da essere". Quasi non occorre dire che tali cose furono certamente dette non al solo Claudio Crispo, ma anche a tutti gli altri là presenti, i quali il Campanella ebbe cura di non nominare; nè a tali cose soltanto dovè limitarsi il discorso.


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Fra Tommaso Campanella: la sua congiura i suoi processi e la sua pazzia
Volume Primo
di Luigi Amabile
pagine 725

   





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