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      E come nuota!" esclamò, quando la Cicogna volò via per l'aria ad ali spiegate.
      Mamma Cicogna, nel nido, incominciò a sua volta a parlare: raccontò dell'Egitto, e delle acque del Nilo, e di quell'impareggiabile mota, che si trova in quello strano paese; e tutto ciò suonava nuovo ed incantevole al piccolo rospo.
      Bisogna che vada anch'io in Egitto!
      - disse "Pur che babbo Cicogna od uno dei cicognini mi ci volesse portare... In cambio, andrei in servizio da lui sino a che facesse nido da sè. Sì, arriverò sino in Egitto, perchè mi sento così felice... Tutti i desiderii ed i piaceri che provo, sono ben più che avere una gemma nel capo!"
      Ed in vece, la gemma, per l'appunto, l'aveva lei. La gemma era quel continuo sforzo, quell'aspirazione a salire, a salire sempre più in alto. Brillava nel suo capo, brillava nella sua gioia, raggiava vivida ne' suoi desiderii.
      A un tratto, capitò la cicogna. Aveva veduto il rospo tra l'erba, e calò a terra, ed afferrò la bestiola tutt'altro che garbatamente. Il becco della cicogna la feriva, il vento fischiava: veramente era ben poco piacevole; ma si sentiva andar su, su verso l'Egitto; lo sapeva, ed ecco perchè gli occhi le brillavano, sì che una scintilla parve uscirne per l'aria a volo.
      Quak!... Ah!
      Il corpo era morto; il rospo ucciso! Ma la scintilla che gli era uscita dagli occhi? Che cosa n'era avvenuto, di quella?
      Il raggio del sole la raccolse; il raggio del sole portò via la gemma dal capo del rospo. Ma dove la portò?
      Non lo domandare al naturalista: domandalo più tosto al poeta.


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40 Novelle
di Hans Christian Andersen
pagine 345

   





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