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      CAP. III. - Scoperta della congiura e processi di Calabria (dalla fine di agosto a tutto 1Obre 1599). pag. 226
     
      I. Fabio di Lauro e Gio. Batt. Biblia denunziano la congiura al Fiscale di Calabria; poi mandano una 2a relazione al Vicerè, il quale ne scrive subito a Roma e a Madrid, e fa partire Carlo Spinelli per investigare e punire (226). Il Vicerè Conte di Lemos; suoi dubbi sulla congiura, la quale venne in fondo rivelata secondo le esagerazioni affermate da fra Dionisio (230). Clemente VIII e il Nunzio Aldobrandini; tenerezze di Roma col Vicerè a quel tempo; la richiesta da parte del Vicerè, di poter carcerare i frati, è accordata dal Papa (232). Carlo Spinelli e i suoi antecedenti; istruzioni solite a darsi in analoghe circostanze; capitani e soldati partiti con lo Spinelli (235). Nuova denunzia tardiva ed incompleta da parte di 5 Catanzaresi, tra' quali il Franza già stato a Davoli, per salvarsi; la denunzia, passata per la via dell'Audienza, svela il segreto della congiura e fa intendere che lo Spinelli veniva per essa; il Vescovo di Catanzaro ne dà avviso a fra Dionisio il quale se ne parte immediatamente (239). Fra Dionisio va a Stilo per sollecitare il Campanella ad uscire col Petrolo in campagna; il Campanella si nega e ripara a Stignano presso D. Marco Petrolo, il quale lo denunzia; Giulio Contestabile lo denunzia egualmente, e procura una commissione al cognato Di Francesco contro di lui (242). Lo Spinelli giunge in Catanzaro, fa prendere il Rania e lo affida al Governatore, ma il Rania fugge e poco dopo è rinvenuto soffocato in una vigna presso la città; lo Spinelli si duole del Governatore ed inizia il processo (243). Il Vicerè in Napoli affetta preoccupazione per un voluto sbarco di turchi in Abruzzo e una voluta peste nella Marca d'Ancona; emana bandi per la peste in realtà diretti a premunirsi dalla parte di Roma; ma poi, viste bene avviate le cose di Calabria, revoca i bandi e spedisce ordini di rigore contro i congiurati (246). La denunzia di D. Marco Petrolo è mandata allo Xarava e il denunziante finisce per essere carcerato come ricettatore; la commissione al Di Francesco giunge un po' tardi, e costui può soltanto carcerare i parenti del Campanella (248). Crescendo il numero de' carcerati lo Spinelli ordina di tradurli nel castello di Squillace, dove il processo continua, venendo carcerato anche Geronimo del Tufo; prevenzioni verso i Nobili e i Vescovi (250). Guidati e Commissionati contro i presunti colpevoli; il Soldaniero ed il Bruno, Gio.


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Fra Tommaso Campanella: la sua congiura i suoi processi e la sua pazzia
Volume Primo
di Luigi Amabile
pagine 725

   





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