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      Battista Sanseverino, dippiù con Fabio di Lauro e Gio. Battista Biblia; non occorre ricordare che il Franza ed il Cordova erano appunto i due chiamati al convegno di Davoli; quanto al Lauro ed al Biblia, meritano essi pure una menzione speciale, per la tristissima parte che rappresentarono in sèguito. Fabio di Lauro era giovane a 20 anni, originario di Amantea e già frate Cappuccino, Gio. Battista Biblia era mercante, secondo il Campanella di origine Ebrea, ma nato e domiciliato in Catanzaro, dove la sua parentela era molto estesa, e suo fratello Marcantonio teneva l'ufficio di Credenziero della gabella della seta(293). Fabio e Gio. Battista se ne stavano ricoverati per debiti nel convento de' frati Zoccolanti o dell'Osservanza. Secondo alcune testimonianze che si leggono ne' brani del processo della congiura finoggi conosciuti, fra Dionisio non solo parlò più volte con costoro, ma scrisse anche una lettera segnatamente al Biblia. Secondo il Campanella (nell'Informazione), costoro medesimi diedero a fra Dionisio una lista d'individui i quali volevano uscire in campagna, e lo fecero parlare ora con l'uno ora con l'altro, per poi farli comparire come testimoni; la qual cosa si può bene ammettere, non escludendo che fra Dionisio avea modo di conoscere anche altri senza l'aiuto di Lauro e Biblia, e rimanendo sempre vero che con tutti costoro egli parlò della ribellione; ma avendone questa volta parlato in un senso diverso dal solito, importa vederlo più posatamente.
      Non pare dubbio essersi questa volta fra Dionisio spinto fino a dire che il Papa, dolente di tanta miseria e tirannia, volea liberare il popolo rivendicando il Regno alla Chiesa cui apparteneva, ma contentandosi che si costituisse in repubblica col riconoscimento dell'alta Signoria ecclesiastica e pagamento di un mediocre tributo; che per divine rivelazioni ed ispirazioni sapevasi di certo dover questo accadere coll'aiuto di Dio; che erano già pronte a moversi moltissime città e terre, d'accordo anche col Turco, il quale avea promesso di venire in settembre per impedire qualunque soccorso alle forze Regie dalla via del mare; che molti predicatori, a capo de' quali il Campanella, avrebbero fatta conoscere la verità, essendo stata già da loro preparata e disposta ogni cosa per l'insurrezione; che vi era l'intesa di diversi Vescovi ed anche di parecchi Nobili desiderosi di uscire dalla servitù della Corona di Spagna; che era importante ed utile il prender parte all'impresa, e bisognava far entrare incogniti e di notte in Catanzaro tre a quattrocento uomini armati, i quali sarebbero rimasti sotto gli ordini di alcuni Catanzaresi e in un momento designato avrebbero servito per la rivolta.


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Fra Tommaso Campanella: la sua congiura i suoi processi e la sua pazzia
Volume Primo
di Luigi Amabile
pagine 725

   





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