Pagina (120/421)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

      Soffriresti meno.
      Margherita si mosse automaticamente, quasi obbedisse a tutt’altra volontà che la sua. Pareva in istato di sonnambulismo. Pallida come una morta, cogli occhi spenti e cerchiati di nero, le labbra livide e cascanti agli angoli, rifece quella strada che pochi momenti prima aveva percorso, inebbriata d’amore, gaia, festosa, ansiosa di piaceri e di godimenti.
      Brunelli smosse co’ piedi la terra inzuppata di sangue e ne fece scomparire le traccie; quindi s’avviò dietro il Paoletti, che si era messo per una stradicciuola traversale. Camminarono per un quarto d’ora, Beppe aveva chiesto al macellaro:
      - Volete che vi aiuti? Il fardello dev’essere pesante.
      - Non occorre, aveagli risposto il Paoletti, lo porterei volentieri in capo al mondo: è un piccolo servigio che gli rendo.
      La stradicciuola menava ad una spianata ov’erano parecchi pozzi di calce.
      - Adesso dammi una mano, disse il macellaio.
      Beppe si fece innanzi e prese per i piedi il cadavere, che l’altro aveva deposto a terra, il macellaro lo afferrò per le spalle e, dopo averlo bilanciato un po’, lo gittarono nel pozzo più ampio.
      - Terminato! esclamò, emettendo un sospiro di soddisfazione, Agostino Paoletti.
      - Ed ora? domandò il Brunelli.
      - Ora è meglio che tu te ne vada pe’ tuoi affari e resti fuori per una settimana ancora, come avevi annunziato. Eccoti del denaro, se ti serve. E porse una borsa al sensale, il quale se la pose tranquillamente in tasca, dopo averla per un istante palleggiata in mano.
      - Io, continuò il macellaro, torno a Gubbio.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

Mastro Titta il boia di Roma
Memorie di un carnefice scritte da lui stesso
di Anonimo
pagine 421

   





Paoletti Beppe Paoletti Agostino Paoletti Brunelli Gubbio