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      Abbiamo dei tartufi del Perigord, capaci di ridar vigore a un morto. Questo vino spremuto dai grappoli, indorati dal sole della Sciampagna, vi infonderà spirito allegro e frizzante. Queste due Maddalene, non per anco convertite e che spero avranno il buon gusto di non convertirsi mai, avrebbero domato le ribellioni delle carni dell’anacoreta SantAntonio. Io metto tutto ciò a vostra disposizione, eminentissimo, perché vogliate farmi l’onore di sedere alla mia mensa, come io siedo quotidianamente alla vostra. Venite, venite, cardinal nipote. So che godete fama di illibato, ma questo non vi nuocerà. Si è sempre a tempo a peccare, come a far atto di contrizione.
      Il cardinale rimase esterefatto da tanta audacia. Egli avrebbe voluto ritirarsi, per evitare una scena disgustosa. Ma ormai non era più a tempo. Pensò convenirgli mostrarsi mite per il momento e disse:
      - Don Domenico avrei bisogno di parlarvi.
      - Subito, eminenza. Favorite.
      - Devo intrattenervi sopra argomenti che non richiedono la presenza di testimoni.
      - Come vi piace.
      - Rimandate quelle... signore.
      - Ben volentieri. Sono ben educato. Vedrete.
      E così dicendo buttò una borsa di scudi alle due donne, le quali si levarono prontamente da tavola, ricomposero i loro vestimenti discinti, e buttati sulle spalle i mantelli presero la via della porta.
      - Giacomo, Giacomo! - gridò il prete, e tosto un servo giovane ed imberbe, che fungeva da di lui cinedo comparve.
      - Accompagna queste signore - disse - e non tornare. Per questa notte hai licenza.


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Mastro Titta il boia di Roma
Memorie di un carnefice scritte da lui stesso
di Anonimo
pagine 421

   





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