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      Certo, non poteva raccontare gran che delle cose di lassù; ma questo almeno sapeva, ed anche tutti i ranocchi lo sapevano: che il pozzo non era tutto il mondo. Mamma Rospo avrebbe pur potuto dire questo e dell'altro, se avesse voluto; ma siccome non rispondeva mai alle domande, finirono per non domandarle più nulla.
      È grossa, grassa e brutta,
      - dicevano le giovani ranocchie verdi: "ed i suoi figliuoli saranno per l'appunto come lei."
      Può anche darsi,
      - ribatteva mamma Rospo: "ma uno di essi ha un gioiello nel capo; o se no, il gioiello, l'ho io."
      Le rane giovani ascoltavano e sbarravano tanto d'occhi fuori del capo; e siccome a loro questa novità poco garbava, facevano le boccacce e si tuffavano sott'acqua. Ma i piccoli rospi tiravano calci all'aria con le zampe di dietro, per pura superbia, perchè ciascuno di essi si credeva di avere il gioiello; poi, si mettevano a sedere, e tenevano il capo fermo fermo. Una volta, però, domandarono di che avessero ad andare tanto superbi, e che roba fosse veramente un gioiello.
      Oh, è cosa tanto splendida e preziosa, che non posso descriverla!
      disse mamma Rospo: "È un oggetto che si porta in giro per proprio piacere, e che fa arrabbiare gli altri. Ma non fatemi altre domande, perchè non vi risponderei."
      Bene, quanto a me, non ho gioielli di certo!
      - disse il rospo più vicino, ch'era una femminetta, brutta, ma brutta, quanto mai può essere una rospina: "Che me ne farei di una cosa tanto preziosa? E se facesse arrabbiare gli altri, non potrebbe dare a me alcun piacere.


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40 Novelle
di Hans Christian Andersen
pagine 345

   





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