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      Io te ne faccio donazione legale, inter vivos, come dicono i notai. Tu vi starai come una regina. Io verrò a trovarti ogni giorno. Vi rimarrò delle settimane, dei mesi e sarà per noi una oasi d’amore. Darai alla luce e alleverai il nostro bimbo, il quale sarà per noi un nodo più indissolubile di qualsiasi matrimonio. Molta e lunga felicità ancora ci aspetta, o Virginia, se tu vuoi.
      - E mio fratello? - mormorò la fanciulla, che si sentiva dolcemente affascinata dalle parole di Enrico, che le suonavano all’orecchio come una musica soave.
      - Non saprà egli perdonarci?
      - Ah! Mai. Ci ucciderebbe entrambi, se riuscisse a scoprirci.
      - Dunque? Moriamo o partiamo?
      - Moriamo - disse risolutamente Virginia.
      - Dove? Qui?
      - Qui.
      Enrico trasse una pistola a doppia canna riccamente damaschinata, di quelle che allora incominciavano a portarsi, la montò freddamente, assicurandosi che le pietre focaie avrebbero ben funzionato e se l’appuntò alla tempia destra dicendo:
      - Addio Virginia: fa come me.
      Ma la fanciulla ratta, come il baleno, gli afferrò il braccio e gli strappò l’arma micidiale, e baciandolo sulla bocca gli sussurrò:
      - Partiamo.
      XXXIII.
      La vendetta del fratello.
      Francesco Perelli tornò a casa quella sera agitatissimo. Non aveva veduto la sorella venirgli incontro, ed un sinistro presentimento gli diceva che doveva averla colta qualche disgrazia. Giunto alla porta la trovò socchiusa. Entrò ed era buio, accese un lume e salì per la scaletta di legno alle stanze superiori. Ma vi cercò indarno Virginia.


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Mastro Titta il boia di Roma
Memorie di un carnefice scritte da lui stesso
di Anonimo
pagine 421

   





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