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      Quando l’immagine di quella donna gli appariva ne’ sogni, ne risentiva uno spossamento fisico inconcepibile, e cercava di cacciarla, come un succubo tentatore.
      I sorrisi che l’avvenente creatura gli prodigava li considerava come beffe, come scherni atroci e invece di sentirsene incoraggiato la fuggiva.
      Una sera ad un gran ballo dato ad un’ambasciata, al quale Timoteo era stato invitato, vide entrare la formosissima signora, in un’ardita toilette, che metteva in evidenza tutte le grazie incomparabili della sua persona.
      Vestiva in abito bianco, molto scollato, dalla breve vita del quale sorgevano le superbe spalle divinamente modellate, il seno torreggiante fra i finissimi merletti spumeggianti. Intorno al collo un vezzo di perle nere di rara bellezza, che aggiungevano splendore alla tinta calda della rasata epidermide.
      La sua comparsa aveva suscitato d’ogni intorno mormorii d’ammirazione, i più cospicui personaggi e i giovanotti più eleganti della romana aristocrazia le si affollavano vicino, per contendersi un sorriso, un lieve cenno del capo, un saluto.
      Blanche - tale il suo nome - trascorreva oltre con un incesso da dea, incurante quasi degli omaggi. D’un tratto scorse in fondo alla sala il giovane studente, che la guardava esterefatto e sembrava assorto in estasi. Ella volle godere del suo trionfo e si fermò a pochi passi da lui, conversando gaiamente con un brillante ufficiale del suo paese natio.
      Timoteo si trovava, come assediato, da quella coppia, che attirava sopra di sé tutti gli sguardi.


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Mastro Titta il boia di Roma
Memorie di un carnefice scritte da lui stesso
di Anonimo
pagine 421

   





Timoteo