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      In quel momento gli ritornarono alla mente tutte le piccole intimità che aveva sorprese fra i due, si convinse che la loro relazione non doveva essere stata troppo innocente; diede ad essa una portata molto superiore al vero.
      E la sua fantasia erotica si accese per modo da concepire per il maestro un odio accanito. Gli pareva di essere stato truffato da lui. Se c’era un frutto proibito da godere in quella casa, doveva essergli riservato.
      Risolse per tanto di esercitare la più attiva vigilanza e di cogliere l’occasione, non appena gli si presentasse, per prendere la rivincita.
      - Un bocconcino di quella fatta cadere in bocca di quell’allampanato - mormorava, in preda ad un eccesso di cordoglio. Oh! me la pagherà!.
      Elsa non appena fu informata dalla madre dell’infelicissimo esito della missione assuntasi e del licenziamento del maestro, anziché perdersi in querimonie o dare in inutili smanie, deliberò di giungere, per qualsiasi strada, al conseguimento dei suoi desideri.
      La sua tranquillità ingannò i di lei genitori, che la supposero più ragionevole di quanto era a sperarsi.
      Elsa trovò modo di mettersi in corrispondenza con Corrado, per mezzo di una vecchia cameriera, mutata in messaggera d’amore. Ma Giovanni vigilava e presto fu informato di tutto.
      - Tu t’affatichi troppo - disse un giorno alla vecchia per portare al maestro le lettere della signorina.
      - Che ne sapete voi?
      - So quanto basta, e siccome mi fai pena, mi incaricherò io della bisogna, per puro amor del prossimo, lasciandone a te i proventi.


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Mastro Titta il boia di Roma
Memorie di un carnefice scritte da lui stesso
di Anonimo
pagine 421

   





Corrado Giovanni