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      Pure alla fine disse risolutamente, e con voce chiara e spiccata:
      - Ditemi dunque, e perdonatemi se ardisco domandarvi tanto: non eravate voi stasera sulla loggia che guarda la marina, circa le tre ore, e non era a' vostri piedi Ettore Fieramosca?
      Quest'interrogazione egualmente inaspettata e diretta, scosse le due giovani quantunque per diverse cagioni; il viso di D. Elvira divenne color di brace, ella rimase senza poter profferir sillaba. Ginevra che la guardava fissa in viso, capì tutto, si sentì agghiacciare il sangue, e riprese con voce mutata:
      - Signora! son troppo ardita, lo conosco, ma vedete, io muojo, e vi domando, pel perdono che tutti speriamo nell'altra vita, di non negarmi questa grazia; rispondetemi: eravate voi...? era esso...?
      D. Elvira credeva di sognare; volgeva lo sguardo timido a Vittoria, la quale leggendole negli occhi che temeva la sua severità, e conoscendo non esser quello il momento di mostrarla, l'abbracciò, e senza profferir parole la rassicurava.
      Ginevra si sentiva morire nell'incertezza: stese le palme aperte e tremanti alla donzella, e con voce che potè dirsi grido disperato replicò:
      - Ebbene, dunque?...
      D. Elvira si strinse atterrita alla sua amica, abbassò gli occhi, e rispose:
      - Sì... eravam noi...
      Il viso dell'infelicissima Ginevra fece una mutazione come se si fosse dimagrato tutto in un tratto; pure a stento si sollevò a sedere sul letto, prese per la mano D. Elvira, se la fece accostare, le gettò le braccia al collo, e disse: - Dio dunque vi benedica e vi renda felici.


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Ettore Fieramosca o la disfida di Barletta
(Racconto)
di Massimo d'Azeglio
Borroni e Scotti
1856 pagine 322

   





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