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      Vivere senza di lei gli sarebbe tornato impossibile. L’amava troppo e ne era anche ricambiato con sufficiente intensità, perché robusto e forte nelle lotte genetiche. Un bel giorno, anzi un triste giorno, Margherita e Giuseppe si trovarono senza mangiare, alla lettera, senza mangiare.
      Dopo aver a lungo meditato, tutto chiuso in se stesso, Brunelli trasse un profondo sospiro dal petto e accostandosi alla sua donna, le disse così:
      - Senti, Margherita: io non ho core di farti più a lungo soffrire. Tu sei ancor giovane e bella e non ti mancheranno prontamente altri amanti, che provvederanno largamente ai tuoi bisogni.
      - Vuoi dunque lasciarmi? - gli rispose la donna, mostrandosi un po’ corrucciata.
      - È necessario.
      - Eppure mi hai detto e ripetuto le mille volte che non avresti saputo menare innanzi l’esistenza lontano da me.
      - Ed è vero: strettamente vero, adesso come allora.
      - Non ti comprendo più. Che cosa vuoi fare?
      - Una cosa molto semplice: senza di te non posso vivere, con te non posso vivere. La vita mi è dunque impossibile in tutti i modi e ho deciso di ammazzarmi.
      Margherita che conosceva benissimo il carattere del suo uomo e sapeva che non era tale da far ciarle inutili, gli gettò atterrita le braccia al collo e tirandosi la sua testa sul seno, lo baciò sulla bocca passionatamente, dicendogli:
      - E credi tu che io resterei al mondo senza di te?
      - Margherita è necessario; io non voglio, io non posso vederti soffrire. Vedi la miseria ci ha assaliti appunto perché le preoccupazioni mi tolgono dal dedicarmi con maggiore alacrità agli affari.


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Mastro Titta il boia di Roma
Memorie di un carnefice scritte da lui stesso
di Anonimo
pagine 421

   





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