Pagina (159/356)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

     
      Sino all'ultimo momento le autorità bolsceviche non si resero conto delle proporzioni dell'invasione intrapresa da Denikin. Ancora pochi giorni prima della caduta di Ekaterinoslav e di Charkov, Trotzki dichiarava che Denikin non costituiva un pericolo e che la situazione in Ucraina era solida. Tuttavia dopo poco egli stesso, conosciuta la situazione più da vicino, fu costretto a ritrattare le sue precedenti affermazioni e a riconoscere che la situazione di Charkov era estremamente pericolosa. Ma questo accadde quando a ogni persona adulta era ormai chiaro che il destino di tutta l'Ucraina era deciso. Ekaterinoslav cadde alla fine di giugno. Dopo una settimana e mezza cadde Charkov.
      I bolscevichi non si occuparono nè di attaccare nè di difendersi, si preoccuparono esclusivamente di evacuare l'Ucraina. Tutti i reparti dell'armata rossa furono impiegati a questo scopo. La resa dell'Ucraina avvenne senza una battaglia, nel senso più preciso dell'espressione.
      E quando fu chiaro a tutti che i bolscevichi stavano abbandonando l'Ucraina, solo cercando di asportarne la maggiore quantità possibile di uomini e di materiale ferroviario, Machnò stimò giunto il momento di prendere in mano l'iniziativa della lotta con la controrivoluzione, agendo come indipendente forza rivoluzionaria, tanto contro Denikin, quanto contro i bolscevichi. Ai reparti degli insorti restati temporaneamente sotto il comando dei rossi fu dato ordine di eliminare i comandanti rossi e di riunirsi sotto la guida di Machnò.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

Storia del movimento machnovista
di Pëtr Andreevic Aršinov
pagine 356

   



Versione con traduzione di Virgilio Galassi




Denikin Ekaterinoslav Charkov Trotzki Denikin Ucraina Charkov Ucraina Charkov Ucraina Ucraina Ucraina Machnò Denikin Machnò Ekaterinoslav