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      Molte volte, la notte, quando i pescatori erano in mare con le torcie, sentiva dire un mondo di bene del giovane Principe; ed allora si rallegrava di avergli salvato la vita, quand'era abbandonato senza difesa alla furia delle onde; e rammentava com'egli avesse posato tranquillo il capo sulla spalla di lei, e come teneramente essa l'avesse baciato. Ma il Principe non ne sapeva nulla, e nemmeno poteva sognare di lei.
      Incominciò ad amare più e più sempre la razza umana e a desiderare sempre più di poter vagare tra coloro che possedevano un mondo, a quanto le pareva, tanto più vasto del suo, perchè potevano correre il mare sulle navi, e salire gli alti monti sin al di sopra delle nubi, e le loro terre si stendevano, per boschi e per campi, ben più lontano di quanto i suoi occhi riuscissero a scorgere. Tante cose avrebbe voluto sapere... Ma le sorelle non potevano rispondere a tutte le sue domande, e perciò si rivolgeva alla vecchia nonna: la vecchia conosceva molto bene quel mondo, ch'essa chiamava "i paesi al di sopra dei mari."
      Se uno non si affoga,
      domandava la sirenetta "vive sempre allora? Non si muore lassù, come si muore qui da noi, nel mare?"
      Sì,
      rispondeva la vecchia signora: "Anch'essi debbono morire; anzi, la loro vita è anche più breve della nostra. Noi possiamo arrivare fino ai trecento anni; ma quando cessiamo di esistere qui, siamo tramutate nelle spume vaganti sulla superficie del mare, e non abbiamo nemmeno una tomba, quaggiù, vicino a quelli che amiamo. Noi non abbiamo un'anima immortale; non abbiamo altra vita che questa, noi; siamo come le verdi alghe marine, le quali, una volta tagliate, non rifioriscono più. Gli uomini, in vece, hanno un'anima che vive sempre, che continua a vivere anche quando il corpo è divenuto polvere; e questa va su per l'aria tersa, sino in cielo, in mezzo allo scintillìo delle stelle!


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40 Novelle
di Hans Christian Andersen
pagine 345

   





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