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      Non fece demoranza. Sonao la campana a stormo. Lo puopolo fu adunato. Fu Martino desmantato, la soa cappa alla cincillonia fatta. E legatoli le mano dereto, fu fatto inninocchiare nelle scale canto lo lione, nello luoco usato. Là odìo la sentenzia de sia morte. A pena lo lassao confessare perfettamente allo preite. Alle forche lo connannao, perché avea derobata la galea sorrenata. Menato così mannifico omo alle forche, nello piano de Campituoglio fu appeso. Soa donna da longa per li balconi lo poteva vedere. Una notte e doi dìe pennéo nelle forche, né·lli iovao la nobilitate né·lla parentezze delli Orsini. A quello modo resse Roma e moiti in simile pena dannao. Questa cosa spaventao li animi delli potienti, li quali sapevano le loro inique operazioni. Aitri per pietate ne lacrimava, aitri ne temeva. Ora comenza la iustizia a prennere vigore. La fama de tale fatto spaventao li mannifichi in tale muodo che a pena avevano fede de sé medesimi. Allora le strade fuoro aperte. Notte e dìe caminavano liberamente li viatori. Non ardisce alcuno arme portare. Nullo omo fao ad aitri iniuria. Lo signore non se accotiava de toccare lo sio servo. Onne cosa guardiava lo tribuno. Per la alegrezze de così escellente fatto piangono alcuni con alegrezze e pregano Dio che fortifichi lo sio core e·llo intellietto in questo proponimento. Tutta la intenzione dello tribuno primamente fu de esterminare li tiranni e confonnerelli in tale via che de essi non se trovassi pianta. Li vetturali, li quali portavano le some, lassavano le some nelle strade piubiche, bene le retrovavano sane e salve.


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Cronica - Vita di Cola di Rienzo
di Anonimo romano
pagine 236

   





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