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      - "È una grande fortuna questa per una povera figliuola come te. Ora, bisogna che tu ti dia le mani attorno, per prepararti un po' di biancheria e un po' di vestiario: la biancheria da letto e quella da tavola, te la darò io, e quando sarai la moglie del talpone, non mancherai di nulla."
      Pollicina dovette mettersi al filatoio, e il topo stipendiò quattro ragni, perchè avessero a tessere per lei giorno e notte. Ogni sera il talpone veniva a farle la sua visita, e sempre badava a dire che, finita l'estate, quando il sole non bruciasse più a quel modo, - chè ora aveva ridotto la terra dura come la pietra, - finita l'estate, avrebbero fatto le nozze. Ma Pollicina non era punto contenta, perchè quel noioso talpone non le piaceva.
      Ogni mattina allo spuntar del sole, ogni sera al tramonto, si affacciava un pochino all'uscio; e, quando il vento, soffiando tra il grano, scostava un po' le foglie e le pannocchie, così da permetterle di vedere un lembo di cielo, pensava com'era bello e luminoso lassù, e si struggeva di rivedere la sua cara rondinella: certo, oramai, essa era volata via per sempre, via di lì, via di lì, nella verde foresta.
      Intanto venne l'autunno, ed il corredo di Pollicina era tutto pronto.
      Tra quattro settimane si celebreranno le nozze,
      - disse il topo di campo a Pollicina.
      Ma Pollicina si mise a piangere, e dichiarò che non voleva saperne di quel noioso talpone.
      Non dire sciocchezze, fammi il piacere!
      - esclamò il topo: "E sopra tutto non farmi l'ostinata, sai? Se no, co' miei denti bianchi, son capace di ridurti alla ragione.


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40 Novelle
di Hans Christian Andersen
pagine 345

   





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