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      Le Clelie, le Virginie, le Cornelie di Roma insegneranno ai nostri figli la via del sacrifizio e della gloria.
      Questo linguaggio che avrebbe forse fatto sorridere un’altra donna, impressionò Geltrude, sempre inclinata per lo straordinario ed il trascendentale. Si inchinò sorridendo, senza rispondere per tema di non sapersi mostrare all’altezza del suo interlocutore e andò in cucina a preparare la cena.
      XCVII.
      Il fuoco vicino al pagliaio.
      Il pasto fu frugale, composto di vivande fredde, ma inaffiato di vino generoso, allegro e vivace. Il forestiero smessa la prima aria cattedratica, assunta per darsi del tono, si era chiarito buon commensale, spiritoso, giocondo. Raccontò brillantemente i fatti della campagna di Sicilia ai quali aveva partecipato ed espose gli intendimenti di Garibaldi, il quale voleva far l’Italia una. Ma non si sbottonò per quanto concerneva la sua missione, né i suoi rapporti col Finocchi.
      Geltrude si sentiva rapita dal linguaggio insinuante del cospiratore, che non si lasciava sfuggire occasione alcuna, per frammischiare al proprio discorso, dei complimenti al di lei indirizzo, e le lanciava delle occhiate piene di sottintesi, alle quali ella corrispondeva sulle prime un po’ timidamente, poi man mano, con maggiore franchezza ed ardimento.
      La capricciosa non poteva far a meno di istituire un confronto fra il marito grossolano e brutale, della persona come delle maniere, e l’incognito educato a tutte le squisitezze della vita cittadina, avvenente, elegante, colto e bel parlatore.


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Mastro Titta il boia di Roma
Memorie di un carnefice scritte da lui stesso
di Anonimo
pagine 421

   





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