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      Antonio Bartolotti.
      «È finalmente finita quella tragedia carafesca mercore alle cinque hore di notte ando il baricello Gasparino (come egli stesso ha narrato di bocca), primieramente al Cardinale Caraffa quale dormeua supino et benché già gli era stato nuntiata la morte, come per la precedente mia scrissi a V.E. non di meno non poteva pur crederlo et così entrato in camera gli disse quello che era venuto a fare il che era per far esseguire quel tanto ch’era in mente di N. S. in farlo morire. Al che ei dice che detto Cardinale rispose per dieci volte «Io morire! Adunque il Papa vuole che io muoia?». E finalmente chiarito che questa era l’ultima hora el che se non attendeva a confessarsi et accomodare li casi suoi fra quel poco tempo che ad esso bargello era stato statuito per far l’esercitio, né egli senz’altro aspettare haueria fatto eseguire la commissione sua, ancorché più volte replicasse: «Io che non ho confessato cosa alcuna morire!» si dispose poi a confessarsi; il che fatto chiamò tutti gli astanti et li disse: siate testimoni come io perdono al Papa, al Re di Spagna et al Governatore et Fiscale et altri nemici miei; poi postolo a sedere sopra una scragna gli pose il carnefice il capestro al collo et dopo hauerlo fatto molto stentare lo finì pur all’ultimo di strangolarlo. Andorno poi al Duca di Palliano qual condussero in Torre di Nona et nel descender dalla prigione di Castel SantAngelo dimandò dove lo conduceuano, et allhora il Bargello non gli volse dire che lo conducessero a far morire, ma solo gli disse che lo conduceua in Torre di Nona et più altro non sapea sino a quel hora, al ché detto Duca rispose che ben sapea che lo conduceuano alla morte, che Christo glielo aueua rivelato et che di gratia gli lasciassero scriuere una lettera al figlio; così ridottosi nella Camera doue sta prigione con sigurtà di non far fuga Gioanni da Nepi, interessato anch’egli in questo negotio esso Duca dettò due lettere l’una al figlio l’altra alla sorella, le quali sono ueramente christiane.


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Mastro Titta il boia di Roma
Memorie di un carnefice scritte da lui stesso
di Anonimo
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