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      I più esperti esploratori erano stati inviati nelle campagne e nei paesi circonvicini; ma per quanto battessero quelle e cercassero di raccogliere notizie in questi, non venivano a capo di nulla.
      Un bel mattino giunse a Roma la notizia di una grassazione patita sulla strada da Baccano a Calcata, da un colonnello napoletano, il quale recavasi ad Ancona, per affari diplomatici, munito di credenziali del suo Sovrano, e accompagnato da suo fratello e da un servitore.
      Il fatto era avvenuto così.
      Ad un miglio circa dell’Osteria del Pavone, presso Baccano, al sopraggiungere della carrozza di viaggio, che portava il colonnello ed i suoi, sbucarono da una siepe tre individui. Quello che pareva il capo fermò i cavalli ed ordinò al vetturino di scendere da cassetta. Nel frattempo altri due giovanotti imberbi si presentarono agli sportelli del legno e spianando i fucili intimarono ai viaggiatori di consegnare i denari e gli oggetti preziosi che avevano.
      Il colonnello che si teneva in petto una discreta somma in argento e desiderava salvarla, rivoltosi ai masnadieri, disse loro:
      - Io non ho denaro sopra di me, frugate nel cassetto della carrozza e ne troverete. I masnadieri così fecero e presero cinque o sei scudi di rame; ma poi si accorsero che il colonnello teneva una mano sul petto e che questo era rigonfio.
      - Datemi quel denaro che cercate di nascondere in seno o vi ammazzo - gli intimò il capo-banda spianandogli contro il pistone di cui era armato.
      Il colonnello allora impaurito trasse dalla tasca in petto dell’abito una cinquantina di scudi che teneva e li consegnò ai grassatori, i quali gli tolsero pure il cappello a tre punte gallonato d’oro, con una nappina dello stesso metallo, sulla quale era la sigla F. R. (Ferdinando Re).


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Mastro Titta il boia di Roma
Memorie di un carnefice scritte da lui stesso
di Anonimo
pagine 421

   





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