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      Poi perché la vista di quell’oro le avea dato il barbaglio e fatto concepire il desiderio di impossessarsene. Per quanto glie ne avesse a dare il francese, le pareva non dovesse bastarle: lo voleva tutto.
      Tornata dal suo amante, Valentini, mostrandogli l’oro avuto, gli disse:
      - Vedi, questo non è che la millesima parte di quello che potremmo avere se...
      - È adunque molto ricco il tuo francese?
      - Mi ha mostrato un forziere pieno di rotoli di napoleoni d’oro.
      - Troppo pochi gliene hai cavati, allora.
      - C’è tempo.
      - Devi tornare da lui?
      - Posdomani.
      - Converrà che tu coltivi bene la relazione.
      - Sarebbe meglio fare un colpo.
      - Ti comprendo. Ma come?
      - Non ha che un domestico, il quale quando ha preparato il pranzo se ne va desiderando il suo padrone di restar solo.
      - Ebbene?
      - Potresti venire: io ti aprirei la porta.
      - Solo?
      - Avendo un compagno sarebbe più sicuro.
      - Ho il fatto mio.
      Il giorno stabilito, Francesca si recò alla palazzina del francese e fu accolta con grande entusiasmo dal giovinotto dissoluto, il quale per godere di tutte le più ampie libertà aveva già licenziato il domestico.
      Francesco Valentini, accompagnato dal suo amico Vincenzo Iancoli, del quale poteva fare completo assegnamento si appostarono nei pressi.
      Terminata la cena fredda Francesca si spogliò dei suoi vestiti di città e indossato un costume di baiadera che aveva portato con sé, molto semplice, poiché non constava che di una sottile e trasparente veste di velo che lasciava scorgere tutta l’opulenza delle sue magnifiche forme, incominciò una danza bizzarra, nella quale Francesca andava sempre più accentuando le movenze procaci e lascive.


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Mastro Titta il boia di Roma
Memorie di un carnefice scritte da lui stesso
di Anonimo
pagine 421

   





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