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      I quali patti assentì il vicario; e li infranse appena con due navi ebbe valicato mezzo lo stretto; che in Calabria tutto pien d'ostili disegni approdò, a congiungersi(229) con Pier di Catanzaro; il quale avvisato di quanto s'ordiva, s'era già prima imbarcato co' suoi Calabresi, abbandonando sì cavalli e bagaglio all'ira del popolo(230).
      Alle condizioni medesime del vicario s'arreser poi con tutte lor genti Teobaldo de Messi, castellan della rocca di Matagrifone, e Micheletto co' rifuggiti a Scaletta: de' quali il castellano, imbarcato sur una terida, più volte dal porto fe' vela, e i venti o il suo fato vel risospinsero; l'altro nel castello fu rinchiuso, e i soldati suoi nel palagio della città, a sottrarli al furor della moltitudine. Nè campavan essi perciò. Ritornavano il dì sette maggio le galee da Palermo, portando prigioni due di quelle d'Amalfi state lor compagne, e gli animi o dallo esempio accesi, o esacerbati dal dispetto della snaturata e inutil fazione contro Siciliani: onde a sfogarli chiedeano sangue francese. I cittadini rinnaspriva intanto la rotta fede d'Erberto. Perilchè, come la galea di Natale Pancia, entrando in porto, rasentò la terida del castellano, fattole cenno di terra, salta la ciurma su quella nave, afferra e lega i prigioni, e li scaglia a perir miseramente in mare. A tal esempio ridesto subitamente il furore in città, corresi al palagio; i soldati presi a Scaletta popolarmente son trucidati. A stormo suonavano le campane; i radi partigiani de' Francesi tremando rannicchiavansi; armato e insanguinato il popol calava a torrenti.


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La guerra del Vespro sicialiano
o Un periodo delle istorie sicialiane
di Michele Amari
1843 pagine 912

   





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