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      Non era buio, perņ; le luci del Settentrione fiammeggiavano rosse e turchine, formando quasi un eterno immenso fuoco d'artificio, e la neve scintillava cosģ da tramutare la notte in un lungo crepuscolo pieno di lampi. Nelle ore pił chiare, venivano a frotte gli indigeni, curiosi a vedere nelle loro vesti di pelli villose, sulle slitte, formate anch'esse da pezzi di ghiaccio. Portavano grandi carichi di pelli, per riparare le capanne di neve con grossi soffici tappeti. Le pelli servivano anche da coperte e da materasse, quando i marinai si coricavano sotto ai loro tetti di neve, mentre fuori la neve scricchiolava e tutto all'intorno gelava, come qui non ne abbiamo un'idea, nemmeno nel cuore del pił rigido inverno. Nei nostri paesi, era ancora autunno; ed i marinai pensavano per l'appunto a questo, ai raggi del nostro sole, alle foglie ingiallite o rossastre dei nostri alberi. L'orologio diceva ch'era sera e tempo di riposare, ed in una capanna di neve, due marinai stavano gią per coricarsi. Il pił giovane aveva con sč il suo maggiore, il suo pił prezioso tesoro, quello che la nonna gli aveva dato al momento della partenza: la Bibbia. Ogni sera il libro posava sotto al suo guanciale; sapeva, da bambino in su, quello che c'era dentro; ogni giorno ne leggeva qualche linea, e spesso, mentr'era coricato nel suo giaciglio, gli tornava consolante alla mente la Santa Parola, lą dove dice: "Se io tolgo le ali dell'aurora e mi spingo all'estremo del mare, colą pure mi guida la Tua mano e la Tua destra mi sostiene"19.


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40 Novelle
di Hans Christian Andersen
pagine 345

   





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