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      Il pensiero folle e malsano, di stringere violentemente nelle morse del suo programma tutta la rivoluzione, non lo abbandona un solo istante.
      La salvezza della rivoluzione russa era ancora facile nel 1919 e nel 1920. Č possibile anche ora: basterebbe volgersi allo spirito rivoluzionario delle masse, al genuino senso di indipendenza delle organizzazioni operaie e contadine, dandogli via libera. La rivoluzione, ritrovata la sua fede e la sua libertą, sarebbe salva. Accenderebbe di un nuovo grande entusiasmo le masse, le spingerebbe a una lotta eroica, susciterebbe in loro una sete ardente di creazione, guarirebbe tutte le ferite che oggi travagliano l'organismo sociale ed economico.
      Mentono i fautori dello stato quando affermano che la massa č capace soltanto di distruggere l'antico e che soltanto in questa distruzione č grande ed eroica, ma che č inerte e lenta se vuol costruire.
      Sia nel campo della creazione che in quello del lavoro quotidiano e normale, la massa č capace di imprese grandi ed eroiche, ma per questo deve avere un fondamento sicuro sotto di sč, sentirsi libera, avere coscienza che l'opera da essa compiuta č la sua opera, sentire in ogni azione pubblica la manifestazione della sua volontą, delle sue speranze, delle sue aspirazioni. In una parola la massa deve autogovernarsi nella pił vasta accezione del termine.
      I bolscevichi si sono invece abituati a chiedere alla massa soltanto sottomissione e appoggio, mai un animo rivoluzionario.
      Č fatto storico incontrovertibile che dall'inizio del 1918 i contadini e gli operai ucraini sono passati da una insurrezione all'altra, senza interruzioni: contro Skoropadski contro gli austro-tedeschi contro Petliura contro Denikin ecc.


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Storia del movimento machnovista
di Pėtr Andreevic Aršinov
pagine 356

   



Versione con traduzione di Virgilio Galassi




Skoropadski Petliura Denikin