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      Ora sì, che ne aveva del danaro! Rimise il cane sullo scrigno, richiuse la porta, e poi gridò, affacciandosi al cavo dell'albero: "Tirami su, ohe! vecchia strega!"
      L'acciarino, ce l'hai?
      - domandò la strega.
      Hai ragione!
      - disse il soldato: "M'era proprio uscito di mente." E andò, e lo prese.
      La vecchia lo tirò su, e in un momento egli fu di nuovo sulla strada maestra, con le tasche, gli stivaloni, lo zaino, il cheppì, tutti pieni d'oro.
      Che vuoi tu fare di questo acciarino?
      - domandò il soldato.
      Ciò non ti riguarda,
      - rispose la strega: "Il tuo danaro, l'hai avuto: dammi dunque il mio acciarino."
      Marameo!
      - fece il soldato: "O mi dici subito quel che vuoi fare, o cavo la spada e ti taglio la testa!"
      No!
      - disse la strega.
      E il soldato le tagliò la testa, e la lasciò lì sulla strada. Mise tutto il danaro nel grembiale di rigatino, ne fece un involto e se lo caricò sulle spalle; si cacciò in tasca l'acciarino, e via difilato in città.
      Che magnifica città era quella! Ed egli andò niente meno che alla primissima locanda, si fece dare le più belle stanze, e ordinò tutti i piatti di cui era più ghiotto; perchè, oramai, era ricco a palate, con tutto quell'oro che aveva. Il facchino della locanda, ch'ebbe a lustrargli gli stivali, li trovò, a dir vero, un po' vecchi e logori per un signore a quel modo; ma egli non aveva ancora avuto tempo per comprarsene di nuovi: il giorno dopo si procurò scarpe e vestiti adatti al suo stato. Ora, il nostro soldato era dunque divenuto un ricco signore; e la gente gli raccontava di tutte le belle cose che c'erano da vedere nella città, e del Re, e della Principessa sua figliuola, bella come il sole.


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40 Novelle
di Hans Christian Andersen
pagine 345

   





Principessa