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      A queste cose poneva cura. Iacovo de Saviello senatore stava in Campituoglio. Erase stecconiato intorno. Non vaize niente sio infortellire, ché sallo su Stefano, sio zio, e Poncello scindichi de Roma, e doicemente lo presero per mano e miserollo a valle, acciò che non avessi pericolo nella perzona. Fu alcuno che penzao e disse: «Stefano, como puoi fare tanta onta a tio nepote?» La resposta de Stefano fu superva, disse: «Con doi denari de cerase lo rappagaraio». Mai questi denari non se trovaro. Anche comenzo io dallo tiempo che questi doi baroni fuoro fatti cavalieri per lo puopolo de Roma, bagnati de acqua rosata per li vintiotto Buoni Uomini in Santa Maria de l'Arucielo a granne onore. L'uno fu chiamato missore Stefano, l'aitro missore Napolione. Granne fu la festa, granne fu l'onore là in Campituoglio. Nella piazza de Santa Maria fuoro spase trabacche e paviglioni. Là erano tromme e ceramelle e onne instrumento. Vedesi rompere de aste, currere de cavalli e pettorali de sonaglie. Moite erano le banniere. Più erano le reconoscianze. Moita se faceva festa. Moito li fu fatto onore. Nella chiesia de Santa Maria de l'Arucielo stavano doi lietti, li più onorati. Ben pareva cosa reale. Queste cose me recordo como per suonno. Currevano anni Domini MCCC [...] li sopraditti cavalieri bagnati ne iero allo re Ruberto a Napoli, lo quale li cenze la spada; la quale cosa moito despiacque allo romano puopolo. Certo da queste cose io non comenzo; ca, benché così fosse, io era in tanta tenerezza de etate, che conoscimento non avea elettivo.


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Cronica - Vita di Cola di Rienzo
di Anonimo romano
pagine 236

   





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