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      Tutti Franceschi erano attriti. Li Englesi stavano fuorti e rigidi, fermi, con loro stennardo ritto levato. Allora lo re de Boemia commannao che se apparecchiassino a ferire doi grannissimi baroni, li quali erano suoi collaterali. Dissero così: «
      Que vòi fare tu? Tutta iente francesca ène sbarattata. Li Englesi staco fuorti. Noi non simo saiza. A tanta iente è pazzia lo ire». Respuse lo re: «Dunqua voi non site li figli de quelli doi miei amici li quali fuoro li più prodi che fussino in la Alamagna». Respusero li doi baroni: «Prodezze non bisogna, ca non simo cobelle appo·lli nimici». Respuse lo re: «Io voglio che ne iamo. Iamo a morire ad onore». Dissero li conti: «Che guadagni tu della toa morte e della nostra?» Respuse lo re: «Per bona fede, questo che dico io lo dico perché me credo pugnare per la veritate». A questo li doi baroni fuoro conventi. Como pecorella abassaro le loro voci e dissero: «Re, fa' ciò che a te piace». Allora lo re fece venire denanti a sé alquanti baroni, li quali erano li maiuri de Luzoinborgo e dello reame de Boemia, e sì·lli commannao che a sio figlio Carlo fussino obedienti como alla perzona soa e che·llo devessino onorare como re e signore. Anche li commannao che·llo salvassino fòra dello stormo. Puoi commannao alli conti, li quali erano nelle fronte denanti, che·llo mettessino tanto innanti e drento fra li Englesi, che, se fecessi mestieri, lo tornare non se potessi. Puoi incatenaose in mieso delli doi baroni sopraditti e legaro le catene delle corazze, perché fussi a loro commune una morte, uno onore.


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Cronica - Vita di Cola di Rienzo
di Anonimo romano
pagine 236

   





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