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      Secondo gli ordini dati alle torri e guardie della marina, a mezzanotte del 18 trasmisero avviso e ne fecero segnali per tutta la costa, che l'armata era partita dalla fossa e veniva verso la parte sua; per tale motivo egli montò a cavallo co' Principi di Scalèa e di Roccella suoi nipoti e si recò alla marina, dove avea fatto scendere sessanta cavalleggieri di D. Cesare d'Avalos e la Compagnia di Sulmona armata alla leggiera, e mettendoli in imboscata dietro certe siepi, stando al fiume Alaro dove molte volte l'armata era stata solita di far acqua, comparve la detta armata che veniva a terra, e come giunse proprio al fiume, tenendo vento favorevole, fece trinchetto e si spinse verso l'alto mare. Così egli uscì con tutta la cavalleria alla spiaggia, seguendola fino al capo di Stilo, e vedendo che tanto più avea presa la rotta di levante e mostrava di ritirarsi, ordinò a' 60 cavalleggieri di D. Cesare e alla Compagnia di Sulmona che andassero seguendola fino alla costa di Squillace, attesochè nella costa di Catanzaro, in Cutri, stava la Compagnia di Bisignano; ed oltracciò fece munire l'Isola co' soldati del Battaglione, che se per caso all'annottare chinasse al capo delle colonne, si trovasse gente da farle opposizione. Ma a suo parere, essendo stato a guardarla da una rupe fino alle 24 ore, egli considerò che si era ritirata in tutto e per tutto, giacchè la via da essa presa era quella di Cefalonia; e quando poi facesse cambiamento di rotta, egli teneva già i provvedimenti e dati gli ordini necessarii.


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Fra Tommaso Campanella: la sua congiura i suoi processi e la sua pazzia
Volume Primo
di Luigi Amabile
pagine 725

   





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