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      - D'altronde prego, e la mia preghiera fu rigettata con indegno disprezzo dal mio capitano e V. S. mi riceve come si riceverebbe un miserabile. Quali sono le mie colpe per meritarmi ciò? Io lo vorrei sapere con quella franchezza e lealtà, che ogni militare d'onore dovrebbe avere per sua divisa.
      - Voi siete bastantemente accorto da capir bene, senza ulteriori spiegazioni, il motivo della condotta che assumo, a vostro riguardo. Dovreste tacere, rispettare la mia volontà...
      - Oh! tutto farei, se voi almeno mi lasciaste una speranza.
      - Io non prometto nulla... col tempo... Avete un campo spazioso da percorrere... sta a voi... e... voi m'intendete.
      - Signor colonnello, giacchè siete irremovibile, parto. - Pensate, che voi m'uccidete. Che!... Ha comandi per la nuova mia destinazione?
      - Vi ringrazio.
      Arturo si girò su' piedi, e partì.
      Io restai come colta da un fulmine, nel mio sbalordimento mi sembrava di vedere Arturo colle lagrime agli occhi, col cuore straziato, sempre lì innante al mio genitore, implorando di non esser traslocato.
      Mio padre si ricacciò sulla sedia, aggrottò le ciglia. e cessò di mangiare. - Seguì un silenzio di morte. - Niuno osava parlare. - Solo la povera mamma (ah! il cuore d'una madre ha sempre una corda più sensibile degli altri cuori) si alzò di repente, strinse il mio capo nelle sue palme, e scoccò due baci sonorissimi sulla mia fronte madida di sudore.
      L'austero genitore a tale atto la fulminò d'uno sguardo tremendo; ella l'affrontò, e lo sostenne imperterrita, di modo che il colonnello temendo lo scoppio di una procella, abbassò il suo, e tacque.


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I Nuovi Misteri del Chiostro Napoletano scritti da un'ex monaca e pubblicati dall'abate **
di Anonimo
Tip. Guigoni
1871 pagine 97

   





Arturo