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      Un ragazzino stava sgusciandoli e diceva che, così duri, parevano fatti apposta per servire di munizione al cannoncino della sua fortezza. Anzi, ne mise subito uno nella bocca del cannone, e sparò.
      Ora sì, che mi slancio in capo al mondo! Mi segua chi può!
      - Ed eccolo bell'e andato.
      Io
      - disse il secondo, "volerò diritto sino al sole. Quello è un baccello che merita d'esser veduto: proprio quel che ci vuole per me." - E via se n'andò.
      E noi, appena arrivati, andremo a dormire,
      - dissero i due che venivano appresso, "in qualunque luogo ci avessimo a trovare. Ma prima s'ha a ruzzolare un poco!" - E in fatti ruzzolarono, e caddero a terra prima di entrare nel pezzo. Ciò non impedì che venissero raccattati e messi dentro al piccolo cannone. "Faremo più strada di tutti!" dissero.
      Quel che deve accadere, accadrà!
      - pensò l'ultimo, mentre usciva dalla bocca del cannone e volava su alto. Volò contro una vecchia asse, ch'era sotto al davanzale della finestra di una soffitta, e per l'appunto in una fenditura, tappata con un po' di musco e di terriccio molle. Il musco gli si richiuse attorno e lo tenne caldo; e là rimase, nascosto, ma non dimenticato dalla provvida madre natura.
      Accadrà quel che deve!
      - disse.
      Dentro, nella soffitta, abitava una povera donna, che andava attorno per le famiglie a far le faccende più gravose - ripulire i forni, tagliare la legna minuta, lavare, - perchè era forte e piena di buon volere. Ma era sempre rimasta povera; e a casa, nella misera soffitta, ci aveva una figliuola debole debole e mingherlina, costretta a letto da un anno intero, e ridotta così male, che pareva non avesse forza nè di vivere nè di morire.


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40 Novelle
di Hans Christian Andersen
pagine 345