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      Peccato! due gambe sole... Che miseria!
      E nemmeno ha le antenne!
      Che vita sottile! Somiglia ad una creatura umana. Dio, com'è brutta!
      - dicevano tutte le signore.
      E pure Pollicina era tanto bella. Anche il maggiolino che l'aveva rapita, l'aveva compreso; ma quando tutti gli altri dissero ch'era brutta, dovette anch'egli persuadersene alla fine, e non volle più saperne: andasse pure dove più le piaceva. E allora la portarono giù dall'albero a volo, e la deposero su di una margheritina; ed essa rimase lì a piangere, perchè era tanto brutta, che nemmeno i maggiolini volevano saperne di lei. In vece non era vero: era la più bella creaturina che si potesse immaginare, fragile e delicata come una foglia di rosa.
      Per tutta l'estate, la povera Pollicina visse sola soletta nell'immensa foresta. S'intrecciò un lettino di fili d'erba, e lo appese sotto un trifoglio, per essere al riparo dalla pioggia. Si cibava del miele che sta dentro ai fiori e beveva la rugiada che trovava ogni mattina fresca nel cavo delle foglie. L'estate e l'autunno passarono così, alla meglio; ma ora veniva l'inverno, il lungo crudo inverno. Tutti gli uccellini, che avevano cantato così dolcemente intorno a lei, se ne volavano via; alberi e fiori perdevano le foglie; intirizzito, il grande trifoglio, sotto il quale aveva vissuto, rabbrividiva tutto, ed era ridotto oramai un povero gambo vizzo e giallo: ed essa pure aveva tanto freddo, con le vesti così a brandelli, fragile e delicata com'era... Povera Pollicina, si sentiva gelare.


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40 Novelle
di Hans Christian Andersen
pagine 345

   





Pollicina Pollicina Pollicina Dio