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      Tommaso Caccìa, che sappiamo essere stato preso da Giulio Soldaniero, il quale inaugurò con lui l'adempimento dell'obbligo assunto di presentare i congiurati per meritarsi l'indulto. Dippiù, come annunziava del pari lo Spinelli, erano stati carcerati tutti i parenti e gli amici stretti di Maurizio, perchè, col timore della dimostrazione che si facea, si potesse avere qualche lume intorno a lui e prenderlo; si era per altro ricorso anche a' provvedimenti straordinarii di citarlo a comparire col termine di quattro giorni, entro i quali non presentandosi sarebbe stato dichiarato forgiudicato, traditore e ribelle a S. M.tà, e si sarebbe proceduto alla confisca de' beni, mentre al tempo stesso si era pubblicato Bando, che niuno gli desse ricetto ed aiuto, e tenendone notizia si dovesse farne rivelazione, imponendosi pena di morte naturale e confisca di beni a' contravventori. Per finirla intorno a' provvedimenti riputati opportuni, bisogna pure aggiungere che lo Spinelli faceva conoscere al Vicerè, avere D. Carlo Ruffo "scoverto da un frate carcerato nel Castello di Monteleone" che D. Lelio Orsini aveva inviato e teneva nella provincia di Basilicata un fra Gregorio di Nicastro, della stessa Religione e del partito e pratica del Campanella, che andava facendo l'ufficio medesimo dell'adunar gente in quella provincia, e per averlo nelle mani proponeva una Commissione contro fuorusciti al detto D. Carlo. Ma ricordiamo che il fatto si trova affermato nella Dichiarazione scritta dal Pizzoni, sicchè non fu scoverto da D. Carlo; è chiaro quindi che lo Spinelli voleva ad ogni modo, questa volta anche con la menzogna, procurare al suo parente un ufficio non di lieve importanza; e per quanto sappiamo il Vicerè non ne fece nulla, anche perchè, come riferì il Residente di Venezia, avrebbe voluto dare una larga Commissione al proprio figliuolo D. Francesco de Castro(382).


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Fra Tommaso Campanella: la sua congiura i suoi processi e la sua pazzia
Volume Primo
di Luigi Amabile
pagine 725

   





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